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Live Report Pop Rock

Un concerto degli Arcade Fire (non quest’ultimo)

C’è stato il concerto celebrativo dei vent’anni di Funeral degli Arcade Fire, che mi sono perso, come tante altre cose tutte imperdibili. Avevo tanti amici lì e ho scrollato varie storie che mostravano una scenografia certamente d’effetto. Ho empatizzato con gli eroi del pubblico che si sono presi il diluvio appena dopo la fine. Ho letto un articolo su un grande magazine che poteva essere scritto indifferentemente per qualsiasi altro concerto della band. E allora ho pensato di scrivere il ricordo che ho di un loro live, che non è quest’ultimo, ma non è nemmeno troppo vecchio.

È quello del 2022 a Milano. Per varie ragioni pensavo sarebbe stato abbastanza deludente, non sono nemmeno un chissà quale fan. Eppure è stato il mio concerto preferito dell’anno.

Il miglior concerto del peggior anno

Gli Arcade Fire credo siano una di quelle band che a un certo punto sembravano destinate a un’ascesa inarrestabile, a salire sull’olimpo degli stadi universali, come dire i Coldplay o gli U2. Ma forse mi sono sbagliato io, o forse hanno sbagliato qualcosa loro, in ogni caso credo che non andrà mai così.

Tanto più che l’estate 2022, periodo di cui stiamo parlando, è il centro del loro peggior momentaccio. Un momentaccio anche per me, per vari accadimenti della vita, e forse ha perfettamente senso che io vada a vedere una band che sta vivendo il peggior anno della sua esistenza.

L’anno inizia male per la band canadese: a marzo, poche ore dopo l’annuncio del nuovo album in programma per maggio, Will Butler, fratello del leader Win Butler, comunica che lascia gli Arcade Fire di cui è stato polistrumentista per quasi vent’anni. I motivi non sono chiarissimi, nel suo messaggio su Twitter dice che gli Arcade Fire rimangono comunque la sua famiglia, ma che la band è cambiata, ed è cambiato anche lui. Dopo aver registrato l’album con la band, decide di dedicarsi a un progetto solista.

Con questo sembra un po’ sgretolarsi il mito della “grande famiglia” che accompagna la band canadese fin dagli esordi: WE – titolo del nuovo disco – parte già in sottrazione, WE-1.

L’album, comunque, ottiene un bel riscontro. Un album di speranza, non così oscuro, a dispetto dell’occhio spento che campeggia in copertina. Un concept sul bisogno di ritrovare una connessione tra le persone, in questa era dell’ansia, dell’individualismo, della paranoia, aggravata pure dalla pandemia iniziata nel 2020 – e che ha dato a Win Butler occasione di scrivere tantissime canzoni. Abbandonare l’IO e abbracciare il NOI: questo è il messaggio della band, che si augura che il mondo ritrovi un senso di comunità, e detto da una “grande famiglia” ha assolutamente senso. 

Ad agosto però arriva un’altra mazzata. Un’indagine di Pitchfork porta alla luce i casi di 4 ragazze molto giovani che avrebbero subito molestie sessuali e violenze da parte di Win Butler. Il cantante si difende dicendo che erano tutti rapporti consensuali, e che sua moglie – Regine Chassagne, cantante e polistrumentista e colonna portante della band – sarebbe sempre stata al corrente degli episodi. Regine, per di più, difende suo marito. 

Ma l’autodifesa apparentemente unita della band serve a poco. Sembra crollare tutto. Le radio canadesi tolgono le canzoni degli Arcade Fire dalla programmazione. La cantante Feist, che apre i concerti della band, lascia il tour. Poco più tardi lo farà anche Beck, pure lui tra gli opener inizialmente annunciati. Il mito della “grande famiglia” che ha sempre identificato il collettivo sembra polverizzarsi all’istante. 

Il concerto di Milano

Il caso fa talmente scalpore che penso: boh, non mi stupirei se interrompessero il tour. Chissà se lo fanno davvero, questo concerto a Milano: fino al 17 settembre c’è tempo di far saltare un tour intero. Appena preso il biglietto, spesi questi 56,50 euro per il parterre, mi vengono le paranoie che all’improvviso salti tutto. Già penso a come fare per chiedere il rimborso, le mail, i clic, le modalità che mi verranno comunicate in seguito, mi viene male.

Invece è più ottimista il mio amico Marco, appassionatissimo della band. È talmente fan che la sigla del suo programma su RadioOhm è Wake Up, che è la canzone con cui gli Arcade Fire chiudono i concerti. E dai allora, andiamo a vedere il concerto, chissà che non mi sveglia davvero.

Prendiamo l’autostrada da Torino, arriviamo al Mediolanum Forum, ci mangiamo una cosa e ci mettiamo in coda. Veniamo a sapere che Win Butler ha preso la chitarra e suonato un pezzo davanti a qualche fan – questo è curioso, forse l’ottimismo vincerà.

Entriamo dentro il Forum. Il palco è una mezza luna rovesciata, che ricorda la sagoma dell’occhio / buco nero sulla copertina dell’album. In mezzo alla sala c’è un altro piccolo palco, con un pianoforte con i tasti colorati che suona da solo (un po’ alla Westworld) e un’insegna luminosa al neon su cui c’è scritto The End of American Empire, come il titolo di una delle canzoni dell’album. Incontriamo amiche e amici, facciamo quattro chiacchiere, e poi arriva il momento dell’inizio.

Arcade Forum

Si apre l’occhio che sovrasta il palco, appare la band, e da subito si dimostrano tutti in formissima. La prima decina di minuti è di fuoco. Ma poi arriva un momento un po’ strano: Win Butler scivola e cade sul palco, arriva la crew per soccorrerlo, sembra si sia infortunato. L’incanto che sorprendentemente si era creato si spezza per un attimo, l’equilibrio torna a vacillare, i demoni delle faccende estive affiorano nuovamente. 

