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Pop Rock

Firenze e altri viaggi e intemperie di Ivan Graziani

Quando c’era l’ITPOP (il nuovo indie carino) si facevano battute sui cantanti per la loro mania di citare nelle canzoni tantissimi luoghi geografici. Città, Stati, ma anche vie e quartieri. Si trovavano on line video divertenti dedicati a questo luogo comune. C’era qualcuno che aveva fatto una mappa con tutti i luoghi delle canzoni di Calcutta. 

Quando c’era Battiato si scherzava sulle sue mirabolanti associazioni geografiche, che portavano le canzoni improvvisamente a vagare nei campi del Tennessee o a raccogliere ortiche tra le strade di Pechino eccetera. Anche per lui qualcuno ha pensato di fare una mappa. Ora che è morto non se ne potrà più scherzare: si è stabilito che è poesia e la poesia è una cosa seria. 

A me i riferimenti geografici sono sempre piaciuti. Più che affascinanti, li trovo convincenti. Inserire in un testo un dato reale – un luogo, o un numero, o un anno – rende la canzone più circostanziata e più concreta. Non sono il tipo che va a Londra e vuole farsi la foto attraversando le strisce di Abbey Road, ma mi piace pensare che se apro uno stradario London Mini A-Z* c’è veramente Abbey Road, in tutta la sua perfetta irrilevanza nella mobilità urbana, in contrasto con la notevole rilevanza nella storia della musica.

Comunque,

Viaggi e intemperie di Ivan Graziani

Tra i riferimenti geografici che ho più a cuore ci sono quelli di Ivan Graziani, che nel suo album Viaggi e intemperie ne fa uso generoso. Tra i suoi album non è il più quotato ma nemmeno il più ignorato: nell’opinione critica viene collocato in una fascia medio-alta di importanza visto che c’è Firenze (canzone triste), uno tra i suoi maggiori successi.

L’album esce nel 1980 per l’etichetta Numero 1, che nello stesso anno pubblica Una giornata uggiosa di Lucio Battisti, ultimo album coi testi di Mogol. 

Sulla consueta base rock, sfumata da tocchi di arrangiamento appena più aulici del solito, Ivan Graziani racconta 8 storie, qualcuna immaginata, qualcuna vissuta. Regine delle avventure cantate sono le donne, come sempre, ma stavolta a legare le canzoni c’è in più il tema dei luoghi. A volte semplici scenari, altre volte veri protagonisti. Si può dire “concept”? Ormai l’ho detto. 

Fottuti di malinconia a Firenze 

Se chiedi “la prima canzone che ti viene in mente su Firenze?” molti ti risponderanno “quella di Ivan Graziani”. Non certo Firenze Santa Maria Novella di Pupo, probabilmente nemmeno Lei, lui, Firenze di Brunori Sas o Firenze sogna dei Litfiba. 

Il bingo di Firenze (canzone triste) è di essere diventata la canzone di riferimento nell’immaginario della città per chi non è fiorentino, e ha un’età tale da aver avuto occasione di ascoltare anche le tre alternative appena citate. 

“Fottuti di malinconia”, i tre personaggi della canzone vivono un amore a tre, lunaticamente corrisposto dalla ragazza del gruppo. Tra i due uomini rivali nasce una specie di amicizia. A rivaleggiare in amore, accade spesso e volentieri che a lungo andare si crei una specie di amicizia. Un fenomeno molto strano, ma accade. Quante volte siete rimasti insospettiti/e dall’amicizia nata tra due vostre/i ex? 

E poi lei in preda al tedio getta i suoi disegni da Ponte Vecchio giù nell’Arno. Gettare via i propri disegni è un’immagine ricorrente in Ivan Graziani, pittore diplomato in Belle Arti: egli stesso due anni prima cantava in Sabbia del deserto “la cartella coi disegni a carboncino l’ho buttata giù di sotto, tanto non sarò mai un artista”. 

