Non so come faccia. Finito un pezzo saltella sul palco, impaziente di iniziare il successivo. Sembra il pugile scattante che egli stesso interpreta sulla copertina di Boxe. Indossa vestiti non semplici da portare – pantaloni bianchi e camicia rosa – eppure gli donano al bacio. Slanciato, reattivo, figo: il suo carisma si impone anche fisicamente. Gli spettatori che lo guardano, rispecchiando se stessi nella sua fame di vita, hanno sessanta, quaranta, vent’anni; la sua musica non ha età o generazioni. Persino i pezzi che ha scritto negli anni ’80 non invecchiano mai, la sua voce da non-cantante che rincorre rapida una parola dopo l’altra li rende autentici e puri oggi come ieri. Leggo su Wikipedia che Federico Fiumani è nato nel 1960, e ha pubblicato il primo LP con i Diaframma a ventiquattro anni. Da allora sembra essere rimasto il ragazzo di sempre, come diavolo fa?
La mia è tutta invidia, ovviamente, ma ogni volta è sempre bello provarla vedendolo in concerto. Scoperto tardi nella vita e amato subito, l’ho visto un po’ dove capita, dalle location piccoline ai club più grandi. Questa è un’occasione del secondo tipo, poiché la ricorrenza è importante: i 40 anni di Siberia, primo album dei Diaframma. Il tour celebrativo, tra le tante date in tutta Italia, fa tappa anche all’Hiroshima Mon Amour, Torino. C’è tanta gente, il locale a un certo punto comunica il sold-out, come spesso sta accadendo in altre date del tour. Tra foto, video e audio da Roma e Milano, l’ho visto spesso attraverso le stories dei miei contatti in giro per l’Italia; stavolta è il momento anche per me e per i torinesi di vederlo dal vivo.

Ora, un paragrafo che potete saltare, ma parla un po’ di tutti e delle nostre attese*. Mentre attendiamo l’ingresso della band c’è sempre una playlist in sottofondo. Quando finisce un pezzo ci attendiamo che i musicisti facciano finalmente l’ingresso sul palco; se non lo fanno ci attendiamo che lo facciano quando finisce il pezzo successivo. Chissà perché abbiamo questa aspettativa che accada proprio quando finisce un pezzo. Il musicista entra nel momento che vuole, o quando gli dicono che è ora; non si premura certo di consentire educatamente che la canzone finisca. Veniamo smentiti tutte le volte, eppure continueremo per sempre ad avere questo “bias dell’ingresso dei musicisti quando finisce il pezzo”. Mentre penso questo pensiero, cerco di fare attenzione al pezzo durante il quale entrano i Diaframma (per poter dire tipo “i Diaframma salgono sul palco mentre c’è in sottofondo X dei Y”). Ma appena appaiono cambia tutto – boato, applausi, emozione, presenza magnetica dell’artista che tiene in pugno il pubblico senza bisogno di far nulla – e mi dimentico di questo pensiero che cade nel vuoto, mentre il concerto sta già iniziando.
Federico Fiumani sale sul palco con in mano la custodia della chitarra, come fosse la valigia del dottore. Con calma la apre, prende la sua Squier, la collega all’amplificatore, posa la custodia rigida dietro. Niente ingressi trionfali, niente effetti speciali: il concerto inizia come fosse una normale prova in saletta. Ma è subito fuoco con le prime note di Neogrigio. Comunque è il rosa, senza dubbio, il colore-guida della serata. Della camicia ho già detto, ma anche l’amplificatore è rosa (“mi è costato un sacco di soldi, 500 euro”, scherza a fine concerto). Rosa è soprattutto il cielo della copertina di Siberia, un quadro di Konstantin Yuon, Industrial Moscow (1949), che campeggia sulle ristampe in vinile che troveremo abbondantemente in vendita all’affollato banco merch.
L’immagine della copertina campeggia anche sul battipenna del basso di Luca Cantasano. All’altra chitarra c’è Edoardo Daidone, che suona le parti più tecniche degli arrangiamenti, e replica con precisione l’assolo di sax della canzone Siberia, motivo inseparabile del pezzo anche se non è una parte cantata. Il batterista è Tancredi Lo Cigno, ultimo ingresso nella band in ordine di tempo.
La prima parte del concerto è dedicata alle canzoni degli anni ’80: tutte quelle dell’album Siberia, più una buona selezione dai due successivi, 3 volte lacrime e Boxe. All’epoca il cantante era Miro Sassolini: Federico Fiumani scriveva i pezzi e suonava la chitarra, ha iniziato solo successivamente a essere il cantante. Dunque per la maggior parte del concerto ha cantato pezzi che sono registrati con un’altra voce, quella di Sassolini, che con il suo timbro oscuro e drammatico alla Ian Curtis ha contribuito alla fama dei Diaframma come “i Joy Division italiani”. Siberia, prodotto da Ernesto De Pascale nel 1984, oltre a essere considerato una pietra miliare del rock italiano (o meglio new-wave, o post-punk, ieri si diceva così e oggi cosà), è anche simbolo della pulsante scena fiorentina dell’epoca. Con gli amici Litfiba, i Diaframma registrarono in questo album un pezzo insieme, Amsterdam.

