Situazionista, neosensibilista, tascabile

Offlaga Disco Pax

Il primo firmacopie in vita mia cui mi presento è un firmacopie che non esiste. Mi avvicino all’artista nel momento meno adatto, interrompendolo mentre sta parlando con altri. Ho con me una copia spiegazzata di un opuscoletto vecchio più di dieci anni, con i testi degli Offlaga Disco Pax. La sorpresa di Max Collini nell’essere interpellato da uno che conserva ancora queste fotocopie che lui lanciava al pubblico durante i concerti è perfettamente comprensibile. Sono organizzato: ho con me un pennarello rosso da porgergli, di cui ho provato preventivamente il funzionamento con uno schizzo dietro uno scontrino. Ebbene, si tratta senz’altro del firmacopie più strambo accaduto in questo Salone del Libro 2019, a pochi metri dalle code lunghissime organizzate coi libri veri e freschi di stampa e coi tavolini a dividere autore seduto da una parte e fan in piedi dall’altra. Invece noi della musica, sai, siamo fatti un po’ diversi. Ci piace improvvisare.

Offlaga Disco Pax #122
“Una scritta degli ultras della Reggiana, dopo il raid aereo americano su Tripoli negli anni Ottanta, diceva: grazie Reagan, bombardaci Parma” (Robespierre, 2005)

Ora la smetto di fare l’alternativo naif, perché poi sembra che tutto accada graziosamente per caso. Invece no: c’è un tomo bello grosso in presentazione. Come da programma, Max Collini e Daniele Carretti degli Offlaga Disco Pax portano al Salone del Libro il Catalogo #1 – #163 che raccoglie tutte le grafiche di Enrico Fontanelli (purtroppo mancato nel 2014) realizzate per il gruppo. Un librone fotografico commentato, edito da BDC – Bonanni Del Rio Catalog, di cui in questo incontro nella sala Caffè Letterario vengono svelate molte storie e curiosità. Dopo aver seguito l’incontro, ho tanta voglia di spoilerare qui tutti gli aneddoti, sottotesti, riferimenti espliciti o nascosti che vengono fuori in questi sessanta minuti dedicati agli artwork di Fontanelli. Ma non lo farò. Perché certe storie è bello quando vengono fuori dai protagonisti e sei lì ad ascoltarle, oppure le scopri sfogliando le pagine.

Ma non per questo rinuncerò a qualche ricaduta di neosensibilismo, con brevi cenni sulla rivoluzione. Non quella con la R maiuscola, ma quella di Socialismo tascabile (2005), potrei dire tra i 3 album d’esordio più eclatanti dell’indie italiano anni zero, di quelli che segnano un’epoca, che arrivano cento volte più lontano di quanto ci si possa aspettare. Gli altri? Boh, uno potrebbe essere Canzoni da spiaggia deturpata (2008) di Le luci della centrale elettrica, e il terzo non mi viene in mente, quindi forse sono solo 2.

La faccio breve: nel mezzo degli anni di Socialismo tascabile, mentre acchiappavo l’opuscoletto lanciato da Collini, nel momento di massima esaltazione del pubblico e di trionfo situazionista del concerto e di orgoglio della scena indie, non mi rendevo conto che tutta l’idea grafica che stava dentro agli opuscoli, alle locandine, agli artwork dei dischi, insomma tutta l’”immagine coordinata” degli Offlaga Disco Pax era opera di Enrico Fontanelli, quello un po’ defilato, che suonava basso, tastiere e altri giocattoli, quasi sempre rivolto da un’altra parte, un tipo misterioso per i boys e affascinante per le girls.

“Signora, suo figlio…”

E se vogliamo filosofare, quando arriva un gruppo o artista che travolge tutto e tutti non è solo per merito di qualche bella canzone. C’è per forza qualcos’altro, che va al di là della musica. Per quanto riguarda gli Offlaga Disco Pax, un po’ di questo “qualcos’altro” è merito dei loro strumenti di propaganda (manifesti, locandine, artwork, opuscoli) talmente brillanti da rispecchiare in perfetta ironia l’immaginario dei testi pregni di Emilia rossa, fede nel socialismo, ricordi d’infanzia. Oltre alle idee fulminanti delle manipolazioni grafiche, forse mi affascina ancora di più la cura e la costanza nell’archiviare e classificare amorevolmente ognuna di queste piccole opere e qualunque cosa riguardasse il gruppo. Tutto numerato progressivamente, in quel passato ancora prossimo in cui il simbolo # voleva dire numero e non hashtag.

#122 è il numero di catalogo del mio opuscolo di cui sopra. Sono felice di rivederlo poi nella mostra vera e propria, organizzata nei giorni del Salone del Libro, in cui tra incontri programmati e visite guidate Collini e Carretti raccontano altre storie. La mostra è allestita in un posto a Torino che si chiama Fflag, come Offlaga senza estremi, mi domando se non sia un caso incredibile oppure mi sfugge qualcosa.

P.S. Oltre alle grafiche, da annoverare tra gli strumenti di propaganda c’era ovviamente il famoso blog, che di sicuro è stato tra le influenze del sottoscritto. Nessuno mai chiederà a un blogger “quali sono le tue influenze?” come si chiede al musicista, ma se mai questa domanda mi venisse posta, so già come rispondere. (Comunque, come è evidente, non è che potevo chiedere di autografarmi il loro blog.)

  • Offlaga Disco Pax Fflag
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  • Gioco di società

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L’opuscolo #61 invece, quello nella foto in alto a destra, me lo portò Giovanni (già superospite sul MySpiace) dopo essere stato al MEI, eravamo esaltatissimi, e ne prese spunto per creare la gloriosa fanzine Revolver – qui numeri 0, 1, la 2 non la trovo, 3, 4.

E questi?

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