Infine la compagnia si scioglie. Lei se ne va a vivere al mare, e quando le donne se ne vanno – si sa – finisce la festa. L’amico rivale barbarossa studente in filosofia se ne torna in Irlanda. E rimane Ivan Graziani solo a Firenze a raccontare questo amore in una canzone triste triste triste triste triste triste triste triste triste triste come me. 

Quando sei l’unico superstite, quando tutti se ne sono andati, quando la stagione è finita, è il momento in cui arriva la tristezza vera: quella che non puoi condividere con nessuno. Quella che fa nascere canzoni memorabili come questa. 

Altri viaggi e intemperie tra le canzoni dell’album

Ogni storia raccontata bene ti fa crescere la voglia di sentire come va a finire. Ivan Graziani ha esattamente questo talento, e le sue canzoni ti tengono attaccato fino alla fine. 

In Radio Londra lo scenario è la Roma liberata, in cui si svolge un incontro tra due uomini armati, che diventa improvvisamente un duello “alla Guerra di Piero”. 

In Olanda ci sono mattinate in stazione e lunghe attese trascorse invano, pullman che si fermano e ripartono, dai quali l’amata non scende mai. 

A Siracusa il protagonista, alle prese con un ritorno di fiamma con un’amica siciliana, trova qualche problema con l’attuale fidanzato mafioso. 

Al nord invece c’è Angelina, lunghe giornate in ufficio a Milano, e quel problema annoso che nessuno di noi è mai riuscito a risolvere: quando devi dedicarti tutto il giorno al lavoro ma stai attraversando una crisi amorosa che ti manda il cervello in confusione. 

Con Isabella sul treno non sappiamo né luogo di partenza né di arrivo del treno che “cigolava sui binari dello Stato”, ma sappiamo che la spogliarellista Isabella aveva studiato danza a Reggio Emilia.

Dada e Tutto questo cosa c’entra con il R.& R.? parlano meno di viaggi, più di intemperie. La prima è una storiaccia di eroina. La seconda è una domanda retorica sui luoghi comuni del rock’n’roll. 

Per una mappa anche delle canzoni di Ivan Graziani

Sarebbe bello, ma nessuno farà mai la mappa delle canzoni di Ivan Graziani (alle località citate ce ne sarebbero molte da aggiungere dal resto del suo repertorio, da Lugano a Parigi, da Anghiari al Gran Sasso…) perché, come si dice sempre, è un cantautore troppo-poco-conosciuto-rispetto-a-quanto-avrebbe-meritato. Ormai questo mi dà molto fastidio, non tanto il fatto che sia troppo-poco-conosciuto-ecc, ma che tutti debbano sempre ripetere questa cosa.

La riscoperta postuma, “il grande sottovalutato!”, tutto giusto, ma a forza di rimbrottarci addosso Ivan Graziani sta diventando quello conosciuto per non esser conosciuto. Non è un paradosso? Ascoltatelo e conoscetelo tutti, così la finiamo una volta per tutte con queste lamentazioni.

* Potevo dire il solito Google maps, ma ho scelto di dire uno stradario London Mini A-Z** per essere appunto più circostanziato e concreto.

** Comunque sì, ho davvero cercato Abbey Road su uno stradario London Mini A-Z (senza peraltro trovarmi a Londra).

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Paolo Plinio Albera

Seduto sugli allora. Scrivo di rock, matrimoni, borgata Polo Nord (Torino). Anche di tennis, molto meno ma secondo me è quello che so fare meglio.

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3 commenti

  1. C’era pure “La porti un bacione a Firenze” di Narciso Parigi, che piaceva a mio padre.

    1. Mi mancava, ma adesso ho rimediato. Inizia come Nothing else matters dei Metallica!

  2. Ci sono quei critici che cercano i precursori dei vari generi sempre più indietro nel tempo, per cui presumo che col punk saremo arrivati agli anni 50 e con il rock agli anni 30, e chissà che non mettano Narciso Parigi come anticipatore del metallo.

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