la canzone che hai scritto
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Quando fai sentire alla tua tipa* la canzone che hai appena scritto

Bene, hai appena scritto una canzone. La più bella di sempre, secondo te, ma per essere sicuro sicuro ti manca un passo. Ti manca un feedback – parola molto brutta che però definisce esattamente ciò di cui hai bisogno.

“Ho appena scritto una canzone, mi dai un feedback?” Non dirai mai alla tua tipa* una frase del genere.

“Se ti faccio sentire una roba mi dici sinceramente cosa ne pensi?” Questa già si avvicina alla realtà. Hai anche detto sinceramente – parola invero non così sincera. Tu ti aspetti da lei un parere tipo “meravigliosa”, “stupenda”, “favolosa”. Ma nulla ti garantisce che la sua recensione sarà entusiasta.

E allora prendi la chitarra e inizi. Per l’emozione sbagli l’attacco, “scusa, è la prima volta che la faccio!” Patetico. Ricominci da capo.

Insomma gliela suoni. Lei intanto ti guarda con un sorriso aperto e dolcissimo per stemperare il tuo imbarazzo. Tu invece guardi il foglietto col testo, le tue dita sulla chitarra, i piatti sporchi nel lavandino, qualunque cosa tranne lei, che ti tiene in pugno nel momento del disvelamento del tuo ultimo tentativo artistico.

(Che è ovviamente una canzone d’amore, come il 99% delle canzoni indie.)

Al termine dell’ultima nota ti senti improvvisamente nudo, indifeso, capisci immediatamente che suonare di fronte a un pubblico di 1 persona è molto più difficile che suonare di fronte a un pubblico di 100 persone. Non che tu abbia mai suonato di fronte a 100 persone, questo è ovvio, ma comunque hai capito.

Dopo questa esecuzione imperfetta (quando la strimpellavi da solo era molto meglio) giunge il momento del suo… beh, del suo feedback

L’imbarazzo è tutto tuo, lei sembra assolutamente a suo agio. Potrebbe almeno apprezzare il fatto che la stai facendo ascoltare a lei in anteprima ancora prima degli altri del gruppo. Invece no. Ah, tipe*.

E nel momento in cui ti aspetti un aggettivo, almeno un “bella”, possibilmente un “la più eccezionale canzone che abbia mai sentito nella mia vita”, lei ti spiazza. Ti fa una domanda.

“A chi pensavi quando l’hai scritta?”

Allarme. Houston abbiamo un problema. Ricalcola percorso. Questa non te l’aspettavi. Improvvisamente ti trovi a dover gestire una dialettica insidiosa, in cui ogni tua parola verrà analizzata al microscopio, messa agli atti e non verrà MAI dimenticata. Non puoi avvalerti della facoltà di non rispondere.

Hai due possibilità:

  1. dirle la verità,
  2. dirle quello che vorrebbe sentirsi dire.

E spesso le due cose non coincidono.

A te scegliere come evitare il possibile incidente diplomatico. Da qui in poi non ti posso aiutare (non voglio responsabilità), sta a te fare questo salto nel buio.

Comunque sia, c’è una cosa che lei non capirà mai. Fare sentire alla tua tipa* la canzone che hai appena scritto vuol dire che sei innamorato. A una con cui ti fai solo le storielle fai sentire al massimo le canzoni che già suoni da tempo col gruppo.

Il tuo gruppo non ti darà mai i feedback tipo “meravigliosa”, “stupenda”, “favolosa” che pensi di meritare. La tua tipa* sì, ma SOLTANTO se ha la certezza al 1000% che parli di lei e non dell’altra stronzetta con cui ti facevi le storielle.

Caro cantautore indie, che il tuo status sentimentale sia single o fidanzato o sposato o in una situazione complicata, hai vissuto in prima persona questo struggimento almeno una volta. 

Se non l’hai vissuto, vuol dire che sei la tipa*.

* “Tipa” è una parola generica, indicativa, coniugata al femminile perché statisticamente è più frequente che sia l’uomo a suonare alla donna piuttosto che il contrario – secondo una consuetudine di “serenata” solidamente sedimentata nei rituali di corteggiamento tradizionali e tutto sommato confermata dall’etologia animale – e soprattutto è abbastanza breve per non rendere il titolo troppo lungo (che poi quando condivido l’articolo rischio che non si legga tutto).

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Paolo Plinio Albera

Seduto sugli allora. Scrivo di rock, matrimoni, borgata Polo Nord (Torino). Anche di tennis, molto meno ma secondo me è quello che so fare meglio.

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7 commenti

  1. Quelli che fanno musica solo strumentale non hanno di questi problemi.

    1. Vero, come funziona per i musicisti post-rock? Non so proprio!

      1. Saranno tutti singles?

        1. Temo non siano pienissimi di groupies, anche se non ho dati a suffragio. Qualcuno dovrebbe inventarsi una boyband di musica strumentale, e verificare come funziona

          1. Perché, secondo te pure quei ragazzini coreani un po’ efebici che scimmiottano Bruno Mars hanno le groupies?

          2. Mi hanno parlato dei BTS, una di quelle cose che sembra tutti conoscano tranne me, e mi chiedo “ma dove vivo??”

          3. Non ti sei perso niente

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