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Pop Rock

Per favore signor Postino, signori Beatles, signorine Marvelettes

Perfetto fu l’inganno dei Beatles nel farmi credere che Please Mr. Postman fosse una canzone leggera, dolcissima e innamorata. La voce di Lennon si struggeva, chiedeva al postino se ci fosse una lettera per lui dalla sua fidanzata, lo pregava di controllare bene, davvero non mi ha scritto nulla? Aspetti un attimo, signor postino, è troppo tempo che aspetto un messaggio da lei, mi dia notizie perbacco, e così via.

(Ma cosa poteva farci, il signor postino, se il centro di smistamento della Royal Mail non gli aveva fornito corrispondenza per l’indirizzo del destinatario? Evidentemente l’amata non riteneva di scrivere nulla, forse non c’era niente da dire, forse si era accomodata con un tipo meno problematico di Lennon.)

Quando in tenera età divoravo tutto ciò che trovavo dei Beatles non potei non venire travolto da un pezzo così sfacciatamente orecchiabile, una delle cover più fulminanti che i Beatles reinterpretavano nel 1963, quando già erano la più grande boy band del pianeta. L’idea della canzone, semplice e brillante, era di rivolgersi non all’amante ma al postino. Tutto il resto – l’attesa di una lettera, la buca della lettere sempre vuota, l’incertezza di un amore a distanza – erano piccoli grandi problemi in cui nel XX secolo chiunque poteva identificarsi.

La canzone originale è del 1961 ed è cantata dalle The Marvelettes. È il primo grande successo prodotto dall’etichetta Motown (all’epoca si chiamava Tamla) che stava lanciando nel mondo la black music americana. Gli autori accreditati sono Georgia Dobbins (originaria leader del gruppo), William Garrett, Freddie Gorman, Brian Holland e Robert Bateman. Uno di questi – Freddie Gorman – era VERAMENTE un postino. 

Il dettaglio che la versione dei Beatles ci nasconde è che la Please Mr. Postman delle The Marvelettes in realtà è un urlo di disperazione, il racconto di un dolore devastante, il rovescio della medaglia di un decennio oggi idealizzato.

Nella versione originale, per forza di cose, il punto di vista è femminile: la canzone non parla di lui che aspetta lei, ma al contrario di lei che aspetta lui. Lui che è lontano perché è partito come soldato nella guerra del Viet Nam. Una guerra che fu una carneficina in particolare per gli afroamericani, che erano reclutati in numero proporzionalmente più alto rispetto ai bianchi, e venivano mandati al macello nelle azioni più pericolose. La canzone racconta nient’altro che lo stillicidio del tempo che passa senza ricevere lettere dal fidanzato: ogni giorno in più era una coltellata, perché aumentava la probabilità che lui fosse morto per lo Zio Sam.

Please Mr. Postman parla di morte, di perdita, di solitudine, non così tanto d’amore. In poche righe (qui il testo) racconta una tragedia enorme e generazionale, con una semplicità disarmante. Ancora oggi mi commuove.

E poi un qualsiasi maschio bianco che non ha mai fatto il servizio militare (tipo Lennon) può benissimo ribaltarne il significato e farla diventare appunto una canzone leggera, dolcissima e innamorata. Ancora oggi mi sorprende.

Quest’estate ho dato vita a una bizzarra rubrica su Instagram che ho hashtaggato come #cartolinamyspiace. Chi voleva mi mandava una cartolina, e appena mi arrivava la postavo insieme a una canzone che sceglievo apposta ispirandomi alla cartolina. Please Mr. Postman è dedicata alle cartoline che per oscuri motivi postali non mi sono arrivate, e ringrazio comunque.

Paolo Plinio Albera

Seduto sugli allora. Scrivo di rock, matrimoni, borgata Polo Nord (Torino). Anche di tennis, molto meno ma secondo me è quello che so fare meglio.

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7 commenti

  1. Io sono un maschio bianco che non ha fatto il militare causa terremoto 1981 e questa canzone potrebbe piuttosto ricordarmi i miei inizi nell’arte postale (col mio vero nome) e se fossi stato su instagram e avessi saputo dell’iniziativa ti avrei di sicuro spedito una cartolina.

    1. Anch’io mai fatto, ma a causa di asma certificata. Per te, se vorrai, la rubrica è sempre valida e in tal caso la pubblicherei qui 🙂

      1. Attenzione che il ventolin è doping. Hai visto l’età? Non ricordo neanche l’anno del terremoto, che era il 1980.

        1. Da piccolo ho usato anche un po’ di ventolin. Ma la storia di come sono stato riformato è singolare, magari la userò per la dedica a una tua eventuale cartolina (senza dire che ero io perché se no mi arrestano per diserzione alla leva…)

          1. Ah, io invece col terremoto ho risolto velocemente, ma avevo un problema di salute chiuso oltre 10 anni dopo per cui non l’avrei fatto lo stesso. Ma i tre giorni della visita erano già

      2. Dovrei trovare il recapito postale ma senza fartelo rendere pubblico.

        1. Dovrei trovare il modo di mandarti un messaggio con il recapito, visto che la tua presenza on line è imperscrutabile 😊

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