complimenti per la pronuncia
Pop Rock

Complimenti per la pronuncia: 12 cantanti che ci hanno provato in un’altra lingua

Il primo giorno venne inventata la canzone.

Il secondo giorno venne inventata la cover. 

Il terzo giorno venne inventata la cover tradotta in un’altra lingua. 

Il quarto giorno, quando era già stato inventato tutto ciò che serviva alla musica pop per essere l’opera umana più geniale di sempre, venne inventato qualcosa completamente inutile ma che faceva graziosamente quadrare il cerchio: la canzone cantata dallo stesso cantante in un’altra lingua.

Quando un cantante prova a rifare la sua canzone in un’altra lingua

Questo sotto-sotto-sotto-genere delle canzoni tradotte è molto interessante perché è un fallimento già in partenza: difficile cantare in una maniera credibile una lingua che non è la propria, difficile tradurre il testo conservando il significato originario, difficile adattare la metrica e le rime e tutta l’alchimia che fa magicamente funzionare una composizione di testo e melodia. Praticamente impossibile fare tutte queste cose insieme. 

È un processo macchinoso che presume che oltre al cantante, ai musicisti e al team di produzione, si aggiungano altre professionalità:

  • Un traduttore del testo originale
  • Un adattatore del nuovo testo alla musica 
  • Un vocal coach per rendere impeccabile la pronuncia del cantante

(Figure che al limite possono essere rivestite anche da una sola persona). 

Quale che sia il risultato, il bello di ascoltare questo sotto-sotto-sotto-genere non è emozionarsi (le emozioni, se ci sono, sono al massimo negative) ma è scoprire il cantante cimentarsi in una lingua non sua, capire come è riuscito ad arrangiarsi con traduzione e pronuncia, valutare razionalmente e non emotivamente lo sforzo profuso. 

Quindi valutiamo pure questi 12 esempi di cantanti che hanno cantato il loro successo in un’altra lingua. Chi vincerà il premio “complimenti per la pronuncia”?

Calcutta – Paracetamol

Paracetamol è la versione Erasmus di Paracetamolo, uno dei grandi successi di Calcutta. Iniziare una canzone con “Lo sai che la Tachipirina 500 se ne prendi due diventa 1000?” è un’idea talmente bislacca che non poteva che funzionare. Ne consegue che in spagnolo “el paracetamol quinientos miligramos si te tomas dos se vuelven mil”, perché certe leggi matematiche sono universali. 

La Tachipirina in Spagna si chiama Gelocatil e in genere è in confezioni da 650 mg, che se ne prendi due diventerebbe 1300 seguendo il ragionamento di Calcutta, e “io sento il cuore a 1300” sarebbe eccessivo; fermiamoci qui che la questione diventa complicata.

The Beatles – Komm, gib mir deine Hand / Sie liebt dich 

I Beatles non erano così estranei alla lingua tedesca, visto che prima di diventare famosi avevano fatto una lunga tournée ad Amburgo, nei localacci di spogliarello dei quartieri a luci rosse. Era il 1960, George Harrison era ancora minorenne, e per questa ragione il gruppo venne poi espulso dalla Germania. Raus!

Quattro anni dopo, diventati tanto maggiorenni quanto famosi, hanno cantato in lingua tedesca I want to hold your hand e She loves you, un’idea che sapeva tanto di tributo alla prima esperienza all’estero. In realtà aveva poco di romantico: i Fab4 tentarono in tutti i modi di tirarsi indietro, ma il manager aveva fatto venire un traduttore apposta da Colonia, e i quattro furono trascinati a forza in studio di registrazione. Che tra l’altro non era né in Inghilterra né in Germania, ma a Parigi.

Backstreet Boys – Non puoi lasciarmi così

Dopo lo scioglimento dei Take That, a metà degli anni ‘90, c’era urgente bisogno di una nuova boyband. In quel periodo i Backstreet Boys erano ciò che passava il convento, così le ragazze italiane s’accontentorno di questi ragazzotti della Florida. In cambio, nel 1998, ricevettero dalla band questa buffa versione in italiano di Quit playing games, adattata all’italiano da Antonio Galbiati (compositore per Eros Ramazzotti e Laura Pausini).

