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Pop Rock

Statistiche di fine anno, vi amo vi odio vi wrapprezzo

Il mio amico-di-dischi ai tempi dell’università – un tipo con degli ascolti piuttosto selettivi, che in seguito avrebbe scritto e fotografato per siti di musica – aveva un’agenda in cui annotava, giorno per giorno, tutti i suoi ascolti. Ogni volta che ascoltava un dato disco, lo segnava sulla sua agenda. Lo scopo di questa scrupolosa attività era di quantificare quante volte ascoltava ciascuno degli album della sua collezione, e ottenere così un monitoraggio del suo gusto musicale che descrive con precisione le sue scelte. L’idea era, a fine anno, di avere un quadro oggettivo dei propri gusti.

Io non ero capace della sua abnegazione, ma l’iniziativa esercitava su di me un fascino enorme. Il fascino del controllo, del dominio, della misura, dell’ordine, e in definitiva dell’eterna lotta all’ansia, che è stata ed è tuttora l’alito di vita primigenio di tutte le mie collezioni. E di tutte le collezioni di tutti i collezionisti di qualunque cosa. 

Il mio compagno dell’università, con il suo instancabile censimento, rappresentava suo malgrado nient’altro che l’antenato umano del Wrapped di Spotify. Che – lo ricordo per chi non ascolta musica su digitale – è la raccolta di dati personalizzata che la piattaforma di Daniel Ek propone agli utenti sotto forma di simpatiche statistiche di fine anno. Iniziativa nata nel 2016 come semplice campagna di marketing, nel tempo è diventata un vero e proprio rito collettivo, celebrato negli attesi giorni della sua uscita, ogni inizio dicembre. Wrapped fa a livello più automatizzato e raffinato la stessa cosa che faceva il mio amico: giorno per giorno annota scrupolosamente le attività musicali, per poi a fine anno rivelarti risultati con cui puoi quasi “spiegare” le tue stesse abitudini di ascolto. 

Ho sempre provato un irrisolto rapporto di amore/odio per Spotify Wrapped. Provo poca attrazione per la piattaforma in sé, ma la uso. Ho una naturale antipatia verso il suo algoritmo, ma mi fa comodo. Mi dà fastidio essere monitorato, ma non riesco a resistere alla bellezza formale delle statistiche. Mi metto in posa per un anno, l’artista mi fa un ritratto, e sbalordisco a vedere come mi ha dipinto con stupende pennellate di numeri. Il ritratto a volte mi piace a volte no. Non vado pazzo per questo “artista” che mi dipinge – se vogliamo considerare tale Spotify nella metafora suddetta – ma come resistere alla curiosità di come mi descrive attraverso i suoi miliardi di diabolici calcoli?

Per una volta cercherò di essere oggettivo e sviluppare pro e contro, gioie e dolori, croci e delizie dell’atteso evento delle statistiche di fine anno. Ognuno può rispecchiarsi nella fazione che vuole. Oppure, per una volta, immaginarsi nell’altra. 

Spotify Wrapped ti amo perché 

– È bello e divertente condividere le statistiche nelle storie sui social. Ricevere apprezzamenti per i propri gusti molto originali (non così originali da non essere conosciuti dal 90% dei contatti, ma comunque). È bello guardare le statistiche degli altri, vedere se c’è qualcosa in comune o qualcosa che vi colloca agli antipodi di una certa idea di musica. È bello taggare gli artisti, che in fondo gli fa tanto piacere, non aspettano altro. E magari magari ti ricondividono – quelli “grossi” non lo fanno, ma quelli meno conosciuti… 😘

– Grazie ai dati del Wrapped mi ritornano in mente album che ho ascoltato tantissimo a inizio anno, e poi chissà perché me ne sono dimenticato. A risentirli ora mi sembrano addirittura vecchi. Spiace ammetterlo, ma oggi funziona un po’ così: non c’è album più vecchio di quello uscito un anno fa, non c’è roba più fuori moda di quella appena passata di moda. E allora penso hey, incredibile, è uscito quest’anno, come ho fatto a dimenticarmene? Tutto sommato è utile per fare un recap di ciò che ho ascoltato e mi è piaciuto negli ultimi mesi. 

– Tutto questo carrozzone a inizio dicembre, subito dopo il Black Friday e prima di Natale, va giusto bene: fa molto “classifiche dell’anno”. Tutti le fanno e non vedo perché io non potrei. Certo, ci sono anche i grinch che non sopportano le classifiche dell’anno, ma forse segretamente le leggono anche loro. E poi tanto sotto Natale non esce mai nessun album decente, a parte cofanetti, cofani e cafonate varie fatte apposta per farmi spendere soldi in regali.

– Lo streaming, piaccia o no, ha il merito di aver posto una pietra tombale all’epoca dei download, ovvero il medioevo della musica digitale, un universo controverso dove nulla era davvero legale ma neanche davvero illegale, in cui noi signorotti cyberpunk del nostro hardware da quattro soldi scaricavamo più che potevamo, sogghignando hi-hi-hi! in faccia al prezzo dei dischi venduti a peso d’oro. Un’abbuffata solo per il gusto di avere, possedere, stoccare (non toccare, volevo proprio dire stoccare), per poi ascoltare una minimissima parte di ciò che scaricavamo. Immagina se fosse esistito un “Wrapped eMule” su ciò che scaricavamo: sarebbe stato una rappresentazione ridicola e lontana anni luce dalla nostra reale vita da ascoltatori. Lo Spotify Wrapped invece è una trovata godibile che rispecchia almeno in parte la nostra reale quotidianità da ascoltatori in un certo periodo di tempo.  

