L’arte e l’urto

l'arte e l'urto

L’imbarazzo, improvvisamente. Il signore con gli occhiali e una giacchetta di bassa lega rispetto all’elegante dress code della più importante fiera d’arte torinese, si avvicina curioso per esaminare un quadro di uno stand. Nel farlo, però, urta alcuni oggetti sparsi per terra, parte di un’installazione artistica. Il rumore tipico di pentole che sbattono – in effetti si tratta di pentolini accatastati, con disegnini fuxia e scritte “fuck you” – rompe il brusio soffice ed educato dell’enorme padiglione. L’espositore con sguardo accigliato si affretta a rimettere al loro posto i pentolini, nel verso inteso dall’autore dell’installazione. Il povero signore con gli occhiali chiede umilmente scusa, mortificato dal grugno dell’espositore e dal severo giudizio sociale degli altri visitatori presenti, che lo guardano in silenzio con un misto di rimprovero (“stia un po’ più attento”) e di compassione (“è solo un povero”). L’incidente si riassorbe, tutti se ne dimenticano in fretta, tranne il povero signore con gli occhiali, che per il resto della visita si muoverà contrito e contratto e ben attento a non violare nuovamente il primo comandamento delle esposizioni d’arte – guardare e non toccare – che lo ha già fatto condannare per mezzo minuto all’ignominia. 

Anch’io una volta mi sono trovato in questa situazione. Palazzo storico torinese, mostra contemporanea internazionale, attraversando la sala non mi accorgo di urtare con il piede una pila di fogli fotocopiati, parte dell’installazione artistica. Mentre i fogli svolazzano qua e là, non capisco subito di aver violato un’opera d’arte, ma me ne accorgo quando il ragazzo che sorveglia la sala viene a farmi un sonoro cazziatone. Un ragazzo che tra l’altro si vede in giro negli stessi locali che frequento io, “ma chi cazzo sei” mi verrebbe da dire, ma la vergogna per il mio guaio prevale. Che figura. Meno male che non sono nemmeno vestito da mostra d’arte, non sono nessuno, non sono un collezionista conosciuto negli ambienti, non sono un gallerista cerimonioso e poliglotta, della mia brutta figura non si sarebbe parlato nell’aperitivo su invito per vip e addetti ai lavori che si sarebbe svolto di lì a poco.

In tutto questo non c’è una morale o un significato o una chissà quale critica all’arte contemporanea, ma solo una constatazione che tutti indifferentemente esperiscono, trovandosi in un contesto artistico del genere. Nel momento in cui viene urtato, il pentolino con le scritte e i disegni è semplicemente un pentolino con delle scritte e dei disegni. Nel momento in cui mando all’aria una pila di fotocopie, ci sono solo le fotocopie che svolazzano qua e là, noiose da raccogliere e riordinare nel verso e nella sequenza originari. Nel momento dell’incidente, improvvisamente l’oggetto è nudo, spoglio di ogni abito concettuale, deprivato dell’aura artistica, solo materiale sbatacchiato da un tizio maldestro che passa di lì. Svanisce la sovrastruttura, resta la struttura. Cade il significato, resta il significante. Questa è l’amara sensazione che accomuna ciascuno dei presenti, indifferentemente dalla loro parte in questa commedia, che sia il maldestro colpevole, o un visitatore esterno, o l’espositore, o l’artista (se presente). La realtà, improvvisamente.

[E niente, ho finito, però se sei un artista puoi leggere anche il prossimo paragrafo.]

L’artista (se presente) potrebbe avere due reazioni, secondo me, assistendo all’urto maldestro della sua opera d’arte. 

  • La prima: pura e semplice irritazione, proprio come quella dell’intermediario (espositore/gallerista). 
  • La seconda: pietà e comprensione dell’imbarazzo del malcapitato, quindi immedesimazione propria di chi, da vero artista, cerca altri livelli di lettura del mondo. Accettazione fatalista dell’imprevisto, giudizio bonario nei confronti di un visitatore così impacciato – forse – solo perché tanto, troppo interessato. 

Noi tutti pensiamo che gli artisti siano di quest’ultimo tipo, io penso che più probabilmente siano del primo.

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Anche se in questo blog si parla prevalentemente di musica, tempo fa avevo scritto un’altra cosa sulle mostre d’arte contemporanea (“caga e muori“) che riletta oggi mi sembra un po’ facilona e anche odiosa. Ma in fondo chi se ne importa.

Se anche a te è successo di urtare sbadatamente un’opera in un’importante mostra d’arte, con relativa figuraccia e momento di imbarazzo, un grande abbraccio! <3

E questi?

5 commenti

      1. Nell’arte concettuale i “pezzi” dovrebbero essere sostituibili, non c’è l’oggetto “sacro” e quindi facciano poche storie. Poi se qualcuno si siede su un’opera di design, mi è capitato di vederlo dal vivo, beh, la sta collaudando. O non è arte applicata? Al fondo c’è un atteggiamo elitario, in un paese pieno di élites.

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