Le ragazze che oggi hanno superato i trent’anni si ricordano forse alcune polemiche secondo le quali le voci non sarebbero state quelle dei componenti della band, ma di ghost singers che si prestorno per poche lire. Come andorno veramente le cose?

Zaz – Mi va

La francese Zaz è stata considerata la nuova Edith Piaf, da quando la sua canzone Je veux ha fatto scintille in tutta Europa. Era praticamente perfetta da sparare in radio: la voce poderosa, il kazoo a gamba tesa, il ritmo un po’ gipsy, il testo anch’esso un po’ gipsy che dice che non le interessa la ricchezza ma la felicità, e lo puoi capire anche se non pasteggi molto il francese.

Quando pubblicò la versione italiana, Mi va, in Italia avevamo già fatto indigestione dell’originale francese, quindi forse non ce la ricordiamo molto. Poi non abbiamo più saputo nulla di Zaz (magari in Francia è una celebrità? Non so), e se qui la trovassimo in un concerto diremmo “suonaci quella bella!

Afterhours – Ballads for little hyenas

Ballads for little hyenas è la versione in inglese dell’intero album Ballate per piccole iene degli Afterhours. Un album del 2005 prodotto da Greg Dulli, il quale avrebbe poi portato gli Afterhours in America ad aprire i concerti dei suoi Twilight Singers. 

Con questo “album tradotto” gli Afterhours cercavano un riconoscimento artistico mondiale, talmente mondiale che lo cantavano in inglese anche nei concerti italiani. Questo fu motivo di polemiche da parte di molti fan che non vedevano perché sentire le canzoni italiane tradotte in inglese, in Italia. Proteste miopi, campanilistiche e limitate alla solita Italietta, con cui ero ovviamente d’accordo. 

Mika – Domani

Lo svedese Mika, che ai tempi di Grace Kelly era considerato il nuovo Freddie Mercury, ben presto scelse di assestarsi sulle carreggiate radiofoniche di un pop tradizionale. 

Poi finì a imparare l’italiano per fare il giudice a X-Factor, e divenne presenza fissa nella televisione italiana. Di già che c’era, ha tradotto la sua Tomorrow (2019) presentandola mezza in inglese mezza in italiano proprio a X-Factor. Ricordo bene quel momento: ero distratto, forse di là che stendevo i panni o qualcosa del genere, ho pensato per un secondo “ah, la sta facendo in italiano”, sono rimasto di là e ho continuato a stendere le mutande e mi sono distratto di nuovo. È l’unica cosa che mi ricordo di X-Factor 2019. 

Elisa – Hablame

Hablame di Elisa è probabilmente la canzone più pacioccata di questa serie, perché ha avuto un passaggio non di due ma di tre lingue. 

Prima è nata in inglese (Come speak to me) e poi adattata all’italiano insieme a Zucchero autore di una parte del ritornello. Ne è uscita fuori Luce (tramonti a nord est), che ha vinto Sanremo 2001, ed è stata la prima canzone cantata in italiano da Elisa. Infine è diventata Hablame per quelli che hablano espanol.

David Bowie – Ragazzo solo, ragazza sola

Ragazzo solo, ragazza sola di David Bowie è uscita nel 1970 come versione in italiano di Space oddity. L’autore del testo italiano è Mogol, che se ne è infischiato di astronauti e isolamento cosmico, per optare per un tema originalissimo come l’amore. 

Secondo alcuni, Bowie pensava che il testo di Mogol fosse una traduzione fedele dell’originale. A me sembra proprio strano che un inglese non capisca che “ragazzo solo ragazza sola” non allude certo a scenari aerospaziali. Boh? Rimando a Dagospia per chi gradisce altri pettegolezzi. 

Lucio Battisti – Keep on cruising

E veniamo dunque al cantante preferito di David Bowie. Lucio Battisti ha pubblicato molti album con adattamenti delle sue canzoni. In inglese, in spagnolo, in tedesco, in francese, ci sarebbe da perdersi, magari passando ore su Youtube navigando a vista.

Sparsi ai quattro angoli del pianeta ci sono persone che posseggono vinili di Lucio Battisti cantati nella propria lingua, canzoni che hanno amato nella propria lingua, probabilmente nemmeno conoscendo le versioni originali. Questo è uno dei poteri incredibili della musica, e che dovrebbe farci sognare, volare, viaggiare. Ma il primo pensiero di noi italiani sarebbe “oh ma come canta questo?”.