Spotify Wrapped ti odio perché 

– Tutto molto bello ma… dalle statistiche Wrapped sono esclusi proprio gli album che per me contano di più. Ovvero quegli album talmente necessari che ho comprato in cd o vinile, che fanno parte della mia vita a livello profondo e fisico. Che ho ascoltato tante volte sul supporto schiacciando tasti, aprendo confezioni, poggiando puntine, e compiendo tutte quelle piccole delicate carezze manuali che contribuiscono a rendere un ascolto pieno e completo. Spesso sono ascolti qualitativamente migliori rispetto a quelli della piattaforma, dipende dall’impianto che uno possiede. In ogni caso, sfuggono ai conteggi. Eppure sono quelli che mi hanno più coinvolto emotivamente, e mi ricorderanno davvero quest’anno che se ne va.

– Non voglio fare il moralizzatore, ma certe cose vanno ricordate: dietro alle immaginette vivaci che colorano la nostra app c’è un’azienda che paga royalties irrisorie. La cifra che arriva agli artisti si aggira sui 0,003 euro ad ascolto. Pochi giorni fa l’azienda ha scelto di penalizzare gli artisti “piccoli” che fanno meno di 1000 ascolti all’anno, non pagandogli royalties. Per non parlare di alcune questioni etiche, come gli investimenti dell’azienda in società di intelligenza artificiale a scopi militari. Inoltre ricordiamo tutti il caso di Neil Young che ha tolto tutta la sua discografia dalla piattaforma per protesta contro la presenza di un podcast negazionista sui vaccini (“The Joe Rogan Experience”); sembra acqua passata ma l’esilio volontario dell’eroe canadese mirabilmente perdura ancora. Comunque le questioni etiche vanno e vengono, le posizioni possono cambiare, ma l’importante è ricordarsi sempre: 0,003 euro – tre millesimi di euro ad ascolto. 

– Il Wrapped di Spotify semplicemente non è rappresentativo dell’anno intero, poiché i dati di ascolto su cui si basa sono limitati a 10 mesi su 12: dal 1 gennaio al 31 ottobre (fonte, anche se per quest’anno potrebbe essere diverso). 

– Mostrare dati su ciò che ascolto non vuol dire mostrare dati su ciò che voglio ascoltare. Le proposte della piattaforma basate sull’algoritmo la rendono simile a una radio, o alla playlist di una festa, o alla musica in diffusione nel supermercato. Può andare bene per carità, ma non vuol dire che io voglia ascoltare proprio quella cosa lì. Una volta terminato l’album che ho selezionato, ogni canzone che l’algoritmo mi propone – e che passivamente ascolto – influirà sulle statistiche di fine anno. E su questo aspetto non c’è scampo: era più attendibile la tanto rudimentale quanto amorevole analisi del mio amico dell’università, quando annotava sull’agenda ciascun cd che metteva nel lettore: ciò che ascoltava era equivalente a ciò che voleva ascoltare

E così un altro anno l’abbiamo wrappato

Beh, dove vi collocate? Ho cercato di essere oggettivo e spero non si capisca troppo per quale parte propendo. Più passa il tempo, meno sono integralista, su qualunque cosa.

Comunque ogni volta che sta per uscire Wrapped Spotify (è imminente, fine novembre/inizio dicembre, forse state leggendo mentre è appena uscito) penso all’idea del mio amico che mi affascinava tanto, e in cui vedevo cura, passione, competenza, bellezza formale. Chiedersi “cos’ho ascoltato oggi?” e fisicamente scriverlo su carta: un atto d’amore, un esercizio eccellente per la mente, una terapia quotidiana per valorizzare le cose belle – troppo spesso messe in ombra da quelle brutte. Mi risveglia nel cuore virtù antiche ormai dimenticate – la fatica, la determinazione, la concentrazione – che rischio di perdere, giorno dopo giorno, anno dopo anno, nel mio rapporto con la musica.

Poi mi arriva la notifica sull’app, e mi faccio prendere dal giochetto, e clicco, e mi offendo, “non avete capito niente!”, e mi preoccupo, e mi metto a ridere, e guardo gli altri, e perdo tempo, e mi stanco e chiudo.

“Certe notti il MySpiace che passa Neil Young sembra avere capito chi sei” (quasi cit)

P.S. A proposito di piattaforme, oltre al mio solito Instagram di cui vi dico sempre, c’è una novità che può interessare i torinesi. Ho deciso di mettere a disposizione al mondo il canale Telegram che ho creato qualche tempo fa con l’elenco di tutti i concerti a Torino, giorno per giorno. Lo aggiorno ogni settimana. Se vi va di sapere “chi suona stasera” in zona, ora potete saperlo senza fare mille clic tra pagine varie di siti e social.

Se dovessi fare il mio “concerti wrapped” del 2023 direi che i concerti più visti quest’anno sono stati quelli di Verdena, King Hannah, Omini (tutti visti 2 volte). Luogo più frequentato: Spazio211. A meno di clamorosi capovolgimenti a fine anno!

Paolo Plinio Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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2 commenti

  1. Marco dice:

    Ma a parte il tuo amico ai tempi dell’università, mai fatto un salto su Last FM?

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