La calligrafia delle ragazze sulle cassette
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La calligrafia delle ragazze sulle cassette

Questo articolo parte con l’onestissima intenzione di compiere una disamina sulla calligrafia delle ragazze, scritta in particolare sulle cassette che si registravano negli anni ‘90. Ma ho il sospetto che presto finirò a svaccare in derive nostalgiche, adolescenziali e autobiografiche, in definitiva lontanissime dallo scopo parascientifico che mi sono proposto. Beh, in fondo chi se ne importa, tanto la possibilità che tu che stai leggendo sia anche una ragazza che mi ha fatto cassette in passato è veramente piccola e infinitesima. Se invece questo è proprio il tuo caso, chiudi tutto e scappa.

Il font “Ragazze”

Considererei la calligrafia delle ragazze come una famiglia di font tipografici, vista la ricorrenza di alcune caratteristiche. Ragazze sans, ragazze bold, ragazze light, si direbbe oggi? Di certo dalla calligrafia capivi al volo se si trattava di un lui o di una lei, con la stessa facilità con cui distingui un Arial da un Times New Roman.  

Diversamente dalle variegate calligrafie maschili – spesso sgorbi incomprensibili – le ragazze scrivevano in modo regolare, non scolastico ma comunque scorrevole e leggibile. I titoli sui cartoncini delle cassette erano appuntati con ordine e cura, con asole rotonde nelle lettere a volte inclinate in avanti a volte inclinate all’indietro (una grafologa una volta mi ha detto che in avanti significa ottimismo, indietro significa pessimismo). Se non c’erano righe, andavano dritte ugualmente. Usavano i colori, gli adesivi. Aggiungevano citazioni delle canzoni. Insomma, le loro compilation in dono godevano di un packaging di tutto rispetto, che da un amico proprio non ti potevi aspettare. 

Se all’inizio poteva essere difficile, a scuola, distinguere la calligrafia dell’una piuttosto che dell’altra, sulle cassette diventava tutto più chiaro. Ti accorgevi delle enormi differenze calligrafiche (e caratteriali) che intercorrevano. C’era la creativa talentuosa, l’ansiosa imprevedibile, la disinvolta birichina, la tranquilla amicona, la vanitosa permalosa, la pazza adorabile, eccetera. Con un giro di amiche sufficientemente ampio potevi acquisire una competenza in grafologia altrettanto approfondita come la grafologa del paragrafo precedente.

I maschi, beh, purtroppo erano tutt’altro: disordine, fretta, segni incomprensibili e maldestri senza il minimo gusto. Per non parlare delle macchie di inchiostro che la mano faceva sulla carta: orrore. Per i maschi il focus delle cassette era solo sulla musica: errore. 

“Fare le cassette” era una cosa importante

Io non sono mai stato un artista ma provavo la mia migliore calligrafia e tutti gli artifizi artistici di cui ero capace, perché “fare le cassette” era una cosa importante, o almeno ne ero convinto. Non so se il mio sbattimento abbia fatto una differenza nella mia carriera sentimentale. Non ho dati a suffragio ma anche questo è da mettere sul piatto della bilancia, perché nell’analisi della calligrafia non si può ignorare lo scopo ultimo della comunicazione. Nei casi di cassette tra maschio-femmina* c’erano sostanzialmente due finalità:

  • Amicizia. È il caso in cui ci si muoveva nel recinto della friendzone (che è un lockdown sentimentale per cui tu sei in zona rossa ma lei è in zona gialla, o viceversa). Fare le cassette era nulla più che scambiarsi una stretta di mano.
  • Amore. È il caso in cui ci si scambiava la cassetta perché c’era un corteggiamento in atto. La cassetta, beninteso, non migliorava il sesso, ma aumentava il coinvolgimento sentimentale e in definitiva l’amore (peggiorandone quindi la successiva separazione). Fare le cassette era un bacio all’angolo delle labbra. Una parola sussurrata all’orecchio. Un apostrofo rosa tra… cazzo ne so, 

Indipendentemente da cosa poi si è fatto, con le ragazze, nella loro calligrafia ci vedo adesso ancora più di un tempo una cura non scontata, una sana spontaneità, una serena curiosità per l’altro sesso o per il sesso e basta.

Tra maschi, invece, nulla di tutto questo: si era abituati a usare le cassette per sdoppiarsi gli album, perché sotto sotto c’era una pretesa critica nei confronti della musica. Le ragazze – che probabilmente consideravano la musica in maniera più gioiosa e senza troppe sovrastrutture e baggianate – erano più inclini alla compilation, che oggi si chiamerebbe playlist. Nella guerra tra album e playlist, si potrebbe dire che le ragazze hanno avuto ragione. 