Tiziano Ferro / Caterina Caselli – Perdono

Secondo me Tiziano Ferro se l’è cavata abbastanza bene con il francese, anche se il ritornello è rimasto in italiano. Certo sarebbe stato metricamente complicato cambiare Perdono in “Pardon”. Non saprei giudicare la versione portoghese.

L’altra Perdono famosa, quella di Caterina Caselli, è stata invece tradotta in inglese. Forse avrebbe potuto quadrare una traduzione tipo “Forgive me”, ma tutto il senso del testo è stato cambiato, diventando I’m ready

Patty Pravo – La bambola

E a proposito di Caterina Caselli, che oggi è un’astuta discografica, quando faceva la cantante rifiutò invece un pezzaccio come La bambola, e forse se ne pentì perché con la voce di Patty Pravo diventò un successo enorme. Il testo di Franco Migliacci venne tradotto in spagnolo – “la bambola” rimane così anche in spagnolo – e Patty Pravo potè così sedurre anche la Spagna e l’Argentina. 

Non solo Caterina Caselli e Patty Pravo, ma anche Mina, Antonella Ruggiero e tante altre italiane hanno cantato i loro successi in più lingue, forse avendo modo di supplire con le loro capacità vocali alle difficoltà di pronuncia.

Gianluca Grignani – Mi historia entre tus dedos

Dulcis in fundo, l’ultima vera rockstar italiana, con un incredibile istinto per l’autodistruzione (non come i cantanti dell’ITPOP che si drogano per finta), e con un innato talento per la canzone innamorata. Inoltre, ai tempi di La mia storia tra le dita era di una bellezza quasi devastante. Vasco Rossi disse di lui: “è il John Lennon italiano”, che è una cazzata enorme, però abbastanza suggestiva.

La mia storia tra le dita ci ricorda lo sfolgorante inizio della carriera di Gianluca Grignani e rimarrà una delle pagine più consumate sui canzonieri Millenote pigiati nelle custodie delle chitarre. Mi historia entre tus dedos era il singolo del suo album Destino Paraiso, con le canzoni di Destinazione Paradiso tradotte in spagnolo, per la gioia del mezzo miliardo di ispanofoni nel mondo. 

Complimenti per la pronuncia? Bravi lo stesso

Abbiamo fatto un po’ di salotto – la prof di inglese avrebbe detto “oggi facciamo conversation” – abbiamo chiacchierato di canzoni tradotte dallo stesso cantante, anche se ne abbiamo tralasciate un po’. Avrei potuto anche citare la Dipende di Jarabe De Palo, ma in seguito alla sua recente morte si è diffuso un certo tipo di revisionismo del senso ha-fatto-anche-cose-buone che non vorrei proprio assecondare. Però se vuoi segnalare altre canzoni di questo sotto-sotto-sotto-genere, fai pure. Anche brutte vanno bene, tanto nessuna canzone bella potrà mai essere altrettanto bella cantata in un’altra lingua. Oppure puoi anche solo dirmi chi vince secondo te il premio “complimenti per la pronuncia”. 

E ricorda che l’inglese serve sempre, il latino apre la mente, il cinese è la lingua del futuro.

Segui MySpiace su Instagram, troverai tante belle historias entre tus dedos.

Paolo Plinio Albera

Seduto sugli allora. Scrivo di rock, matrimoni, borgata Polo Nord (Torino). Anche di tennis, molto meno ma secondo me è quello che so fare meglio.

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4 commenti

  1. Argomento succosissimo!!!
    Mi aspettavo che tirassi in ballo anche un ricky martin 😀
    Vabbè, io voto phil collins… dopo ovviamente il cantante di quel gruppo emergente degli anni 00.. quello che cantava francese/inglese/italiano in una canzone… com’era… “jusqu’au matin”? 😛

    1. Ogni riferimento a persone e fatti realmente accaduti è ecc ecc

  2. Mogol ha scritto cose decenti solo per Battisti, per il resto banalità, e poi questo presumere che cosa può piacere e cosa no, quando poi proprio sull’argomento astronauti persi nello spazio ci fu “Help me” dei Dik-Dik.

    1. Non la conoscevo, ascoltata adesso. Veramente amara!

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