dov'è liana heroes festival
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Musica nuova in un posto nuovo

Il primo concerto all’aperto. Il cotone leggero, la pelle abbronzata appena, i brillantini adesivi a lato degli occhi. Gli sguardi, gli incontri che non potevi prevedere, le fantasie di un nuovo amore. L’odore di cavalli, le cascine di campagna, l’intonaco bianco ruvido e fresco. La musica. Le persone. La prima sera d’estate.

La parte opposta della città. Un posto che non conosco, circondato da distese di prati. Le macchine parcheggiate sul ciglio della strada fanno attenzione a non finire nei fossi. Trovo spazio più lontano, sotto un cavalcavia, poco oltre il grande cartello bianco con scritto “Torino”. (Ri)entro a Torino a piedi, cammino verso i campi che circondano il posto del concerto. Diventano nitide le persone, le luci, e i battiti delle casse che spingono sempre più nette man mano che mi avvicino.

Incredibile, a Cascina Falchera non ero mai stato. Un piccolo borgo di casolari ora riconvertiti in “hub di innovazione sociale”. La mia città, del quale pensavo di sapere tutto, mi stupisce, mi innamora ancora un po’. La serata fa parte degli appuntamenti dell’Heroes Festival, rassegna itinerante che è iniziata pochi giorni prima a Ivrea con Kety Fusco, e continuerà nelle città italiane per tutto maggio con Lucio Corsi, Casino Royale, Cosmo, Big Mama, Populous, Deena Abdelwahed, European Youth Orchestra.

Mentre faccio la fila al bar inizia il djset di Emmanuelle, nome ispirato al film erotico. Brasiliana, nata a Miami, compone e canta in varie lingue: inglese, portoghese, e anche italiano, come in L’uomo d’affari con il quale conclude il set. Italove è un altro suo pezzo forte: cantare in italiano con accento straniero è molto sexy, che tu sia portoghese o inglese o francese. Appunto francesi sono i ragazzi che saliranno tra poco sul palco, anche loro cantano in italiano: oggi tutto il mondo è innamorato di noi. 

Pausa cambio palco. C’è un’Opel parcheggiata male che ostruisce un passo carraio, dice la voce al microfono, bisogna spostarla. Meno male che non è la mia (ho una Panda) sai che sbattimento tornare fino a dove ho parcheggiato. 

Le luci colorate tagliano arcobaleni nell’ora dell’imbrunire. L’inquinamento luminoso è lontano, qui si vedono le stelle nitide nel nero firmamento. Proprio sopra di me c’è il carro maggiore, che è l’unica costellazione che so riconoscere. Non che voi ne conosciate molte altre, o sbaglio? Secondo drink, secondo live. 

I Dov’è Liana: eccoli, i francesi che cantano in italiano. Parlano di ridere ballare e fare l’amore, peace love & baci, giocare agli amanti, amore internazionale. Sono innamorati di tutte le donne e delle città italiane – prima fra tutte Palermo, dove hanno fatto il primo concerto, dove hanno incontrato quella donna incredibilmente affascinante (Liana) che li ha stregati e che non sono ancora riusciti a ritrovare. Nessuno conosce nomi e cognomi, sono in tre e hanno i volti coperti da foulard; anche i loro fan più affezionati vengono al concerto avvolti da foulard e con gli occhiali scuri. È uno di quei fenomeni che sbocciano da soli, lo vieni a sapere dai ragazzi, i quali chissà perché lo sanno prima di tutti.  

Con tre microfoni e tre mixer fanno un revival essenziale e divertente di italo disco, non la canzone dei Kolors, ma il nostro genere ballereccio, elettronico, leggero, balneare, un po’ anni ‘80, che nel mondo hanno deciso di chiamare così. Cantano sulle basi, ripetono i pezzi, riciclano i ritornelli, fanno come se fosse tutto improvvisato a una festa erasmus. Le persone ballano, o si baciano alla francese. Alla fine del concerto c’è una festosa invasione dei fan, il palco regge, il culmine della serata è raggiunto.

Già finito, il tempo vola. Torno alla macchina, che ho lasciato oltre confine. Aria più fresca, tempo di attraversare di nuovo corsi e viali, a grandi falcate. Questa citta è innamoratta, come dicono i Dov’è Liana. L’estate è appena iniziata, la serata non è ancora finita.

Le foto dei Dov’è Liana si possono vedere su Polvere, il mio pensiero va a Carlotta Anguilano che ha fotografato l’infotografabile!

Il programma e le info sono sul sito di Heroes Festival. MySpiace, come sempre, è anche su Instagram.

Paolo Plinio Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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2 commenti

  1. I Liana un po’ Gaznevada?

    1. Ma sai che quasi

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