Il concerto vola; dopo le canzoni dei primi album, è il momento di quelle che siamo da sempre abituati a conoscere con la voce di Fiumani, a partire da Gennaio (1989) che con un certo grado di sicurezza direi che è la canzone più amata dei Diaframma. La sfilata di classici continua nella seconda parte del concerto, con il periodo anni ’90, che conta pezzi come L’odore delle rose, Diamante grezzo, Labbra blu e tante altre. E poi una cover di See no evil dei Television, dato che Tom Verlaine è tra gli idoli del fiorentino. Il commiato è con 3 volte lacrime.
Questa serata all’Hiroshima è una festa in cui si celebra il passato, non importa se non tutti l’hanno vissuto. Siberia è la sorgente impervia e pura dove ha iniziato a scorrere il “rock” italiano con cui tutti oggi ci dissetiamo. 40 anni dopo, è un album che sembra essere salito definitivamente nell’Olimpo dell’immortalità: te ne accorgi in concerto, non ci sono solo gli storici fan dei Diaframma, ma anche nuove età che sentono il fascino di un album e di un artista che da sempre è un modello di indipendenza e di inesauribile ispirazione. Fiumani porta il fuoco della giovinezza, dell’istinto, del desiderio. È un ragazzo senza essere un Peter Pan, è un punk senza avere le pose e le smorfie, è un sognatore anche se il grande sogno l’ha già fatto suo.

Quori piemontesi, se vi siete persi i Diaframma all’Hiroshima Mon Amour, c’è possibilità di vederli a Saluzzo al Teatro Magda Olivero (18 gennaio) e ad Asti al Diavolo Rosso (4 aprile). Per le news su tutti i concerti della zona di Torino, il consiglio è di iscrivervi al canale Telegram che con molta pazienza e infinito amore gestisco. E poi ho anche Instagram, che ve lo dico a fare!
* L’attesa del piacere è essa stessa il piacere, ma il piacere dell’attesa non è esso stesso l’attesa. O no?


4 considerazioni:
-siamo coetanei però io voglio andare in pensione;
-non ci sono più i gruppi spalla? costano?
-tra la carriera di Fiumani e quella del suo amico “trasgressivo” direi che c’è una bella differenza, a favore di Fiumani;
-per fortuna da anni non ho più un giradischi altrimenti avrei il rimpianto di non aver comprato (quando non avevo i soldi) la catalogue issue che discogs non inserisce alla voce Diaframma
https://www.discogs.com/it/release/859420-Various-Catalogue-Issue
– mi sorprende sempre quando dici la tua età, ti immagino mio coetaneo
– in effetti non si sono fatti vedere!
– non ho mai seguito molto il suo amico, so le canzoni indispensabili e bon…
– di vinili ne ho uno, “demos”, regalatomi dalla mia amica Daria quando era passata da Contempo… comunque avere un giradischi ti fa venir voglia di spendere davvero tantissimi soldi (forse ora ce li hai proprio perché non hai un giradischi)
Compro i cd (ora sto aspettando quello di Kim Deal) che per contrappasso oggi costano di meno ma agli inizi era il contrario.