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Heroes Festival a Torino, musica nuova in un mondo nuovo

“Musica nuova in un posto nuovo”, raccontavo l’anno scorso, e quest’anno non vedevo l’ora di ritornare in un luogo salutare e autentico a Torino che non sembra nemmeno Torino – Cascina Falchera – per il primo festival della primavera. Heroes Festival torna itinerante in tutta Italia, e in questa città passa da uno a tre giorni di svolgimento. Li vedo tutti dal primo all’ultimo, a iniziare dal pomeriggio nel giardino della cascina, tra prati e orti, alberi che non saprei nominare perché sono il cliché cittadino che non sa i nomi degli alberi, meridiane didattiche di ogni tipo, fino alle serate dei concerti allestiti nell’accogliente cortile della cascina, che se stai sul lato delle stalle annusi l’odore del fieno e dei cavalli, e se stai vicino al palco ti accorgi che dietro alle impalcature ci sono distese aperte di campi infiniti che si perdono fino a chissà dove. 

Heroes Festival, prodotto da Music Innovation Hub, nasceva nel 2020 per sostenere i lavoratori della musica e dello spettacolo in un momento di difficoltà per la chiusura quasi totale della musica dal vivo; nel tempo si è trasformato in evento musicale che unisce temi che riguardano la sostenibilità sociale, economica, ambientale. Il tema dell’edizione 2025 è “world of strangers”; le tappe sono Genova, Milano, Roma, Napoli – con line up variegate – e Torino, di cui dirò due parole. Periodo di svolgimento: maggio, con un meteo gentile che consente di vivere all’aperto tutto l’agio della mezza stagione. La fortuna aiuta gli eroi?

Murubutu è l’ospite del talk del pomeriggio inaugurale. Rapper dai riferimenti letterari, prof di storia e filosofia a Reggio Emilia, artista che ha attraversato decenni di hip hop italiano a partire dalle posse anni 90, dialoga in una conversazione con il direttore artistico di Heroes Festival Dino Lupelli sul rap di ieri e di oggi. Offre qualche pezzo del suo spettacolo Letteraturap ispirato a movimenti letterari come il naturalismo e il realismo magico sudamericano, e autori come Dante e Calvino. Tante domande del pubblico, soprattutto ragazzi.

Mentre il sole tramonta e si accendono le mille lucine tra i chioschi dove si mangia e si beve e si incontra e si conosce, inizia la musica. Davide Ambrogio è musicista calabrese che studia la musica tradizionale del sud, la unisce a ispirazioni che vengono dalla poesia alla letteratura, e la rielabora in composizioni eseguite con strumenti sia tradizionali che elettronici; spettacolo godibilissimo. E poi, OSA 2.3 Reliving Occitania, progetto che reinterpreta la musica delle valli occitane con il Duo Bottasso all’organetto e al violino, Matthias Loibner alla ghironda, Paolo Baldini Dubfiles all’elettronica. 

La seconda serata si apre con Chris Obehi, musicista che dalla Nigeria ha attraversato il deserto e poi il Mediterraneo su un gommone, per arrivare in Sicilia e riuscire a coltivare il suo talento; ora ha modo di portare sui palchi con la band i suoi groove funk vigorosi che trascinano il pubblico, “I’m in love mama and I feel so good!”. Fatoumata Diawara, cantautrice del Mali, presenza molto richiesta nei festival di tutto il mondo, artista che fa parte dell’universo di collaborazioni dall’Africa che Damon Albarn ha cercato, attivista contro la mutilazione genitale praticata alle donne, è l’amatissima headliner. Presenza scenica favolosa in abiti dalle mille fantasie colorate, corona di infinite treccine, Diavoletto bianca di un’eleganza che ti scioglie anche se non sei un nerd delle Gibson, intesa immediata col pubblico. Band di musicisti superbi tra jazz e afrobeat. Un live di quelli che elimina le tossine dal corpo e dalla testa, ed è come rinascere.

