Pop Rock

È arrivata la primavera e l’album delle Irossa

Mentre inizio questo articolo che parla dell’esordio una band torinese giovanissima, non ho la pretesa che qualche non-torinese corra subito ad ascoltare, come se fosse una cosa di vitale importanza che se non lo fai muori. Ho invece la pretesa che in un futuro questo articolo venga cliccato continuativamente da nuove persone, nel momento in cui stanno scoprendo questi ragazzi per altre vie, e vogliono saperne di più su di loro, da dove diavolo vengono, come fanno a essere così fichi senza avere l’aria di sforzarsi troppo. Se questo accadrà allora annuirò soddisfatto, pensando “e anche stavolta avevo ragione” (classic Sagittario), vincendo la scommessa impossibile di chi scrive di una band poco conosciuta – argomento ostico, ma se ci azzecchi prima degli altri…

Inizio largo, dalla primavera di due anni fa. È il momento in cui riaprono le gabbie, si può tornare ai concerti come una volta, in piedi, senza le sedie (ebbene sì, sembra un’era remota, ma sono passati solo due anni). A Torino riaprono anche i vari contesti live, tra cui PagellaNonSoloRock, concorso per artisti under23, in cui realizzo le interviste per RadioOhm. È una rassegna a cui talvolta partecipano giovani che non si sono mai esibiti su un palco prima, o che mettono su una band apposta per l’occasione di esibirsi. Ma può anche capitare di vedere artisti dall’approccio già consapevole e maturo, dall’identità musicale precisa, che fanno belle canzoni che – perché no? – ascolteresti benissimo nel tuo tempo libero.

Tra i progetti che spiccano c’è una band al primo concerto, formata da ragazzi che si sono conosciuti in una scuola di musica. In un paio di mesi di sala prova hanno creato un pugno di canzoni di morbida malinconica fragile uggiosa leggerezza, che hanno tutte una particolarità, un gancio melodico che si fa ricordare. “Band di musiche varie ed eclettiche”, c’è scritto in bio. Salgono sul palco senza spararsi pose, senza ostentare timidezze di circostanza, affidandosi semplicemente al flusso naturale della loro musica. Hanno due voci che si alternano in equilibrio su arrangiamenti inclini al funky e al blues in minore. Visti sul palco sono un assortimento particolare, variopinto, quasi naif: due fratelli con i capelli colorati, due cantanti pelle e ossa dal timbro assolutamente riconoscibile (un lui e una lei), e un chitarrista tuttofare che, durante l’intervista, mi colpisce per l’uso della parola “tracotanza”. Ah, la hybris!

Ora getterò i loro nomi in pasto agli algoritmi di Google, è ora che qualcuno lo faccia: Valerio e Simone Ravigliono i due fratelli-capelli, Guglielmo Ferroni il filosofo della hybris, Jacopo Sulis il cantante e Margherita Ferracini la cantante, a dare modo di connotare un femminile sovraesteso al nome che hanno scelto: “le” Irossa. Onde in aprile, la canzone in sottofondo nel video, è di quelle che appena la senti non ti molla più; diventa per me l’inno di quell’edizione 2022 del concorso. Secchio d’acqua, altro pezzo forte che in poco tempo registrano, va presto a completare un perfetto “doppio lato A”, come si diceva ai tempi dei 45 giri.

Tra una primavera e l’altra continuano a fare concerti a Torino e dintorni. Anche in Germania, perché coltivano una rete di contatti legati alla musica. Incrociano musicisti, collaborazioni, progetti paralleli – Edera, Best Before, Spore sono quelli in cui sono coinvolti più direttamente e spero di parlarne presto da qualche parte. Si inventano un festival, Vertebre, in cui coinvolgono band di valore e creano una scena. Organizzano appuntamenti immancabili per i ventenni torinesi e persino io – fuori quota – mi appassiono agli eventi. Diventano un modello per molti ragazzi che iniziano a fare musica. Tutti vogliono le Irossa, tutti conoscono le Irossa, tutti hanno un amico (o un figlio) in classe con uno delle Irossa. Tutti quelli a cui li faccio ascoltare se ne innamorano: lo vedo negli occhi del pubblico, c’è qualcosa che cambia, c’è qualcosa che esclama “finalmente, è come se li cercassi da sempre, e ora eccoli qua”.

Nel frattempo compiono una primavera, e si aggiunge alla band Caterina Graniti che col suo sax dà un tono caldo e jazzoso al progetto, molto vicino all’attuale rock d’oltremanica, in cui il sax è ormai strumento protagonista. “I nostri Black Country New Road”, mi dice la fotografa Martina Caratozzolo mentre gli fa queste foto durante un concerto al Circolo della Musica, un po’ ha ragione. 

Ecco una nuova primavera, ed esce il loro album, Satura. È registrato e realizzato completamente da loro, che secondo me è una scelta bella e salutare, in un’epoca di ansie in cui devi avere in fretta il prodotto “prodotto”. Gran parte di questi pezzi risuonano già da mesi tra le mura dei locali live torinesi; finalmente vengono immortalati in una registrazione.

Nelle sonorità c’è tanta passione per l’attuale scena britannica (e irlandese, che ormai non si può più omettere), passione che condivido anch’io. Li trovavo già brillanti quando li sentivo solo con chitarre splettrate, ora con l’aggiunta del sax hanno trovato una formula che dà ancora più aria ai pezzi. I testi, a volte molto onirici, sono immagini che si svelano piano piano, ne cogli immediatamente l’atmosfera ma ti ci vuole tempo per sviluppare la pellicola. Sono spesso ambientati di notte, non la notte delle cicale, ma quella dei pipistrelli. C’è sempre una nota umida e malinconica che appanna anche i passaggi più solari e rilassati. Con sicurezza e convinzione, e non con diffidenza e sospetto, posso usare la parola “indie” nell’accezione originale e orgogliosa degli anni zero – decennio in cui, peraltro, mentre io ascoltavo l’indie, loro nascevano.

Non ho idea se la loro musica avrà un futuro discografico, un riconoscimento di più ampia portata. Ma se hanno conquistato un vecchio come me, in maniera completamente spontanea, al punto da farmi interessare ai loro progetti, ai loro concerti, alle loro iniziative, ritengo che una forte magia ci sia. Passate due primavere dal loro primo concerto, le Irossa sono un riferimento fisso per una generazione di giovani a Torino, una realtà che tutti gli addetti alla musica in città conoscono, un collettivo cui tutti guardano con interesse. Sono convinto che questa storia sotterranea, prima o poi, la conosceranno in tanti.

Il release party dell’album delle Irossa è il 6 aprile 2024 al Blah Blah, via Po 21, Torino. Per quanto riguarda il festival Vertebre, ci sarà una data speciale il 6 giugno al Circolo della Musica di Rivoli.

Su Instagram: Irossa qui, MySpiace qua. Per sapere “chi suona stasera a Torino”, come sempre, c’è il canale Telegram.

Paolo Plinio Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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1 commento

  1. Sax? Mi ricordo che negli anni 80 Mel Collins era dappertutto. E poi i gruppi neoromantici essendo influenzati dai Roxy Music avevano il sax. Non ci sono controindicazioni. E i Tuxedomoon…

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