liam gallagher down by the river thames
Pop Rock

Il mio primo concerto visto in streaming: Liam Gallagher

Nasce qui e oggi un nuovo genere della letteratura musicale, il più inutile e provvisorio di sempre: il live-report di un concerto in streaming. Un genere a scadenza che si esaurirà con la fine della pandemia. Un genere che pochi siti avranno davvero voglia di pubblicare. Un genere che è un sottogenere degenere di un altro genere – il live-report – che già da tempo è in decadenza. Insomma un genere che non ha futuro (si spera), ma non ha neanche passato (è ovvio); ha solo un presente. Come lo vogliamo chiamare? Il live-streaming-report?

In questo 2020 singolare (e singolare speriamo che rimanga) dovevo, almeno una volta, sperimentare la visione di un concerto in streaming. Ci avevo già pensato con Nick Cave a luglio, anche perché sembrava davvero che fosse un evento unico, irripetibile, esclusivo per coloro che lo vivevano nel qui e ora, ma poi ovviamente è stato pubblicato in ogni dove, pochi mesi dopo. Era prevedibile, ma sai io sono uno sempliciotto; non come te che sei intelligente e sei infallibile e sai tutto, anche se non si capisce come mai tu stia leggendo un live-streaming-report, che come detto è il genere più inutile e provvisorio di sempre. 

Il live-streaming-report di Liam Gallagher down on the River Thames

Liam Gallagher down on the River Thames è un concerto di Natale. Il nostro Rkid lo definisce “biblical” ovviamente, ma anche “celestial”, visto che è il periodo delle campane, dei sonaglietti, dei ho-ho-ho e quant’altro ci faccia sguazzare in questa atmosfera in cui tutti siamo più buoni. E quindi consideriamo Liam Gallagher come il nostro Babbo Natale che ci porta in dono le melodie più celestiali del Britpop anni 90, impacchettate in un prodotto scintillante e in alta definizione.

Il palco dove suona la band è allestito su un barcone che percorre il Tamigi, circondato dai miliardi di lucine di Londra, durante un’oretta che va dal crepuscolo all’imbrunire. Il riferimento, che viene richiamato anche nella grafica, è un tentativo di esibizione dei Sex Pistols nel 1977 sul tratto di fiume davanti al parlamento britannico, concluso con risse e arresti. Ma a differenza di quell’episodio stavolta c’è un concerto istituzionale, una produzione spettacolare, e una profusione pazzesca di droni per riprese mozzafiato. Non è in diretta, è registrato (forse qualche giorno prima). 

L’esibizione inizia con i suoni di elicotteri, che ricordiamo come uno dei grandi cliché degli Oasis (cfr. intro e fine di Morning Glory, video di D’You Know What I Mean…). La scaletta comprende pezzi del Liam solista e soprattutto del gruppo di cui fu cantante, comprese chicche misconosciute come Fade Away e Headshrinker. Grandi assenti classici come Wonderwall, Live Forever, Rock’n’roll Star. Durante i pezzi degli Oasis c’è il super ospite Bonehead a suonare la chitarra (cofondatore della band, un ritorno che piace a noi nostalgici), e anche su Once alla chitarra acustica. In The River c’è ospite il figlio Gene Gallagher alla batteria. 

Un’esibizione godibile, coi suoni al top, e una scelta dal repertorio Oasis con un discreto rapporto chicche-nascoste/classici-scartati. Peccato per la chiusura con una versione moscia di Champagne Supernova, che ai tempi era una gigante rossa, oggi è una nana bianca. C’è anche un bis trasmesso dopo i titoli di coda: è All You’re Dreaming Of, il pezzo uscito qualche giorno fa, una canzone di Natale che, in quanto canzone di Natale, trovo un po’ insopportabile. (È sano e necessario avere anche dei giudizi estremi e tranchant su alcune cose che fanno i tuoi riferimenti preferiti, soprattutto se questi ultimi hanno di solito dei giudizi estremi e tranchant su qualsiasi cosa).

Vantaggi e svantaggi del concerto in live streaming

I seguenti vantaggi/svantaggi sono riferiti in particolare al concerto di Liam Gallagher, ma penso valgano un po’ per tutti i concerti in livestream passati o futuri. 

Vantaggi

  • Senza dovermi impegnare in prevendite insensate, anticipi enormi, guerre di clic, commissioni criminali, ansie di sold out, semplicemente ho comprato il biglietto due ore prima, per la cifra di euri 19,50 – più o meno il costo di un cd o un dvd, e molto meno del costo di una maglietta ufficiale (30,99), e questo la dice lunga su tante cose. 
  • La piattaforma preposta (MelodyVR di Ticketmaster) ha funzionato senza problemi, anche col collegamento internet sul televisore. Che tanto diciamocelo, certi concerti grossi li guardiamo da lontano sui maxischermi, e misurate a spanne le proporzioni non è che cambi molto.
  • Orari comodi (h. dalle 21 alle 22), spostamenti nulli, logistica assente, nessun costo extra. Per non parlare delle birre di accompagnamento: ho comprato al Pam delle Bavaria da 66cl in offerta a 0,69 che è nulla in confronto ai token di merda dei festival a decine di euro. E nemmeno me le sono bevute, pensa!

