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Torino Hardcore, anche questi sono anni novanta

È il 2012 o giù di lì, vado in un circolo vicino a casa mia, c’è la proiezione di un film appena uscito sulla scena hardcore torinese dei primi anni novanta. Scendo nel sotterraneo dove è allestita la proiezione, mi appoggio su una sedia, con ogni probabilità ho una birra in mano. Anche se il titolo “Torino Hardcore” è molto chiaro, non ho idea di cosa aspettarmi, perché i miei ascolti sono sempre stati altri. Sono figlio di musica diversa, di una città diversa, di anni novanta diversi, ma col tempo ho sperimentato che esistono confini che non esistono, e quindi non c’è dubbio, anche questo è roba per me.

Il film parla di un periodo dell’hardcore torinese che non è quello classico degli anni ottanta, contraddistinto dai nomi storici come Negazione, Nerorgasmo, Declino, Franti, che qui conoscono anche e soprattutto i muri, ma di un periodo successivo, ovvero inizio anni novanta, un medioevo ancora industriale in cui certi movimenti musicali DIY probabilmente erano già fatti e finiti, e intanto il rinascimento rock alternativo di metà anni novanta doveva ancora arrivare. All’epoca ero ancora bambino, o al massimo ragazzino, ascoltavo solo i Beatles (non che oggi sia molto diverso, ma non divaghiamo).

Il documentario racconta quella scena musicale attraverso le parole dei protagonisti, nel frattempo diventati quarantenni. Riconosco qualche volto che sarebbe poi rimasto una costante nella musica cittadina, da Gigio dei C.O.V. (poi di Totò Zingaro) a Sabino dei Belli Cosi (poi dei Titor). Per me, esterno a tutta una rete di conoscenze, è il momento in cui faccio due più due, e associo volti ricorrenti nei contesti più varî alla loro passata identità come musicisti, organizzatori, tecnici o altro.

Concerti in edifici occupati, dischi autoprodotti, locandine e fanzine cartacee, lettere e telefonate in simil-inglese per organizzare concerti a Berlino e in tutta Europa: le testimonianze ricreano l’intero mondo della Torino Hardcore. E poi, filmati d’epoca gracchianti, confusi, esplosivi, girati con macchine primordiali da appassionati avventurosi con il bernoccolo del reportage. Marcatissimi accenti piemontesi, birracce, sigarette, bestemmini. Tanto orgoglio torinese, una piccola nota di nostalgia.

Sullo sfondo, i centri sociali storici, a volte rimasti, a volte chiusi, altre volte trasformati. El Paso, CSA Murazzi, Principessa Isabella, Prinz Eugen e diversi altri: mi rendo conto che questi luoghi mi sono tutto sommato familiari. Riminiscenze annebbiate mi appaiono da chissà dove. Un pugno di serate sì, le ho vissute persino io. Oggi si direbbe “mi hai sbloccato un ricordo”.

I fantastici nomi dei gruppi hardcore, come non amarli? Ognuno ha il suo odore, la sua puzza, il suo ghigno maledetto, la sua malattia viva e pulsante. Church Of Violence, Belli Cosi, Crunch, Arturo, Frammenti, Fichissimi, Fuori Controllo, Woptime, Concrete Block, Rotten Brain, Macello Comunale, Mucopus, questi sono i nomi del periodo rappresentato dal film.

Un’epica punk formidabile, molto lontana ma allo stesso tempo incredibilmente vicina a me. Ex ragazzi degli anni novanta conservano una traccia indelebile di esperienze in cui si sono trovati a fare tutto da soli, organizzare, suonare, sostenere, diffondere, creare spazi. Musica come scuola di vita, palestra di rock, rete sociale. Anni fisici, oscuri, velocissimi. Dà una certa emozione sentire la Torino Hardcore raccontata due decadi dopo, in un mondo nel frattempo capovolto da internet, ma non ancora dallo streaming – cosa ancora inimmaginabile nei primi anni dieci in cui questo film si diffondeva nei circoli torinesi.

Compro il dvd, 5€, nella confezione c’è anche il cd dei Crunch che è la band del regista, Andrea Spinelli. Rivedrò il dvd a casa più volte, anche con un paio di amici. Oggi, dodici anni dopo quella proiezione nel circolino vicino a casa mia, scopro che il film è stato pubblicato su YouTube. Me lo sono riguardato tutto.

Questa è la versione integrale del post che ho pubblicato sul canale Telegram dei concerti a Torino.

Se no, come sempre, c’è Instagram!

Paolo Plinio Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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5 commenti

  1. Non ci sono i Fluxus? Forse non erano proprio hardcore?

    1. Penso fossero associati poco al punk, e più al rock alternativo di metà decennio… li ascoltavo verso fine anni 90, qui erano piuttosto noti

  2. Interessante! Non conosco bene la scena hardcore torinese, diciamo che mi è più affine la scena hc milanese e brianzola di fine anni ’90 / inizio anni zero. Però questi documentari a me piacciono sempre un sacco e grazie per averne parlato, lo guarderò alla prima occasione.

    1. Grazie a te, chissà qual è la tua impressione da non-torinese!

      1. Probabilmente non mi sbloccherà ricordi torinesi, ma mi aspetto di ritrovare alcune situazioni simili rispetto a quello che succedeva qui. Te lo dirò a visione avvenuta!

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