Le cassette nel cassetto

Le sento ancora? (Le cassette intendo.) Beh alzi la mano chi sente ancora le cassette. Abbiamo buttato via tutto, le cassette e i cartoncini con l’elenco delle canzoni, lato A/lato B, che tanto nemmeno scriviamo più a mano, e i pennarelli sono ora secchi e aridi come la nostra inventiva artistica. Abbiamo buttato via persino il mangiacassette. 

Ma forse qualche cassetta in qualche cassetto si trova ancora. Io qualcosa conservo, perché mi viene tremendamente difficile buttare via qualsiasi tipo di regalo mi sia stato fatto nella mia vita. (Ho un sacco di oggetti che tengo lì solo perché qualcuno me li ha regalati, finché poi mi dimentico chi me li ha regalati ma nel dubbio non li butto ancora, e finisce che nel migliore dei casi spariscono da sé, nel peggiore dei casi c’è un trasloco da fare e allora faccio strage di qualunque cosa – poi me ne pento.)

Ma la domanda a cui volevo arrivare è: cosa ne è stato delle mie cassette? Cioè quelle che ho fatto io, coi miei pennarelli, col mio registratore a doppia piastra, coi miei tentativi ed errori di non tagliare le canzoni, coi miei pomeriggi passati a compilare una compilation, con la mia curatela musicale atta a creare una cassetta col giusto mix tra sentimento e divertimento, musica di qualità ma nemmeno troppo sofisticata, e infine consegnarla in dono alle ragazze senza pretendere nulla in cambio? (Quest’ultimo concetto non è del tutto vero, a volte confidavo in un follow-up, diciamo che ero “in promozione”.)

La domanda è destinata a restare in sospeso. Dunque non mi resta che concludere con le

Scuse finali

Ammetto – come temevo – di aver trascinato il discorso in questioni autobiografiche, perdendo la rotta scientifica sulla calligrafia delle ragazze sulle cassette. Ho comunque la pretesa che tutto questo discorso sia stato utile, perché – prendendola alla lontana – contribuisce al discorso che piace a me, che la musica è bella quando si tocca, si pasticcia, si sciupa, si consuma, si butta via, si perde. La musica fisica, la musica scritta, la musica mortale. Fragile. Plastica. Regalata.

* “Maschio-femmina” è un po’ un’espressione da ferramenta per denominare le estremità dei tubi del gas; quello che intendevo è due desideri sessuali reciproci, che eventualmente possono essere anche maschio-maschio o femmina-femmina. 

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Paolo Plinio Albera

Seduto sugli allora. Scrivo di rock, matrimoni, borgata Polo Nord (Torino). Anche di tennis, molto meno ma secondo me è quello che so fare meglio.

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7 commenti

  1. Nostalgia, nostalgia canaglia! Che belle che erano le cassette. Io scrivevo le tracce per mio fratello, spesso. E dopo ne ho scritte tante anche per i cd…anche se ad un certo punto avevo inziato a fare le copertine sul computer, tramite i format preconfezionati di Microsoft Publisher e roba varia. Quanti ricordi.

    1. Anche i cd sono un filone meritevole da approfondire

  2. Non ho nostalgia delle cassette e secondo me se ne può rimpiangere solo l’aspetto estetico o quello eventualmente affettivo, perché dei vari formati era il più precario (oggi non si trovano più i nastri per terra, buttati perché “arravogliati”) e poi non si poteva selezionare unl brano. Ma avendo avuto sempre problemi con il giradischi negli anni 80 lo preferivo come supporto, ma poi le ho buttate tutte, ne conservo solo una fatta da Vittore Baroni con interventi di arte postale. Alcune le feci riversare su cd e oggi sono capace di riversare gli mp3 su cd perché mi trovo meglio. Che mettessi cura nella confezione era inevitabile dato che avrei voluto fare il disegnatore, poi se venivano bene non saprei. Ho solo due ricordi particolari, uno in andata e uno in ritorno: un amico che mi passò nel 1984 una cassettina con pezzi dalle radio segnalandomi un gruppo che si chiamava CCCP e una cassettina che stavo registrando distraendomi durante il mondiale vinto da Cipollini, ma è stato il più brutto della storia.

    1. Grande, avere cassette confezionate da te dev’essere uno spettacolo. Praticamente potrebbero essere la zeriba suonata in cassette mensili. Potrebbe essere un progetto artistico… dico davvero!

      1. Non esageriamo, ne ho fatte davvero poche e non erano colorate come quelle della tua foto, che mi chiedevo se esistano ancora o fosse una foto vecchia. Morcheeba/Suede non male.

  3. Ce l’hai il librone del giovane sonico Thurston Moore sull’arte del mixtape?

  4. […] registrazioni dalla radio, erano già andati. Poi di recente c’è stato un post sul blog myspiace che ne affrontava l’aspetto grafologico e che mi ha fatto ricordare di quel libro neanche […]

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