their satanic majesties request
Pop Rock

L’album più strano dei Rolling Stones

Ammettiamolo, gli album più interessanti non sono i capolavori. Gli album migliori sono quelli peggiori. A penetrare la nostra immaginazione con un fascino inspiegabile, magico e irrazionale, sono i dischi minori, strani, insensati, incomprensibili, incompresi, criticati, rinnegati dagli stessi artisti che li hanno prodotti. È questo il caso di Their Satanic Majesties Request dei Rolling Stones, uscito l’8 dicembre 1967 per Decca Records. 

«Nessuno di noi aveva voglia di farlo, ma era tempo di un altro album degli Stones, e Sgt. Pepper stava uscendo, così, sostanzialmente, pensammo di farne una messinscena» (cit. Keith Richards). 

L’album psichedelico degli Stones

Their Satanic Majesties Request è il loro “album psichedelico”. Esce alla fine dell’anno della Summer of Love, del movimento hippie, del Monterey Pop Festival, delle manie dell’India, e ovviamente dei caposaldi del rock psichedelico come Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band dei Beatles, The Piper at the Gates of Dawn dei Pink Floyd, Surrealistic Pillow dei Jefferson Airplane. Era appena successo tutto e di tutto, e chiunque abbia ascoltato il nuovo album degli Stones ha pensato la stessa identica cosa: “hanno cercato di imitare i Beatles e tutta la roba psichedelica di moda, ma gli è venuto un mappazzone* senza capo né coda”. 

Tutte le righe che scriverò da qui in poi sono le più inutili di sempre perché, in effetti, gli Stones davvero hanno cercato di imitare i Beatles e tutta la roba psichedelica di moda, ma gli è venuto un mappazzone* senza capo né coda. 

Eppure… nel tempo questo album ha intrapreso un suo percorso strano e personale, assolutamente lontano dalla dignità di nota nel genere psichedelico, ma affermandosi come opera unica che può corrispondere alle seguenti definizioni:

  • il male assoluto secondo ogni fanatico degli Stones;
  • il “guilty pleasure” di ogni ammiratore medio degli Stones;
  • il loro album senza tracce di blues;
  • l’album fai-da-te, senza un reale produttore artistico;
  • il loro periodo “sperimentale”, visto che l’aggettivo “sperimentale” si usa per un ampio ventaglio di opere, dai concept più avanguardistici fino agli abbozzi registrati a cazzo di cane che – reiterati nell’ascolto ripetitivo del pubblico che ne acquisisce familiarità – alla fine avanguardistici diventano davvero: una paradossale profezia che si autoadempie quasi sempre, tranne che per questo album che è l’eccezione che conferma la regola**; 
  • il migliore secondo i detrattori;
  • «un mucchio di merda» (cit. Keith Richards).

Breve elenco di cose strane di Their Satanic Majesties Request

A me Their Satanic Majesties Request piace tantissimo, non perché sia particolarmente bello – secondo me in fin dei conti lo è – ma perché è davvero strano. Ho preparato qui una checklist di cose strane che vi può essere utile da spuntare se ascoltate per la prima volta l’album. 

  • Il titolo Their Satanic Majesties Request è un nonsense che storpia le prime parole scritte sui passaporti britannici: “Her Britannic Majesty’s Secretary of State requests and requires…”
  • Si sente Bill Wyman russare beatamente (!) al termine della canzone In Another Land da lui stesso composta e cantata e utilizzata come singolo per lanciare l’album. Ebbene sì, persino Wyman ha avuto il suo momento di gloria, e già questa è una cosa strana.
  • Brian Jones nel cazzeggio sonoro di Sing this all together (see what happens) improvvisa con il theremin la melodia di “We wish you a Merry Christmas…” cosa che comunque ci sta, visto che l’album è uscito sotto Natale. 
  • È un album che urla “Beatles!” da tutte le parti. Lennon e McCartney fanno i cori di Sing this all together. La copertina è realizzata da Michael Cooper, lo stesso artefice di quella di Sgt. Pepper’s. Nella sofisticata composizione grafica si possono intravedere le figure dei quattro Beatles seminascoste ai lati. L’ultima canzone, On With the Show, inscena un presentatore che introduce uno spettacolo: cosa vi ricorda? 
  • Mick Jagger in 2000 Man dice la parola “computer”, che nel 1967 è un concetto veramente strano da pensare e da cantare. E poi c’è 2000 Light Years from Home, una canzone molto bella sulla solitudine, scritta da Jagger in carcere, che non inserirei tra le cose strane se non ci fosse anche la sopra citata 2000 Man. A questa cosa ci devo ancora pensare bene, sento puzza di 2000 teorie. 
  • Durante la lavorazione del disco il manager e produttore Andrew Loog Oldham viene licenziato dalla band per il consumo eccessivo di droga che l’aveva reso ormai inaffidabile. Voglio dire, licenziato per droga dai Rolling Stones
  • Dopo che la rivista Rolling Stone ha stroncato il disco a eccezione delle parti di batteria giudicate belle, Charlie Watts ha ringraziato a titolo personale per la recensione:
  • «In compenso ci aggiudicammo la prima copertina 3D di tutti i tempi. Frutto degli acidi, anche quella. Ci costruimmo il set da soli. Andammo a New York e ci affidammo a un ragazzino giapponese con l’unica macchina fotografica al mondo in grado di scattare in 3D. Un po’ di vernice, un seghetto, pezzi di polistirolo…» (cit. Keith Richards). 

