Suonaci quella bella!

suonaci quella bella

Sei al concerto di quello che è famoso per quella canzone là. Esattamente come te, tutto il pubblico ignora il resto del suo repertorio. Tutti sono lì solo per un motivo: c’è quello famoso per quella canzone là. Ma quella canzone là verrà sicuramente eseguita come ultimo pezzo: per un’ora abbondante l’artista ti impone tutte le sconosciute canzoni del suo ultimo album – forse il primo, forse il ventesimo, chi lo sa e cosa ci importa. Una noia mortale, per te e per il pubblico che ti circonda, ma è l’unica arma che l’artista ha per far ascoltare il suo repertorio. Se suonasse subito quella canzone là, tutti se ne andrebbero subito dopo. In quell’ora abbondante di noiosa attesa che l’artista esegua quella canzone là, serpeggia nel tuo animo e nell’animo di tutto il pubblico una frase composta di sole tre parole: 

Suonaci quella bella!

Già, quella famosa = quella bella, perché famosezza è mezza bellezza. La realtà è che qualsiasi altra delle sue canzoni più oscure, se avesse avuto la fortuna di essere spinta dal giusto ufficio stampa, o di essere scelta per una colonna sonora importante, o di aver avuto un videoclip virale, o una qualsiasi altra grandissima botta di culo, sarebbe potuta diventare una canzone famosa e quindi una canzone bella. Come diceva quel gerarca nazista, “ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità.” Come dico io, “ripetete una brutta canzone cento, mille, un milione di volte e diventerà una bella canzone.” Ma è vero anche il contrario: “ripetete una bella canzone cento, mille, un milione di volte e diventerà una brutta canzone.”

Ora lasciamo stare se la canzone sia bella o brutta, alla fine è questione di gusti. Ma la storia di una canzone che riesce a volare fino a raggiungere il firmamento stellato dei successi pop più immortali, lasciando però il suo autore nell’oscurità terrena di una carriera mai sbocciata e fatta di stenti, accattonaggio e frustrazioni, è un argomento straordinario. Tu chiamale, se vuoi, meteore. 

Partecipando a una puntata del programma Listzomania su Radio Bra On The Rocks, ho pensato di passare in rassegna alcune di queste “canzoni famose di artisti sconosciuti”. Ma visto che sono incuriosito dalla storia strana dell’artista più che dalla canzone in sé, dovrei invertire in “artisti sconosciuti che hanno fatto canzoni famose”. Comunque sia, ho proposto allo staff qualche titolo che possibilmente non mi dispiaccia e che possa incontrare il gusto della direzione artistica del programma, che simpatizza per l’indie rock estero. 

Under The Milky Way – The Church (1988)

Inizio con la canzone che mi piace di più, fra quelle incluse nel genere sui generis. Molti anni fa insegnavo la chitarra a un ragazzo. Un giorno mi fa sentire una canzone che vuole assolutamente imparare a suonare: Under The Milky Way dei The Church. Non la conosco, rimango subito devastato dalla bellezza di questo pezzo, ancora adesso è uno di quelli che potrei ascoltare in loop venti volte senza stancarmi. Loro, australiani dalla carriera ormai quarantennale, rimangono tuttora noti esclusivamente per questa meteora sotto la via lattea. Per rincarare la dose possiamo aggiungere che venne inclusa nella colonna sonora del film Donnie Darko, dove la canzone simbolo era la cover Mad World cantata da Gary Jules, un altro di quelli famosi per una sola canzone, che in realtà era dei Tears For Fears. “Dai Gary suonaci quella bella, quella dei Tears For Fears!”

People Help The People – Cherry Ghost (2007)

È un successone che rimane per me una delle colonne sonore degli anni zero. Immagino che molti ne abbiano le palle piene, ma a me non stancava mai quando veniva passata fino allo sfinimento su Virgin Radio. (Sì, all’epoca ascoltavo anche Virgin Radio, esiste ancora “Virgin Motel”?). Ora però una minaccia si affaccia all’orizzonte. Un’aspirante cantante di X-Factor, di quelle che fanno commuovere il web, l’ha cantata presentandola come una canzone di Birdy. È vero, Birdy ne ha fatto una cover, che ora sta imperversando negli spot pubblicitari in tv di una banca. Ma ora rischia di diventare una “canzone di Birdy”, come Stand By Me è diventata “di John Lennon” o Knockin’ On Heaven’s Door è diventata “dei Guns N’Roses”. Quindi inserisco People Help The People nella selezione di “suonaci quella bella!” per nessun altro motivo se non per ricordare che è dei Cherry Ghost, band capitanata da un certo Simon Aldred, dalla scrittura molto cherry, ma dal destino molto ghost. 

