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Live Report Pop Rock

Giovanni Truppi e le infinite possibilità per essere felici

Giovanni Truppi mi mette sempre in crisi. Dice delle cose molto belle e vere, ma troppo grandi, forse non le vorrei sentire, forse non le posso sostenere. Mi piace tanto ma prima di ascoltare un suo album ci penso due volte, perché so che non sarà un ascolto innocuo. Alla fine del disco ne esci un po’ trasformato, con qualche pensiero ingombrante in più, cui devi fare spazio buttando via quelli vecchi. Ti accorgi che l’hai sentito tutto, sia come listen che come feel, a differenza di ciò che ti capita sempre, che da traccia 4 in poi più o meno spegni il cervello.

Quando per la prima volta ho ascoltato il suo ultimo Infinite possibilità per esseri finiti, dall’inizio alla fine, era come averlo ascoltato dieci volte in una sola. Un titolo che nella mia testa avevo sbrigativamente mischiato, sbagliando, in “infinite possibilità per essere felici”*, perché era uscito il singolo La felicità. Non so se il mio lapsus era freudiano o no, ma questa eterna ricerca della felicità, così vicina e così irraggiungibile, così grande e così inesistente, così “nascosta in piena vista” come direbbe Niccolò Contessa che ha prodotto l’album insieme a Marco Buccelli, ecco, questa famigerata ricerca della felicità mi mette in crisi proprio nel momento in cui prendo consapevolezza di quanto la sto perseguendo, e questo momento è tipicamente durante l’ascolto di uno come Giovanni Truppi.  

Album dopo album il cantautore napoletano sta diventando sempre più politico – nell’accezione nobile – con una personale idea di “poesia e civiltà”, per citare il suo precedente album. Dall’Intro alla Fine, dal mondo interno al mondo intorno, le sue canzoni sono un quartiere, una comunità, un’utopia, un’anarchia, una polis greca quanto una Centocelle romana. Un universo di persone comuni e necessarie che compongono la tua giornata-tipo, Le persone e le cose. Un microcosmo di donne e uomini, arti e mestieri, vecchi e bambini, italiani e stranieri, che portano avanti la vita con dignità nonostante “non ci sono i soldi neanche per i saldi”. 

Ognuno deve essere disposto a perdere qualcosa affinché tutti guadagniamo una vita migliore, ci sono Infinite possibilità per risolvere un problema e trovare un senso al nostro posto nella società. Ognuno deve essere disposto a riconoscere i propri pregiudizi, foss’anche sulle famiglie che vedi mangiare al Burger King. Serve staccare gli occhi dallo specchio e occuparsi del mondo intorno, prendere coraggio e responsabilità: “non sarebbe meglio smettere di pensare che il bene del mondo e quello della mia famiglia siano in contraddizione?”

Ma Dio, la vecchiaia, la morte, anche questi pensieri verranno a metterti in crisi, pure Camminando per via Indipendenza un sabato sera ascoltando la nuova canzone dei fratelli Eno. I cattivi non sono poi così cattivi, gli animali non sono poi così animali: Amarsi come i cani è la cosa più pura del mondo. A proposito, l’amore? “Vorrei morire prima io di te, per non restare mai senza di te”: anche se davanti all’altare non si dicono queste cose, è la più romantica dichiarazione di amore eterno.  

Ho visto Giovanni Truppi in concerto alle Officine Grandi Riparazioni, a Torino, durante una serata “OGR Club” che ospita spesso anteprime ed eventi speciali. Ha suonato tutto l’ultimo album, più altri pezzi noti della sua carriera, insieme alla band. Semplice, rasato, quasi incorporeo, se non fosse per l’unica caratteristica che salta agli occhi: le mille facce e tic ed espressioni che storcono il viso mentre pigia i tasti del pianoforte, sfrega una chitarra, si trasfigura completamente nella canzone che sta suonando. Indossa sempre la famosa canotta per la quale a Sanremo veniva un po’ snobbato: fuori da ogni moda, look, outfit, l’aspetto passa in secondo piano per mettere davanti la musica. Forse l’unico dettaglio distintivo che si può cogliere è un tatuaggio. Non una parola di circostanza col pubblico, non una concessione all’intrattenimento fine a se stesso: un artista, un asceta?

Se all’inizio della carriera sembrava avere uno stile più giocoso e irriverente, con pezzi come Nessuno, Superman, Hai messo incinta una scema, Cambio sesso per un po’, in concerto spesso recupera il lato dadaista che ha abbandonato solo apparentemente. In questo tour accade con la partecipazione di Sibode DJ, one-man-band in tutina acetata dall’estro incontenibile, che introduce la serata con uno show istrionico, elettronico, surreale, e successivamente interviene come ospite in alcune canzoni di Truppi, le più “leggere”. Durante lo show di Sibode DJ puoi vedere a lato Giovanni Truppi che ride di gusto: allora una concessione all’intrattenimento c’è.

Non saprei quantificare la portata discografica, credo sia un cantautore universalmente stimato nel panorama italiano, cinque album, un libro, mille collaborazioni e persino un festival di Sanremo, eppure ho l’impressione che rimanga comunque un solitario sordo alle sirene della fama, un artigiano concentrato esclusivamente sull’arte musicale in maniera appassionata e antica. Per molti, ma non per tutti, insomma. Dico una cosa che non c’entra niente, ma forse sì: da qualche tempo collaboro con un sito di musica appena nato, Polvere Magazine, e al concerto ho trovato tanti collaboratori, tutte persone abbastanza diverse, ma con incredibilmente in comune la passione per Giovanni Truppi. Facile amare le grandi star della musica internazionale, ma condividere un piacere per pochi come Giovanni Truppi è secondo me cosa abbastanza significativa, che unisce, che ti annusi e senti che puoi andar d’accordo. 

A dire la verità, rileggendo queste parole, ok c’è un po’ di crisi, ma anche un po’ di felicità – appena scritta è già volata via.

* Ci sono i siti più disparati che fanno il mio stesso errore, “infinite possibilità per essere felici”, ma si trova spesso anche un altro strafalcione più tragicomico, “infinite possibilità per essere finiti”, che potete vedere su e-Bay, su La civiltà cattolica, e soprattutto su Rockit 😉

Polvere Magazine ha pubblicato un live report del concerto e un’intervista fatta ai giardinetti. MySpiace è sempre su Instagram.

Paolo Plinio Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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