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Pop Rock Superospiti

La musica che mi hanno lasciato i miei ex – by Biancoottico

Playlist di amori finiti e mai nati

È per me un grande piacere pubblicare un contributo della superospite Ilaria Biancoottico. Una superospite quasi internazionale, visto che vive a Londra. Molti la seguono su Instagram, altri l’hanno vista protagonista nel video della canzone Dio esiste di Inigo, altri ancora la conoscono come frequentatrice del Bar Italia (quello della canzone dei Pulp). Lo stesso Jarvis Cocker amerebbe questo articolo. Nick Hornby amerebbe questo articolo. Tutti amerebbero questo articolo – a parte forse gli ex chiamati in causa, che comunque hanno fatto anche cose buone, tipo ispirare questa classifica/playlist.


“Chi si somiglia si piglia”, e chi ascolta la stessa musica si piglia anche di più, aggiungo io. Gli opposti sì, magari si attraggono, ma poi insieme non rimangono. Tuttavia, da un po’ di anni a questa parte ho dovuto prendere atto di una triste verità: con i ragazzi che condividono i miei gusti musicali non funziona. Non ha mai funzionato. Per questo ho pensato che il modo migliore di esorcizzare questa crudele circostanza fosse quello di riderci in una top 5 dei momenti più esilaranti. Ho scelto di farlo, però, concentrandomi su quello che queste esperienze mi hanno lasciato di bello: tanta musica, stupenda, che trovi nella playlist allegata.

5.

All’ultimo posto, un’eccezione. Musicista al conservatorio, il n. 5 si dimostrò tanto stitico come fidanzato quanto come compagno di ascolti. Ricordo di averlo portato ad un concerto dei The National e di non averlo visto piangere: un campanello d’allarme piuttosto rumoroso, in effetti. Chissà che fine ha fatto. Magari è diventato il groupie di qualche band punk femminile, se lo meriterebbe.

4.

Hai mai chiesto l’amicizia ad una “persona che potresti conoscere”, così, per un certoqualcosachenonlosodiretuchiamalesevuoisensazioni? Ecco, io una volta l’ho fatto e il ragazzo in questione, scoprii poco dopo con un certo stupore, suonava la chitarra in una band. Io pensai: “te pareva”. Lo ricordo come piuttosto timido, ma avevamo trovato questo argomento ‘scalda ghiacciai’, la musica (guarda caso!), specialmente rock. Tentò (invano) di farmi apprezzare il metal, impresa più disperata di un Bugo che prova a vincere Sanremo senza Morgan. Tuttavia, un giorno trovò una freccia con cui fece centro: i Diaframma. Da quel giorno è iniziata una lunga storia d’amore tra me e Federico Fiumani, quasi pari a quella che intrattengo da moltissimo tempo con Morrissey. Questo gran colpo gli fa guadagnare la posizione 4, nonostante la frequentazione si sia limitata ad un solo, dimenticabile appuntamento, alla fine del quale mi chiese di dargli un passaggio in macchina. Per fare 200 mt. Ci mancava solo che mi chiedesse un Ferrero Rocher.

3.

Giovane scrittore romano, amico di amici, look da inglesino bravo ragazzo, un incrocio tra il Thom Yorke dei tempi di “Ok Computer” e Pupo. Passammo una sera intera a parlare di musica libri calcio film cartoni e lo rividi anche il giorno dopo. Rimasi colpita dalla sua conoscenza del trip-hop, genere che amo da sempre. Mi presi una sbandata clamorosa, ma lui stentava a fare altre mosse, nonostante i miei incoraggiamenti. Un’amica comune mi disse che frequentava una donna sposata, che dovevo essere paziente, non sarebbe durata ancora tanto. L’attesa, che durò un po’ di mesi, fu, nonostante tutto, fruttuosa. Dato che l’unica prova della sua permanenza su questa terra era per me rappresentata dai post che condivideva con Facebook, ogni sua nuova condivisione diventava spunto per un viaggio di conoscenza. Grazie a lui iniziai ad interessarmi seriamente di musica elettronica, soprattutto ad Aphex Twin e ai Boards of Canada. Dopo mesi di attesa, mi arriva un messaggio dell’amica di cui sopra: via libera, diceva, ora datti da fare. Con tutto il coraggio che avevo gli scrissi e lui mi chiese di uscire. Il peggior primo appuntamento della storia. L’ultima volta che ne ho sentito parlare viveva a Taiwan, con la sua ragazza di Taiwan.

2.