The Way – Fastball (1998)

Gli anni ’90 sono stati anni lucenti per le canzoni famose di carneadi oscuri. Cento ne potrei citare (Brimful Of Asha dei Cornershop, Lemon Tree dei Fool’s Garden, You Get What You Give dei New Radicals…) ma ho scelto The Way dei Fastball per una ragione molto semplice: cercavo su google il gruppo, ma il primo risultato consigliato è stata la pagina wikipedia della canzone, non del gruppo. Un gruppo in cui si alternavano alla voce il bassista Tony Scalzo e il chitarrista Mike Zuniga (non ridete). Questa canzone in particolare è di Tony Scalzo, che scrive una storia ispirata a una notizia di cronaca dell’epoca, quando una coppia anziana venne trovata morta dopo un incidente in auto. P.S. according to wikipedia, Tony Scalzo lavorava in un cimitero. 

Narcotic – Liquido (1997)

Ma c’è un altro tormentone anni 90 che vale la pena di essere menzionato. Il pezzo che amo di meno tra questi, ma di cui vale la pena chiacchierare. Se uno va a un concerto dei Liquido, mentre prega “suonaci quella bella!”, non mancherà di notare una cosa molto interessante. Il loro grande successo, Narcotic, è cantato dal tastierista, protagonista anche delle due note synth che ci si sono piantate in testa per decenni. Ma la maggior parte delle canzoni del gruppo sono cantate dal chitarrista. Immaginate il chitarrista che per un’ora di concerto si sbatte tentando di far apprezzare i suoi pezzi sconosciuti, cercando un cenno del capo, un accenno di ballo, un qualsivoglia segno di interesse in ciascuno degli apatici spettatori. Ma, ahimé, tutto l’entusiasmo del pubblico è riservato a un momento solo, il momento finale, il momento “suonaci quella bella!”, in cui il protagonista non è lui, ma il tastierista che suona quella – vabbeh – bella. 

Di queste e molte altre canzoni del tipo “suonaci quella bella!” abbiamo parlato nella puntata di Listzomania di Radio Bra On The Rocks in cui sono stato ospite. Qui ho riassunto le idee che ho portato, da sommare a quelle dei conduttori, altrettanto ficcanti. Ma per i lettori del MySpiace riservo una canzone bonus, che è la madre di tutte le meteore, lo stato dell’arte del “suonaci quella bella!”. Rullo di tamburi, entri il sassofono. 

Baker Street – Gerry Rafferty (1978)

Questa non è semplicemente “la canzone famosa” di un artista scozzese ignoto ai più. Questa è la canzone famosa di cui però nessuno sa la strofa, nessuno sa il ritornello, nessuno sa un cavolo di niente, tranne il celeberrimo vigoroso riff di sassofono. Per caso vi ricordate altro oltre al pa-pa-ra-pa-ra-pa-ra-paaa? Ebbene è così: la canzone famosa di Gerry Rafferty non è famosa per la canzone in sé, ma per il riff del sassofonista. Questo è il massimo. Approfondendo la storia della canzone, sembra non ci sia accordo su chi sia l’autore del riff. Gerry Rafferty dice di averlo scritto lui alla chitarra, invece il sassofonista Raphael Ravenscroft sostiene di averlo inventato lui. Tra le due versioni, non volermene Gerry buonanima, darei ragione al sassofonista, perché come giustamente dice l’articolo il riff sembra uguale al riff di sassofono di un’altra canzone, Half A Heart del jazzista Steve Marcus (allego qui sotto la prova). In definitiva, l’opera di ingegno del cantautore conta poco o nulla nella strana storia del successo di Baker Street, scaturito semplicemente dalla prestazione di un turnista pagato 27 pound per suonare il riff di sassofono più famoso di sempre. 

Amerei sapere qual è la vostra canzone del genere “suonaci quella bella!”. Perché spesso questi successi custodiscono grandi storie di incredibili salite e repentine cadute, scherzi del caso e ironie della sorte. Perché se solo la gente sapesse, amerebbe non solo la meteora, ma anche il pianeta che è esploso per consentire alla meteora di incendiare l’atmosfera. Se volete ditemelo qui oppure sulla pagina Facebook.

Ascolta il podcast della puntata di Lisztomania – speciale “Suonaci quella bella!”

E questi?

7 commenti

      1. Molto crossover! Io come esempio di canzone sola soletta avrei fatto There’s She Goes dei LA’s che però non hanno avuto una carriera lineare, anzi non l’hanno avuta per niente.

  1. Ho una passione per le suonaci quella bella. Personalmente, le mie sono A girl like you di Edwyn Collins, se mi sento romantica, o Prayers in C di Lilly Wood & The Prick and Robin Schulz, se invece sono in modalità muorimale.

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