Terza serata, sempre più persone, è già l’ultimo giorno? Da ricordare, oltre ai musicisti, anche i dj portati da RBL Radio Banda Larga: Breez, Stefania Vos, Lavalamp, Chiara Mantxobas, che hanno aperto e chiuso le serate. Mentre il pubblico ancora sta entrando o prendendo una birretta (nel qual caso, girati e mi vedi in coda, finisce sempre che scelgo la più lenta), inizia Ana Lua Caiano, portoghese, che fonde tradizione ed elettronica tribale creando da sola sul palco un universo sonoro senza tempo.

Infine, la più attesa dell’evento, probabilmente la più attesa di questa primavera a Torino, e chissà, forse la più attesa di questa primavera in Italia, visto che ancora prima dell’inizio del tour italiano è cresciuto molto l’interesse intorno a lei. È La Niña, autrice dell’album Furèsta, tutto in napoletano, tra eredità culturale e suoni contemporanei, vinili andati a ruba al banco del merch nel tempo della birra che stavo prendendo nel paragrafo precedente. Guapparìa e Figlia d’a Tempesta sono due pezzacci che mi sono sparato a ripetizione nelle cuffie, ricordando solo in seguito di averla già vista dal vivo poiché era cantante degli Yombe, che aprivano i concerti di Ghemon. Dal vivo ha con sé tre musiciste che gestiscono alla grande tutti gli strumenti, da quelli a percussione a quelli a corda, più il produttore dell’album Alfredo Maddaluno con cui l’artista aveva iniziato la carriera nei Fitness Forever. Un concerto di terra e di fuoco, energico ma anche ottimamente eseguito, sicuramente all’altezza dell’hype che si è creato negli ultimi mesi. È la serata che ha registrato il pienone già in prevendita, di quelle che non trovi più nemmeno mezzo biglietto nemmeno se sei il papa. Un bel colpo della direzione artistica che ha bissato quello dell’anno scorso con i Dov’è Liana, portati qui a Torino proprio nel momento in cui stavano esplodendo. 

Heroes Festival, nelle parole di Sarah Parisio e Dino Lupelli intervenuti sul palco, è un evento che unisce musica e impegno sociale. Ma cosa intendiamo come impegno sociale? Le risposte direi che si trovano nelle esperienze artistiche di queste giornate a tema “world of strangers”, che hanno valorizzato culture che non sono abituate a essere sotto i riflettori, e si trovano spesso ad affrontare percorsi molto più lunghi per affiorare alla luce. Le proposte che ho visto sul palco torinese avevano solo in parte a che fare con l’Italia (in questi concerti, di fatto, nessuno cantava “in italiano”) e, fatta eccezione per la lingua inglese di alcune canzoni, avevano poco a che fare anche con l’occidente anglosassone (non figuravano inglesi, statunitensi, australiani).

Nell’ultima serata c’è spazio per un appello dal palco ad andare a votare l’8 e 9 giugno, da parte di un’esponente del comitato del Sì al referendum sulla cittadinanza. Il quesito per la riduzione da 10 a 5 anni di residenza in Italia come requisito per diventare cittadini è probabilmente il più importante e urgente di quelli in programma. Spero che cresca il richiamo all’impegno sociale che ciascuno di noi nel suo piccolo può mettere in pratica, e molti vadano a votare; un tempo sarei stato molto pessimista, ma con il tempo ho imparato a concedermi il beneficio del dubbio e della sorpresa. Quando capiremo che siamo già da tempo un world of strangers?

La mia pagina Instagram nella quale cambio continuamente la bio

Il canale Telegram Concerti a Torino che ormai è il motivo per cui molti mi conoscono 😉

Paolo Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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2 commenti

  1. Pensavo che fosse un cruccio solo mio quello di non riconoscere gli alberi.

    1. Indicami un pino e io ti dirò “abete”

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