Al numero 2, un classicone: l’amore non corrisposto, che, diciamocelo, è un po’ l’incubo di tutti, ma gli esperti ci dicono che in fin dei conti non è tanto male, perché ci spinge a tirare fuori il meglio di noi per poter essere degni del meglio che c’è. Del resto, Lacan diceva che “amare significa dare qualcosa che non si ha a chi non lo vuole”. Per quanto riguarda la mia esperienza, posso dire che senz’altro l’amore non corrisposto mi ha reso una musicofila migliore. Il nostro n. 2 non era musicista di professione, ma sapeva suonare qualsiasi strumento. Dopo un (piuttosto lungo) periodo di diffidenza da parte sua, siamo diventati molto amici, frequentavamo gli stessi amici, forse avevamo gli stessi nemici. Io avevo già preparato il corredo, la cucina e l’arredo, ma, ahimè, non solo non siamo mai arrivati alle bomboniere e all’altare, ma neanche all’uscio della porta della sua camera: eravamo sempre a distanza di sicurezza. Che peccato. È stata la prima (ed unica) persona ad avere accesso alla libreria del mio Iphone, perché condividevamo tutto, anche quei ‘piaceri per cui ti senti in colpa’, come certe pop band anni ’90 che o conosci o fai finta di non conoscere, come George Michael, come “Get Lucky” dei Daft Punk, come quel pop anni ’80 dove si sente solo il basso. Ammetto che, per fare colpo su di lui, ho dovuto studiare parecchio: ho approfondito tutta la produzione brit-pop anni ’90 (che no, non fu fatta solo di Oasis e Blur), ma anche scoperto tanti progetti musicali difficilmente etichettabili, come le cover della new wave in chiave di bossa nova dei Nouvelle Vague. Chissà dove altro mi avrebbe portato questo viaggio. Però in questi casi succede che, dopo aver visto tanto fumo, aspetti l’arrosto, lo aspetti e aspetti, ma questo non esce mai dal forno. Allora vai a controllare che il timer sia in funzione, e lo è, ma il tempo sembra non passare mai e la fame è tanta. Così, contro ogni evidenza, apri il forno per controllare che sia tutto a posto. E finisci per ustionarti le dita. Non ci parliamo da anni, non mi ricordo neanche perché. So che ha sposato una ragazza armena.

1.

Il n. 1 lo incontrai una sera mentre ero con il n. 2. Ho la brillante ed originalissima idea di usarlo come pedina per dare una svegliata al n. 2, perché all’epoca vedevo troppe serie tv, ma le cose prendono presto ben altra piega e mi ritrovo a vivere una storia molto coinvolgente, ma di breve durata. Del resto, per quanto riguarda il fattore coinvolgimento, non poteva essere altrimenti: amavamo entrambi i Kings for Convenience. Abbiamo condiviso una quantità di musica commovente e ci trovavamo quasi sempre allineati negli amori e nelle antipatie. Ricordo persino il brano che suonavano nel locale quando lo conobbi (n. 6 della playlist) e fu probabilmente il battesimo di questa storia musicalmente tanto intensa, il cui spartito suonava principalmente pop elettronico o low-fi e musica da colonna sonora. Dopo i primi giorni insieme, mi regalò un disco di Ben Harper, per raccontarmi qualcosa di sé, mentre io ricambiai con l’album di debutto degli XX, con intenzioni meno contemplative, diciamo, ma comunque valide. Ma parliamo delle scoperte musicali vere e proprie. Un giorno mi disse che aveva trovato la nostra canzone, di un cantante italiano di nome Dente. Io, che ero all’epoca ancora troppo esterofila, accolsi la notizia con un po’ di sano sospetto, ma il pezzo, caspita, era bello. Da quel giorno, a passi lenti, mi avvicinai alla scena musicale italiana, così che, quando arrivò la stagione dell’ “it-pop”, io ero già là. E mi sono spesso chiesta se a lui piacessero Calcutta, Brunori e Dimartino: nella mia testa la risposta è ovviamente affermativa, specialmente riguardo a Brunori. Per questo motivo ho deciso di collocarlo in vetta. Ah, e anche per quel 13 di agosto, in cui mi lasciò in una Roma torrida e deserta, a vivere la stessa storia di Natalie Imbruglia in “Torn”. E s’è pure tenuto alcuni dei miei effetti personali senza mai restituirmeli: non si fa, non si fa. So che ha sposato una ragazza giapponese.

Bonus track

Fuori concorso, perché se si parla di musica (e di generosità) con lui non c’è gara: grazie ai suoi doni, potrei musicare un’intera Maratona Mentana. Mi ha ricordato che non devono esserci necessariamente le parole in una canzone per renderla indimenticabile. La parte del ‘tra noi non può funzionare’ non la sto a raccontare, perché è direttamente proporzionale alla compatibilità musicale, appunto. Se oggi Biancoottico ha così tanti colori, il merito è anche suo. E tranquillo, non lo dico dove lavori che non ti piacciono i Dire Straits.

Ilaria & (biancoottico)

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P.s. anche Biancoottico indossa la maglietta del MySpiace!

Paolo Plinio Albera

Seduto sugli allora. Scrivo di rock, matrimoni, borgata Polo Nord (Torino). Anche di tennis, molto meno ma secondo me è quello che so fare meglio.

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