Win torna in piedi davanti al microfono, bofonchia due parole, il concerto riprende. Le nuvole si dissolvono di nuovo, la band torna a suonare meglio di prima. Mille laser danzano su Reflektor. Arrivano persino i pupazzi gonfiabili a forma di tubo (come si chiamano? air dancer?) che danno un tocco di kitsch molto divertente, e che richiama il video di Unconditional I (Lookout Kid).

Paul Beaubrun, il nuovo polistrumentista, di origine haitiana come Regine Chassagne, ha una personalità molto forte, dei dreadlocks come medusa Marley (cit. cantautore romano) e se la cava benissimo a sostituire il grande assente Will Butler fratello di Win. 

Migliaia di telefonini si alzano a riprendere il momento in cui arriva Rebellion (Lies), anche conosciuta come “la canzone di Otto e Mezzo”, perché è la sigla che tutte le sere da anni apre il programma di La7 di Lilli Gruber. Chissà se la band è al corrente di questa cosa tutta italiana? E Lilli Gruber, lo sa che quelli sono gli Arcade Fire? Vero che anche voi ve lo siete chiesti qualche volta ma vi sembravano domande troppo stupide?

Per favore spegnete le luci

Il momento più bello del concerto, e che ricorderò sempre, ha come protagonista Regine. Durante Sprawl II (Mountains Beyond Mountains) c’è un breve momento in cui si spengono le luci. Completamente buio. Quando si riaccendono, lei appare in piedi, statuaria, dalla parte opposta del palco, in piedi sopra il pianoforte posizionato sul palchetto in mezzo al Forum. Regina, Régine. 

Inizia a cantare e dà vita al momento più memorabile della serata, un minuto stupendo di una delle mie canzoni preferite degli Arcade Fire, finché le luci tornano a spegnersi di colpo, proprio sulle parole “I need the darkness, someone please cut the lights”. Ho la fortuna di trovarmi a poca distanza.

Da questo punto in poi l’atmosfera decolla definitivamente. Nel finale tutta la band tornerà su questo piccolo palco a fare un bagno di folla in mezzo al pubblico, tra singalong, cellulari illuminati, atmosfera magica, fino a concludere con Wake Up che, come detto, è la canzone che di solito chiude i loro concerti, ed è quella con cui Marco apre la trasmissione – in linea di principio ha ragione lui, sarebbe più adatta ad aprire, invece che a chiudere!

The end di un concerto degli Arcade Fire

Usciamo dal Forum tra file lunghissime di persone che ancora cantano gli OO-OO-OO di Wake Up. È una cosa che succede sempre ai concerti degli Arcade Fire, non puoi uscire di lì senza avere incollato in testa quel coro. Il paragrafo che sto scrivendo potrebbe essere scritto indifferentemente per qualsiasi concerto della band (ma non per quello celebrativo dei 10 anni di Funeral, in cui la canzone è stata suonata nella prima parte della serata, quella dedicata all’esecuzione integrale dell’album).

Andiamo verso la macchina e condividiamo alla rinfusa impressioni su questo concerto entusiasmante. Per un paio d’ore la band ha spazzato via tutta la negatività che fluttua intorno a loro. Chi li aveva già giudicati in fretta (tipo io) basandosi sulle vicende personali, ha dovuto rieditare tutto. Chi invece ha sempre creduto in loro (tipo Marco) in questo concerto ha trovato una vittoria, o comunque una rivincita. 

Annus horribilis e decade Funeral

Tutta questa storia mi piace perché mi ricorda per l’ennesima volta quanto è umano e fallibile l’universo della musica. Gli artisti fanno cose meravigliose ma anche cose squallide. Soffrono ma fanno anche soffrire. Fanno sbocciare amori e ne rovinano degli altri. Scaricano qualcuno, accolgono con amore qualcun altro. Rubano, e donano. Imprimono un’improvvisa accelerazione alla vita, che a volte ti fa andare a sbattere, altre volte ti fa vivere un viaggio eccitante, incredibile, sempre sul filo di un equilibrio che ti toglie il fiato.

Non riuscirò mai a risolvere queste contraddizioni, ma amerò sempre contemplarle. Tutto il male sembra svanito, dimenticato; rimane solo l’adrenalina di un concerto clamoroso.

In seguito mi chiederò spesso se la band sarebbe implosa, dissolta dalle vicende personali, oppure se sarebbe riuscita a superare questo momento di difficoltà. E magari chissà, un giorno davvero diventare i nuovi Coldplay, U2 o quello che è, cosa per la quale sembravano predestinati. 

Oggi gli Arcade Fire sono impegnati nel tour celebrativo del loro primo album, il più amato, dunque conta poco: non ho dubbi che vincano facile, ogni serata sarà sicuramente una festa. Ma la strana eccitazione di quell’estate complicata la ricordo molto bene, e non dimenticherò mai l’emozione di vedere brillare in maniera sfolgorante una band probabilmente spenta al suo interno. Non solo io, ma credo che tutti quelli che sono stati a quel concerto degli Arcade Fire lo ricordano come uno dei più belli dell’anno.

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E questa è Adam Monday la trasmissione di Marco che inizia con OO-OO-OO…

Paolo Plinio Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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3 commenti

  1. Feist e Beck che aprono per gli AF, i VU che aprono per gli U2…

    1. Incredibile. Lo scopro ora con il tuo commento. Napoli, 9 luglio 1993, concerto degli U2 con opening Velvet Underground e Ligabue. Tre giorni dopo vengono a Torino, ma senza i VU 😢

      1. Cos’altro dobbiamo vedere, Erykah Badu che apre per Geolier?

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