spore paesaggi liminali
Dischi Pop Rock

Dalle Spore nascono nuovi fiori psichedelici

Le Spore sono una delle nuove band di Torino che più mi hanno impressionato. Ricordo molto bene la prima volta che li ho visti suonare. Era una serata di PagellaNonSoloRock in cui facevo le interviste ai partecipanti. Sei ragazzi di vent’anni prendevano in pugno l’attenzione di chiunque fosse nei paraggi: tempeste elettriche, spontaneità e immediatezza, composizioni complesse ma gran fiuto per gli intrecci melodici. Molto spazio all’improvvisazione, non quella maldestra dei talebani del rumorismo, ma quella ipnotica fatta da musicisti molto abili nel loro strumento. Uno zoccolo duro di fan pogava con gioia e violenza; mi sono tenuto un po’ distante per non rovesciare la mia birra. Il posto era il CPG, a Torino nella periferia di Mirafiori, l’anno il 2023.

Sembravano nel momento migliore della loro immaturità, come una band che ha appena fatto il primo album e si presenta dal vivo in un ibrido di energia, trasparenza, mistero. Ma era uno dei loro primi concerti e non avevano in mano nemmeno una registrazione. Il loro nome, Spore, mi riportava alla mente la parola con cui i Marlene Kuntz titolavano le loro improvvisazioni. Dovevo fare una stringa di testo da incollare sulla piattaforma dei podcast di RadioOhm e mi è venuta la seguente, zeppa di parolone: Si conclude con le Spore, band di sei musicisti già attivi in diversi progetti. Urgenza sonica, attitudine alternative, sperimentazioni nu-jazz in un set che infiamma il pubblico e scatena il pogo. Sicuramente risentiremo parlare di loro!

E infatti risentiremo parlare di loro, per esempio in questo articolo, ma lasciatemi finire il racconto. Sull’onda dell’entusiasmo, gli proposi subito di suonare in un locale dove organizzavo alcuni concerti. Si trattava però di un locale molto piccolo, dove non era possibile fare concerti elettrici coi sacri crismi tipo muri di Marshall, legnate di Big Muff, batterie sfondate, no: le contingenze costringevano a fare un acustico molto essenziale. Solo nei giorni successivi ho razionalizzato questo particolare, e ho pensato: come diavolo mi è venuto in mente? Ma ormai era deciso. Alla mia richiesta di fare un acustico i ragazzi risposero di buon grado ok, ma io comunque rimasi in preda alla preoccupazione. Fino al momento in cui si presentarono al locale continuavo a messaggiarli per accertarmi che non osassero venire con strumentacci grossi e tamburi minacciosi e intenzioni poco raccomandabili di fare un’apocalisse come li ho visti fare nel video di cui sopra. Fino al momento prima del concerto li addocchiavo con sguardo da guardia, torvo e col sopracciglio inarcato. 

La mia ansia si sciolse alla prima nota. Un dolcissimo tema di chitarra ribaltò completamente l’atmosfera, la canzone era Aspettando che spiova. Da quel momento in poi fecero quaranta minuti eleganti e adorabili in uno scenario perfetto, vagamente alla MTV Unplugged (sgabelli, spazzole, luci soffuse, capelli raccolti, presente no?). Mi voltai verso gli amici con cui organizzavamo queste serate, mi guardarono con un cenno sorpreso di approvazione, io impettito annuii con l’aria tipo “visto cosa vi ho portato?” come se fossi strasicuro che sarebbe andata così. È stata una serata fantastica. In seguito, giustamente, i ragazzi hanno ricominciato a fare i concerti come piace a loro, completamente elettrici, senza la polizia dei volumi che quella sera io ho rappresentato. 

Le Spore sono una delle nuove band di Torino che secondo me sono da ascoltare. Fanno parte della scena dei ventenni che anima il festival Vertebre e sta diventando punto di riferimento della musica in città. Spesso e volentieri gli stessi musicisti suonano in vari gruppi: qui ce ne sono diversi che suonano anche in Irossa, Edera, Best Before, e probabilmente altri di cui non sono a conoscenza. Faccio i nomi dei componenti, che mi sono dovuto andare a cercare, perché online non si trovano scritti da nessuna parte, ma è ora che qualcuno li faccia: Federico Padrini voce e chitarra, Jacopo Sulis chitarra, Mattia Gardino chitarra, Francesco Torchio chitarra, Davide Porcu batteria, Riccardo Paolucci – a cui è subentrato ora Simone Ravigliono – al basso.

Se provo a descrivere Paesaggi liminali, il loro primo album autoprodotto, penso a un albo di immagini sfocate dai colori carichi e psichedelici, armonie in fiore da steli coriacei e ruvidissimi. L’apertura è con il mantra di Stai con noi che è un butta-dentro infallibile e conduce il disco a muoversi tra gli umori malinconici di Edera, il dormiveglia strafatto di Mosca cieca, il caos controllato di Comizi d’amore, le martellate ritmiche di Nido di polvere… tenute insieme da brevi suggestioni strumentali come Rami ghiacciati, Fotosintesi, Brace, . C’è un pezzo in inglese, Once Again, che è una mazzata violenta introdotta da un riff a tre gambe dall’incedere zoppo che ti insegue, incespica, cade, e poi si rialza e torna a inseguirti e non molla mai. E poi c’è Aspettando che spiova, dal tema di chitarra che incanta gli dèi, che ricompare suonato al piano in una coda a fine album (Gocce) che chiude il sipario.

È un album che secondo me sta entrando nella familiarità di un buon pezzo della nuova scena artistica di questa città. Sfonda un muro, quello che c’è tra gli artisti emergenti e gli artisti più noti, tra la musica mandata dall’alto innaffiata con gli spruzzini e la musica che nasce dal basso spaccando l’asfalto. Le persone che respirano questo ambiente ascoltano il disco delle Spore così come ascoltano quello dei Murder Capital, sanno a memoria il ritornello di Edera così come sanno a memoria il ritornello di Chaise longue dei Verdena, aspettano un loro pezzo nuovo così come ne aspettano uno nuovo di King Krule, e così via.  

All’interno di questo collettivo di sensibilità e intelligenze che sta rendendo viva e interessante Torino – ne ho già parlato per il festival Vertebre e la band Irossa – sono felice di vedere crescere questa nuova storia artistica, quella delle Spore, che quando meno te lo aspetti potrebbe venire alla luce. Musica di ispirazione non comune, eppure robusta e radicata alle rocce come una solitaria stella alpina; non credo che resteremo in pochi a sapere dove trovarla. Da spora nasce spora, è una di quelle band che quando la vedi ti fa venir voglia di fare una band; meno male che non ho più vent’anni, se no cadrei di nuovo in questa trappola meravigliosa. 

Infine, come sempre, l’angolo dei social: Spore su Instagram, Io su Instagram, e il canale Telegram dei concerti a Torino.

Paolo Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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4 commenti

  1. Interessanti, e poi non mi sembrano i fratelli Reid in quanto a rumore.

    1. Sei velatamente spietato ma puoi riconoscere ai f.lli Reid che hanno smesso quasi subito di farlo 😄

      1. No, a me piacevano proprio i primi Jesus, Psychocandy, e in quanto a rumore penso ci siano stati altri ben più estremi.

        1. Metal machine music, ad esempio, l’ho sentito una sola volta.

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