Farò elenchi e metterò foto, perché voglio provare che le cose belle accadono veramente, in un certo luogo a Torino, che ora per decisione amministrativa sarà ricondotto ad altri gestori, con alto rischio di venire snaturato e perdere l’utilità preziosa che ha avuto per i giovani di tutte le età per quindici anni.
A Comala ho visto decine di concerti, spesso a ingresso libero, aperti a pubblico di tutte le tasche. Ho scoperto il festival Vertebre quando stava nascendo e che adesso è una realtà centrale nella musica a Torino. Ho visto uno showcase dei Ministri appena finita la pandemia e la combo band del cuore + luogo del cuore è stata un’emozione speciale in un periodo difficilissimo per tutti. Ho avuto l’onore con RadioOhm di organizzare la finale di Arezzo Wave Piemonte che è stata epica, che ha fatto uscire i Kanerva che tre mesi dopo hanno vinto Arezzo Wave nazionale. Ho visto varie serate di Tenetevi il Resto, il festival organizzato dal Premio Buscaglione, ma anche release party come quello della rapper Ellie Cottino e eventi del Torino Jazz Festival. Sono stato in sala prove con gli amici. Ho avuto riunioni di redazione con Polvere Mag. Ho conosciuto il progetto di Due Dischi che proprio qui è nato. E ho anche fatto serate normali, semplicemente perché si sta bene.

Comala fa una quantità di cose incredibile. Organizza proiezioni di film tutta l’estate. Fa un festival bellissimo sulla Liberazione, nel periodo del 25 aprile. Ha addirittura fondato una squadra di calcio, nel solco delle riuscite esperienze di sport popolare. Da non dimenticare, inoltre, l’impegno del centro per non compromettere l’area dalla costruzione di un supermercato, che avrebbe distrutto lo spazio dell’associazione (attraverso il quale sarebbe dovuto passare il passaggio carico/scarico) e gran parte dell’area verde circostante, una delle rare rimaste nel quartiere Cenisia. Sono riusciti a salvare lo spazio del centro, non l’area verde su cui questo Esselunga comunque si farà; in ogni caso si tratta già di una piccola grande vittoria.
Un’oasi come Comala, qualunque città se la sogna. Eppure qui c’è. Musica, cultura, cinema, teatro, spettacoli, incontri, vita. File di tavoli su cui gli universitari studiano di pomeriggio. Palco su cui sono passati i migliori artisti della città e oltre. Sale polifunzionali per laboratori e sale prova. Atmosfera serena, persone belle, staff che sa di essere parte di un progetto importante. Attenzione alla sostenibilità con un sistema di riutilizzo bicchieri ottimale. Ogni anno sempre più bello e vivo.
Il Comala è un miracolo accaduto lentamente, senza clamore, che forse abbiamo dato per scontato, eppure ha contribuito a rendere questa città un posto degno per fermarsi e mettere radici. L’associazione che ha costruito il centro, rigenerando a partire dal 2011 porzioni di una caserma abbandonata, ha trasformato una concessione comunale in una storia esemplare e un orgoglio per Torino. Sul sito si può leggere la storia dell’edificio, che oltre a essere caserma ha avuto diversi impieghi, dal mercato del bestiame all’aula bunker per il processo alle Brigate Rosse. Fino ad arrivare alla nuova vita attuale come luogo prezioso di incontro sia per le nuove generazioni che per i meno giovani, sia per i fuorisede che vengono a studiare sia per i residenti che vivono in zona da sempre. È stata un’impresa partita da zero, un esempio di quanto una connessione tra Comune e un’associazione di ragazzi con energie positive può restituire un valore inestimabile alla città. Ora l’associazione viene estromessa dall’esito di un bando di assegnazione e l’esperienza viene cancellata.
Mi chiedo: possibile che un successo di questo tipo debba essere interrotto da un bando? Possibile che i bandi siano l’unica procedura fattibile? Possibile che chi lavora bene sia penalizzato? L’amministrazione, dopo la storia che ha portato alla cancellazione di Todays Festival proprio a causa del sistema di bandi fatti male, emessi annualmente pochi mesi prima dall’evento, sembra insistere su uno strumento che non sa usare. Mi domando se non ci sia un’alternativa a questo meccanismo che ha il risultato di creare precarietà, ignorare la qualità, disincentivare a pensare nel lungo periodo.
In questi giorni il presidente di Comala, Andrea Pino, sta portando alla luce elementi noti e meno noti sulla cordata di associazioni vincitrici del bando che danno adito a diverse preoccupazioni. Lo sta facendo con dei video su Instagram, con un coraggio notevole, perché va a toccare interessi ambigui che possono causare conseguenze non da poco. Massima stima per l’energia e grande interesse per ciò che sta raccontando. Mi domando se certi elementi, verificabili da qualunque semplice cittadino, non siano stati verificati dalla commissione tecnica responsabile.
Spero che le ombre di questa vicenda siano chiarite, e sogno che Comala possa restare saldo nel luogo che ha reso unico con l’identità che l’ha caratterizzato fino a ora: un centro di aggregazione dove energie e creatività diverse si connettono per dar vita a eventi, collaborazioni, espressioni artistiche, progetti, che migliorano e trasformano la vita delle persone. Senza velleità di imprenditorialità, innovazione, start up, parole abusate ma ahimè spesso prive di contenuto, e che risultano pleonastiche alla luce di ciò che l’esperienza Comala ha già ampiamente dimostrato.
Faccio sentire la mia voce, così come state facendo in tanti, cosicché chi di dovere capisca che sta mettendo in ginocchio il mondo culturale della città, e il disastro è sotto gli occhi di tutti. Qui c’è una petizione che abbiamo firmato in tanti a favore del Comala, e invito chi non l’ha ancora fatto ad aggiungersi. Per chi fosse curioso del percorso amministrativo, qui si scarica il verbale di aggiudicazione del bando e qui si legge l’avviso pubblico che la circoscrizione aveva pubblicato. Sul canale Telegram dei concerti a Torino avevo iniziato a postare articoli apparsi sul La Stampa in merito alla vicenda; non li sto più mettendo perché sono abbondantemente superati dal peso dei video pubblicati da Comala, comunque se qualcuno ha piacere di avere altro materiale gli mando tutto.
Ringrazio Comala per essere stato fino a oggi casa bella e accogliente, non solo per tanti giovani, ma anche per vecchi cagnacci rognosi come me. Non finisce qui, lo so!





