Ho letto Piccola Guida agli Anni Dieci

piccola guida agli anni dieci

Prima di entrare in argomento, una mia breve autobiografia da ascoltatore:

  • Anni 90 -> mi innamoro del rock.
  • Anni 00 -> mi sposo con il rock.
  • Anni 10 -> entro in crisi con il rock, flirto con il rap, vado a letto col pop, ci provo spudoratamente con la trap, in un’incontrollata infedeltà coniugale a discapito del genere con cui ancora “ci vogliamo bene” ma… 

Non so come è andata per voi (sono sicuro che molti condividerebbero) e non so come è andata per Paolo Bardelli che ha scritto il saggio di cui sto per parlare, ma negli Anni Dieci ho ritrovato una specie di eccitazione nell’ascoltare musica che non provavo da tempo. Si può dire che siano cadute tantissime barriere, che una disordinata anarchia abbia fatto piazza pulita di miti e certezze, che i generi si siano lanciati in un’ebbra promiscuità che in altri tempi sarebbe stata giudicata scandalosa. E poi, se prima potevamo ruminare le stesse canzoni per anni interi, oggi è tutto velocissimo, senza freni, quasi sfrenato – non è tempo di amare ma di consumare.

Piccola Guida agli Anni Dieci. 50 fatti, 50 album, 50 canzoni è pubblicato da Arcana; l’autore Paolo Bardelli è tra i coordinatori di Kalporz (una delle webzine più longeve che io conosca) e come me ha iniziato gli Anni Dieci negli ‘enta e li ha finiti nei ‘anta. Il libro ripercorre il decennio musicale attraverso un punto di vista specialistico (fatto quindi di recensioni e contestualizzazioni storiche) senza perdere il sentimento “a caldo” che ha reso questi anni così imprevedibili, frenetici, abbondanti, e… vabbè, diciamo pure quella parola: liquidi.

La prima parte del saggio è dedicata a 50 fatti, che spesso e volentieri c’entrano molto con la società, attualità, comunicazione di questi anni. Qui possiamo tranquillamente dimenticarci che “stiamo parlando di musica”, perché prevale lo stupore di ripercorrere le piccole e grandi svolte che hanno influenzato il nostro modo di condividere, comunicare, e in certi casi vivere. Dico solo qualche parola per dare un’idea: Spotify, Obama, Trump, Beychella, New Normal, Alexa, Bataclan, Brexit…

Le altre due sezioni – 50 album e 50 canzoni – riuniscono molti degli artisti più influenti di questi anni. Sono pagine per “ascoltatori forti” appassionati di musica internazionale, che seguono la scia delle nuove uscite, surfando tra i mille strumenti e piattaforme e algoritmi del nostro presente e passato prossimissimo. Su Spotify ci sono le playlist con questi album e canzoni (che ho accompagnato alla lettura), e anche la pagina Facebook è utile per ritrovare alcuni contenuti video di cui si parla.

L’impresa complicata ma affascinante è di setacciare tutto il bello, e poi filtrare tutto l’importante, e infine estrarre il fondamentale, e se possibile operare ancora qualche spietata e crudele e dolorosa selezione per arrivare ai 50 elementi indispensabili. Con la consapevolezza che ogni selezione di album e canzoni compresa in un arco temporale cambierà per forza nel tempo, a seconda di come si evolverà il gusto e lo zeitgeist del futuro. (In altre parole, cosa resterà di questi Anni Dieci, quando finiranno gli Anni Venti?)

Lo consiglierei alle persone che (come me) pensano musica tutto il giorno, ma sono rimaste un po’ fulminate da questo decennio, tanto da non essere in grado di descrivere una propria identità da ascoltatore oggi. Nemmeno dopo aver ricevuto i riassunti dei nostri ascolti preferiti secondo l’algoritmo dello streaming. Nemmeno dopo aver letto gli articoli con i classificoni dei X migliori XXX degli Anni X (ne abbiamo cliccati uno su mille, scorrendo velocemente solo i titoletti). Nemmeno dopo essere stati interpellati su “cosa ascoltiamo”, domanda alla quale oggi rischieremmo seriamente di dare la risposta che abbiamo sempre sbeffeggiato: “un po’ di tutto”. È una Guida, d’altronde. Che ci aiuta a organizzare non un viaggio che dobbiamo iniziare, ma che abbiamo appena terminato. Con il motore ancora caldo.

Il MySpiace è tanto 90s ma in perfetto stile Anni Dieci è anche su Instagram.

E questi?

7 commenti

  1. Che cosa dovrei dire io che come prima passione ho avuto Suzi Quatro? Ce ne sarebbe abbastanza per aver chiuso già decenni fa, ma ho sempre ascoltato, sempre avuto curiosità, qualche momento di stanca quando non trovavo i canali giusti (inizio 90 con tanta musica del decennio precedente che era finita). Oggi non mi pongo neanche il problema del genere, c’è tanta musica che mi piace, e non mi pongo neanche il problema (non mio) se sia musica che faccia la storia o meno. Mi fa piacere vedere le Warpaint nell’immagine, che per me sono il massimo degli anni 10, di cui i primi nomi che mi vengono sono tutte donne: Holly Herndon, St.Vincent, Weyes Blood, Julia Holter, ma su due piedi dimentico molti.

    1. Il mio momento di stanca è stato a metà degli anni zero, ma non saprei dire perché. Anch’io amo St. Vincent, è abbastanza irresistibile. E poi le Warpaint uno spettacolo, sono decisamente innamorato

  2. Lo ammetto: ho dovuto gugolare Beychella perché non avevo la minima idea di cosa fosse. Ancora adesso mi chiedo se davvero sia stato uno dei 50 fatti più importanti degli anni ’10 (a mio parere no, visto che nemmeno me lo ricordavo).

    1. Non si tratta dei fatti più importanti in assoluto (alcuni sì, ma non per forza), sono compresi anche fatti che riescono a descrivere lo “zeitgeist” del periodo. Secondo me Beyoncé a Coachella ci sta tutto, se mi chiedessero “dimmi l’esibizione in un festival che sarà ricordata degli anni 10” direi quella.

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