reunion
Pop Rock

È solo un po’ di magia che se ne va

Mai dire mai

è una frase stupida

l’hanno detta troppe volte

prendi me ad esempio

che con questa storia

del mai dire mai

ho detto e fatto cose

che mai e poi mai

avrei voluto dire o fare mai

ma chi se n’a fotte!

Mai dire mai, dicono il Teatro degli Orrori. Cinque anni dopo il burrascoso scioglimento hanno letteralmente messo in pratica questa “frase stupida” realizzando una delle reunion più d’effetto dell’anno, sulle quali nessuno avrebbe scommesso un euro. Se avessimo fatto altre scommesse, avremmo perso molti euro: anche gli Offlaga Disco Pax sono tornati insieme, e anche questo non se lo aspettava nessuno, in seguito alla morte nel 2014 di Enrico Fontanelli, musicista, grafico e colonna portante della band. Dalle parti di Reggio Emilia molti ingranaggi hanno ripreso a girare: pochi mesi prima si è messa in moto la sorprendente quanto discussa reunion dei CCCP: nel bene o nel male, è stato l’evento del 2024, e scommetto che questo santo Giubileo non finirà senza che the punk pope decida il ritorno dei CSI. 

Se guardiamo all’estero, sarebbe troppo facile ricordare la reunion delle reunion, quella degli Oasis, che se regge la pace tra i Gallagher prenderà atto in estate. Ma c’è stata anche quella dei Pulp, che dopo alcuni concerti hanno annunciato un nuovo album, More, 24 anni dopo l’ultimo. 

Non solo reunion. Càpitano anche fatti sorprendenti. Pochi giorni fa arrivava a sorpresa il nuovo disco dei Cani, Post mortem, accolto in maniera quasi religiosa, nonostante siano passati solo nove anni dal precedente Aurora. Dico “solo” perché nove anni non è un’attesa così anomala nel panorama italiano. Per non parlare di quello estero in cui la stessa cifra è fisiologica e siamo serenamente arrivati a 16 anni per ascoltare un nuovo album dei Cure: anche il ritorno di Robert Smith, come nel nostro piccolo accade con Niccolò Contessa, è stato accolto come il Messia. 

Dopo un quarto di secolo dal tradimento che fece scalpore, Neffa è ritornato a fare rap, pubblicando un nuovo disco “di genere” (l’ha definito lui così); per quanto il guaglione sia una specie di divinità del rap italiano, nessuno si aspettava che sarebbe tornato sulla traccia. Accadono però anche cose disumane, come quando è uscita una nuova canzone dei Beatles pacioccata a partire da un demo di Lennon, buttata sulle piattaforme come “ultima canzone dei Beatles”, scivolata via e dimenticata in una settimana; avrei voluto dimenticarmene anch’io ma se la cito vuol dire che purtroppo non l’ho dimenticata abbastanza.

Al confronto di tali accadimenti, la moda degli anniversari (decennali, ventennali, trentennali ecc…) è una tradizione ormai normale, è il pranzo di Natale, è la Pasqua coi parenti o la Pasquetta con gli amici. Ho visto il trentennale di Catartica dei Marlene Kuntz nel decennale di quando avevo visto il ventennale. Quest’anno c’è Manuel Agnelli che riporta dal vivo Ballate per piccole iene vent’anni dopo, notizia che, più che per l’album in sé, mi colpisce per il fatto che lo fa con la band originale dell’epoca, dei quali nessuno fa parte degli Afterhours attuali. A questo tipo di celebrazioni siamo ormai abituati: ci vuole ben altro per darci la botta di vita. La morte, forse?

La paura della morte c’entra sempre, è un grande motore esistenziale, e credo sia una disposizione d’animo alla base di molte delle decisioni degli artisti. Dove molti vedono “i soldi”, io sento un senso della morte, l’urgenza di bruciare ogni energia della vita prima che sia troppo tardi. Non scherzo, mi sembra una cosa anche sana, ma non so nemmeno se sia concesso dal galateo parlare in questi termini, con la morte ci sono sempre dei codici particolari. Diciamo che è in atto un’accelerazione che fa sì che molte storie tornino a consumarsi, molte attese vengano soddisfatte.

È l’epoca della Resurrezione. Risorgono fenomeni, band, progetti, cose musicali dall’aura leggendaria che mai e poi mai ti saresti aspettato tornassero. È sicuramente emozionante. Ho assistito ad alcuni di questi eventi e non hanno fatto molta fatica a commuovermi. E se non l’hanno fatto, ho visto negli occhi delle persone intorno a me un’eccitazione unica, impaziente, luccicante, che denota il fatto che certa musica ha piantato forti radici nei cuori delle persone. Mi appassiono a certi ritorni, attratto soprattutto dal ritorno in sé, che brilla di luce propria, che per qualche motivo ha a che fare con irripetibili ragioni e stagioni dell’arte e della vita.

Ma per ogni emozione che provi, c’è un poco di magia che se ne va. Il mito è un po’ più mite. Il sogno che si avvera – sembra banale ma è così – non è più un sogno. Credo che solo le cose che non accadono mai più, che restano sigillate in un tempo irrecuperabile, hanno la possibilità di accedere a un livello di immortalità. Quelle che ritornano, seppur dopo un lunga attesa, diventano invece raggiungibili, accessibili, finite come i fatti umani. Guadagniamo un’emozione oggi, rinunciamo all’eternità domani.

Rimane l’ultima Resurrezione che spero non accada mai (oppure ci spero molto, al prezzo di perdere la magia, il mito, il sogno, non so). Forse esiste oggi un’unica nevereunion, se così possiamo chiamarla: sono abbastanza sicuro che non rivedremo mai certi scenari come quello qui sotto. Ma come dicono il Teatro degli Orrori, mai dire mai. 

Ultimamente mi sono concesso molti concerti “celebrativi”, ne ho scritto su Polvere Mag

Instagram, per perdere un altro po’ di magia 😉

Paolo Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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1 commento

  1. No, gli Smiths no. Però le Shop Assistant sono ancora vive, se può interessare.

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