La roba meno Rolling-Stones possibile

Tante cose bizzarre, dunque, alcune anche molto divertenti. Ma la sensazione è che realizzare questo album sia stato un grosso peso per tutti. Nessuno nella band aveva la minima idea di cosa fare. Jagger e Richards, causa arresti per droga e processi in tribunale, hanno avuto lunghi periodi di assenza. Le registrazioni si sono trascinate in un clima completamente anarchico per quasi un anno intero. Intanto là fuori la musica andava avanti, l’estate dell’amore iniziava e finiva, il tempo passava, volava, nuovi divi accendevano la fantasia di nuovi giovani. I Rolling Stones per la prima volta nella loro carriera, forse, apparivano insicuri, passavano per vecchi, si trovavano a inseguire invece di essere inseguiti. Hanno cercato di fare la cosa che in quel momento piaceva a tutti ma non a loro: l’album sbagliato nel momento giusto. È uscita fuori la roba meno Rolling-Stones possibile, poco dopo il momento giusto. 

Ma è anche vero che il pezzo meno Rolling-Stones di sempre, She’s a Rainbow, rimane tra le loro più belle canzoni di sempre. E per questo mi sentirei di ringraziare non tanto i compositori ufficiali Jagger e Richards, quanto i “gregari” che hanno concretamente costruito la bellezza del pezzo. Nicky Hopkins, autore della memorabile parte di piano (che è forse lo strumento protagonista di tutto l’album). John Paul Jones, autore degli arrangiamenti d’archi, che due anni dopo avrebbe iniziato una sfolgorante decade come bassista dei Led Zeppelin. Glyn Johns, tecnico del suono che proprio con gli Stones si stava facendo le ossa, che di lì a poco avrebbe collaborato con tutto l’universo della musica mondiale fino a diventare un produttore di grido. 

Morto un album se ne fa un altro. Mai più assisteremo a indecisioni e incertezze nei maschi alfa del sesso droga rock’n’roll. Mai più i Rolling Stones si allontaneranno dai loro lidi quanto se ne sono allontanati in Their Satanic Majesties Request, di cui suoneranno canzoni dal vivo solo in rarissime occasioni. Rimarrà un album che divide: da alcuni tiepidamente rivalutato, da altri eternamente denigrato, da me segretamente amato. L’anno successivo la band tornerà immediatamente al rock blues e alle radici del loro stile con il singolo Jumpin’ Jack Flash e l’album Beggars Banquet (quello con Sympathy for the Devil e Street Fighting Man).

«Mi ero stancato di quella merda del Maharishi, delle perline e dei campanelli» (cit. Keith Richards). 

* “Mappazzone” lo dice spesso lo chef Bruno Barbieri a Masterchef; è una di quelle parole che sai già cosa vuol dire anche se nessuno te lo spiega.

** Lo so, mi sono spiegato male, lo farò meglio con una celebre frase del gerarca nazista Joseph Goebbels: “ripetete un pezzo sperimentale cento, mille, un milione di volte e diventerà un bel pezzo”.

Una volta avevo immaginato Mick Jagger e David Bowie su Zoom.

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Paolo Plinio Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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7 commenti

  1. Ma il momento di gloria di Bill Wyman non fu quando sposo’ Mandy Smith?

    1. In effetti. Comunque anch’io ho avuto un momento di gloria con Bill Wyman, molto tempo fa mangiai nel suo locale a Londra, “sticky fingers “, pieno di cimeli e chincaglierie dei Rolling Stones

      1. Cosa si mangiava da Wyman?

        1. Ho mangiato bucce di patate (giuro!)

          1. Cotte?

          2. Beh si , anche se potrebbe non essere scontato

  2. Nemmeno io sono tra quelli che disprezzano questo disco…

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