Svantaggi

  • È un evento che non puoi condividere con nessuno – a parte le persone che eventualmente vivono con te – e quindi non rappresenterà un’esperienza memorabile, difficilmente ne conserverai un ricordo forte. Ti tornerà in mente solo una volta nella vita: quando uscirà il prevedibile vinile esclusivo celebrativo da collezione variopinto centottanta grammi centottanta carati centottanta euro super deluxe autografato e fettina di cuore.
  • È tutto studiato per essere un prodotto impeccabile, quindi nessun imprevisto, nessun errore, nessuna improvvisazione, insomma nessuna di quelle caratteristiche che rendono un concerto dal vivo davvero unico e speciale. 
  • Certe produzioni come questa se le possono permettere solo le star planetarie. Per gli artisti di medio livello sarebbe un azzardo. Per gli emergenti sarebbe impossibile e non avrebbe alcun senso. 

Conclusioni e possibili distopie

Al di là di questo caso particolare, che non era un vero live e nemmeno una “differita”, ma uno show che prevedeva una produzione sofisticata data anche la location, mi sento di formulare una mia previsione sul futuro dei concerti post-pandemici (quelli che quando-torneremo-alla-normalità-ecc).

La butto lì senza tanti giri di parole: molti concerti post-pandemia potranno anche essere acquistati e visti in streaming. Ormai esistono piattaforme attrezzate, il pubblico si sta un po’ abituando. Ci sarà sempre la possibilità di vederli dal vivo, e forse resterà la modalità preferita. Ma perché non arrotondare i guadagni vendendo – a prezzi ridotti – certi concerti anche per la visione sul web? Tutto questo richiederà ulteriori sforzi di produzione, che però potranno essere ampiamente compensati e sorpassati dai guadagni. 

Vedere questo live sul Tamigi non mi ha certo dato emozioni paragonabili a un concerto vero – qui un report di un concerto di Liam Gallagher che avevo scritto per Rumore – ma tutto sommato lo rifarei, per vedere alcuni artisti che mi piacciono, magari in eventi particolari organizzati in luoghi difficili da raggiungere.

Qualcuno potrebbe vederci qualcosa di distopico in tutto ciò, ma in realtà non ci sarebbe nulla di male se questa modalità in streaming sopravvivesse affiancandosi all’esperienza “completa” dal vivo. L’unica cosa che non sopravviverà sarà il genere letterario dei live-streaming-report, come questo.

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Qui altra roba sugli Oasis.

Paolo Plinio Albera

Seduto sugli allora. Scrivo di rock, matrimoni, borgata Polo Nord (Torino). Anche di tennis, molto meno ma secondo me è quello che so fare meglio.

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4 commenti

  1. Non so, non ti consiglio di scommetterci, potrebbe essere il futuro o una sua parte. I concerti come altri eventi, tipo quelli sportivi. In fondo c’è il precedente del Live Aid. Ed è un po’ come lo smartworking, ora tutti a dirne male, soprattutto per l’indotto che ne risente, insomma le tavole calde e i bar, e questo anche perché si sono creati orrori urbanistici come i centri direzionali o cose del genere, ma di lavoro da remoto si parlava già prima della pandemia. E Jovanotti Vasco Rossi gli U2 dovranno inventarsi qualcosa di diverso dai megapalchi che girano il mondo facendo anche vittime.

    1. Sì il modello sportivo è un buon paragone. Uno potrebbe andare a San Siro a vedere Springsteen oppure vederselo on demand a casa sua. In realtà avevo già fatto una cosa simile, quando ero andato al cinema con il mio collega fan dei Pooh a vedere il loro ultimo concerto, che proiettavano da Bologna in diretta in 300 sale italiane. Penso che questo periodo di streaming obbligati, zoom, smartworking ecc abbia abituato un po’ tutti al fatto che assistere on line a certe cose (a pagamento) non è più una cosa così fuori dal mondo. Potrebbe essere un po’ un addormentarsi, anche, per una parte di pubblico.

      1. Però anche vedere su schermo una manifestazione senza pubblico non è proprio un bello spettacolo. Ci vorrebbe una generazione per acquisire il cambiamento, una generazione che non abbia visto qualcosa di diverso.

        1. Intendo che ci sarebbero entrambi, come quelli che vanno allo stadio a vedere la partita e quelli che la guardano su dazn. E quelli che vedono il concerto on line potrebbero anzi essere i meno giovani, che magari hanno i figli il lavoro i casini ecc. Boh per ora è ancora fantascienza!

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