Il cestone delle offerte

il cestone delle offerte

Sono quello chino sul cestone delle offerte. Sono quello gobbo a rovistare tra gli avanzi di stock. Sono il soldato fantasma giapponese del rock anni ’90 che non obbedì all’ordine di resa imposto dallo streaming, e da decenni continua in clandestinità ad acquistare i compact disc. 

Sono quello che passa in rassegna con gli occhi palpitanti tutti i titoli dei cd in offerta. Un mucchio disordinato di cd accumulati senza alcuna poesia da commessi senza alcuna grazia, dopo il mio passaggio, diventa un espositore ordinato in file comodissime da scorrere. Non lo faccio per soddisfare un mio senso dell’ordine, ovviamente: lo faccio per comodità, per rendere la mia ricerca più rapida e meno confusionaria. 

Sono quello che, per ravanare nel cestone delle offerte, usa entrambe le mani. Quelli che usano una mano sola sono lì per dare solo un’occhiata distratta. Invece quelli che usano due mani sono lì perché hanno una malattia, che essi definiscono collezionismo, ma altri definirebbero accumulo compulsivo di supporti fonografici in disuso. 

Sono quello che sa in cuor suo di accumulare compulsivamente supporti fonografici in disuso e, prima di rovistare nel cestone delle offerte, si guarda intorno per accertarsi che l’ambiente sia deserto o popolato da sconosciuti che non rischino di interromperlo nella sua attività. Appena uno con la stessa malattia si avvicina al “mio” cestone, emettiamo scariche di onde elettromagnetiche per decidere l’egemonia sul contenitore, una sfibrante guerra di posizione che terminerà con la vittoria del più testardo. 

Sono quello che passa oggi e passa anche domani, e anche dopodomani, per vedere se per caso c’è qualcosa di nuovo in offerta. Regolarmente non c’è, ma metti mai. Intanto, inizio a conoscere a memoria i titoli e le copertine dei cd che non mi interessano ma stanno lì, in attesa della condanna definitiva al macero, a meno che non vengano riscattati a prezzo ridicolo da un nuovo acquirente. 

Sono quello che 3 euro è un’ottima offerta, 5 euro è una buona offerta, dai 7 in su lo compro solo se è abbastanza recente oppure in digipak originale oppure mi serve per completare qualche serie in particolare. Certi prezzi, qualche anno fa, sarebbero stati un miracolo. La crisi della discografia è stata un toccasana per quelli come noi. 

Sono quello che ha ancora un’autoradio coi cd. 

Sono quello che rovistando nel cestone delle offerte entra in un buco spazio-temporale in cui i secondi diventano minuti, i minuti diventano ore, le ore diventano anni. La teoria della relatività di Einstein dice che nei pressi di un cestone delle offerte il tempo si dilata. Ogni minuto perso a cercare inutili copie di dischi (che posso benissimo ascoltare in streaming) potrebbe essere impiegato per aumentare la produttività, fare sport, vedere persone, svolgere attività ricreative e di svago. Ma nessuna di queste sembra più convincente di un solitario scovolare alla ricerca dell’album che non mi cambierà la vita (o comunque non in meglio).

Oggi ho comprato questo, quello e quell’altro, e ho speso solamente tot euro. Sono stato due ore (strano, avrei giurato che erano cinque minuti) e magari domani ci ripasso per guardare meglio. Di questo ce l’avevo masterizzato, ora ce l’ho originale. Di quello avevo gli altri, ora li ho tutti. Di quell’altro ancora non avevo nulla, è la scusa buona per approfondire. Ho mancato qualche occasione? Stasera starò meglio? È vero amore?

Volevo concludere con una canzone che parla dei cd, ma visto che è stato il tema di una puntata de “Il Bello della differita” di Gigi Giancursi, ho messo direttamente il podcast da ascoltare.

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