Dio salvi i festival, attese attrazioni dell’estate, notti velocissime che si spartiscono una manciata di weekend all’anno, feste senza santi né patroni se non qualche idolo dell’indie pop. Vanno, vengono, ogni tanto si fermano, come le nuvole di Andrea De Fabrizi, e spesso hanno vita breve: durano pochi anni, meno di una band, meno di un club. Ma dentro a quei brevi weekend estivi – uno, due, tre sere – vivi cento volte più intensamente l’esistenza che vivresti senza di essi, condividi eccezioni all’ordinario con persone che hanno affinità con te, torni a casa con l’appagamento imperfetto di chi ha goduto ma non si è ancora tolto la voglia.
Vado a tanti festival, a volte quelli grandi e grossi, più spesso quelli piccoli e grintosi. Esiste una quantità di eventi medio-piccoli, in ogni regione, che ci rende fortunati: se vuoi vedere musica buona a prezzi accessibili puoi farlo un po’ ovunque a mezz’ora di macchina. Questo accade perché in tutta Italia esistono compagnie d’anime illuminate che si mettono in gioco per organizzare, collaborare, contattare, improvvisare una macchina organizzativa, tirare su un evento spinti più che altro dalla passione e dall’amore per il proprio territorio, perché i guadagni sono spesso inconsistenti. Magari si riesce a strappare qualche contributo dal Comune, sponsor, bandi; noccioline, ma almeno non si patisce la fame.
Uno dei festival che mi ricorderanno l’estate 2025 appena passata è lo Zzimam, in Irpinia. Sta per Zitti Zitti In Mezzo Al Mercato, e si fa a Bisaccia, provincia di Avellino. Un evento a ingresso gratuito di un giorno secco (26 luglio per questa edizione), con concerti e dj set, allestito nel Castello Ducale che ha un cortile molto scenografico e un affaccio con vista sulle colline. Lo Zzimam è nato nel periodo del Covid semplicemente come una festa, un evento tra amici, che però ha dato un segnale di nuova vita e ha riunito molte persone da tutto un territorio che non vedeva l’ora che finalmente tornasse ad accadere qualcosa. Ha continuato anche negli anni successivi, crescendo gradualmente, arrivando a far partecipare ospiti conosciuti ben al di là della regione. Quest’anno, in cartellone i Post Nebbia, insieme al live di Alex Fernet, e i dj set di Cosimo Damiano, Subpneuma, Krystal Kostee.
Dal Piemonte all’Irpinia: il mio tragitto è più o meno lo stesso di quello che hanno fatto i Post Nebbia, che il giorno precedente si esibivano al festival Alta Felicità in Valle di Susa. Tempo fa qualcuno li definì “i Tame Impala italiani”, per le ispirazioni molto psichedeliche, ma ora che Kevin Parker fa yacht-rave d’alto reddito il paragone non è più così psichedelico. Sempre un piacere vedere dal vivo la band padovana, di cui mi piacciono molto i testi. Nessuno come loro ha un senso particolare per la disumanizzazione che stiamo vivendo e per la suggestione perversa che esercitano su di noi media, credenze, bolle digitali, schermi che continuamente scrutiamo e da cui veniamo scrutati. L’ultimo album è l’abisso finale, il loro Black Mirror più estremo, perché è distopico senza essere fantascientifico, sente l’apocalisse arrivare e non è che la immagina, la percepisce proprio con certezza. Pista Nera, uscito questo inverno, parte dalla depressione climatica della neve che non c’è più, e osserva con terribile lucidità il percorso inevitabile che porterà il mondo alla distruzione. Insomma un ottimo disco, che tra l’altro è stato scritto a Torino – qua e là si colgono riferimenti familiari a cittadini e non, come la Mole Antonelliana, la stazione Lingotto, i T-Red (beh questi ci sono ovunque, ma statisticamente siamo la città italiana con più telecamere ai semafori). È stata l’unica data al sud del tour estivo.
Ad aprire, Alex Fernet con la band, tiro disco-funk anni 70-80, un concerto gagliardo di un artista che non conoscevo ancora. Spesso capita di sentire in giro retromanie “alla Daft Punk”, stilose e di sottile eleganza; per l’artista di Bassano Del Grappa c’è anche questo, però il suono totale è più corposo, hard, incisivo. Nel tempo è passato dall’italiano all’inglese, e questo esalta un senso melodico molto spiccato, che si può ritrovare nel suo secondo album che è uscito poche settimane fa, Modern Night. C’è un approfondimento sul numero di questo mese di Rumore.


I dj set li ho vissuti sì e no: sono uno di quelli che quando c’è il live stanno davanti, quando c’è il djset stanno all’esterno, a distrarmi insieme alle persone distratte come me che non riescono a stare un minuto nello stesso metro quadro se non c’è un palco che li ipnotizza completamente. Ma il dj set di Subpneuma è stato particolarmente magico, atmosferico, sotto il portico della terrazza del castello, perché ha accompagnato in maniera ambientale il momento dal tramonto in avanti in cui la luce cambia attraversando tutti i colori. Tutto intorno, case di pietra e curve di terra che si abbandonano al riposo. Ogni luce è mistero, in un’oscurità dove sanno vedere solo gli occhi di quelli che vivono qui.
Home is where the festival is. Oltre alla soddisfazione di vedere un festival con musica bella, per me c’è lo stupore di rivedere l’Irpinia, terra che amo e ho avuto possibilità di conoscere, tempo fa, almeno in parte. Bello viaggiare tra paesi distanti quarti d’ora l’uno dall’altro, e trovare umanità ospitale a cui non sono abituato, luoghi nascosti in territori immensi che si difendono dalla modernità incivile che racconta Franco Arminio. C’è la convivenza turbolenta di un passato pre-terremoto e un passato post-terremoto, ma c’è anche una bellezza selvaggia ed eterna che resiste alle pale eoliche. Ci ho lasciato un pezzo di cuore e qui resterà, non esiste vento che lo spazzerà via.

L’Instagram di Zzimam Festival, con tante foto dell’edizione di quest’estate.
L’Instagram mio, con tante foto di questa estate as well. E poi c’è il canale Telegram dei concerti a Torino; ho la segreta ambizione che un canale simile nasca per ogni parte d’Italia.


Z.z.i.ma.m. è un modo di dire campano per un tentativo di tenere un segreto fallito in partenza perché fatto in un luogo chiassoso.
Super, avevo immaginato che volesse dire qualcosa del genere, ma non sapevo che fosse proprio un modo di dire!