L’album italiano più atteso di inizio anno è quello dei Sì! Boom! Voilà!, il supergruppo che riunisce Roberta Sammarelli ex bassista dei Verdena, Giulio Ragno Favero da Il Teatro degli Orrori che suona le chitarre, Davide Lasala produttore di Edac Studio anch’egli chitarrista, Giulia Formica* aka Julie Ant batterista per Baustelle e Selton, e la voce di Michelangelo Mercuri meglio noto come N.A.I.P.. Questa band è un animale ben riconoscibile ma diverso, bastardo ma non cattivo, prevedibile e allo stesso tempo non previsto, naturalmente debitore dei progetti da cui provengono i musicisti. Nei nomi snocciolati c’è tutta una scena, una generazione, un’epoca: naturale farsi delle aspettative di un certo tipo. L’incognita è costituita dal cantante, noto più per via di X-Factor che per altro, e che è la vera variabile su cui si gioca il risultato.
Il primo singolo Pinocchio è una doccia fredda: spazza via aspettative e illusioni, delude i desiderosi di psichedelia valvonauta, disperde i fedeli del profeta apocrifo Capovilla, allontana chi vuole qualcosa che assomigli al rock italiano dei trenta-quarantenni ma anche chi questa cosa non la vuole. Suona vecchio stile ma anche un po’ strambo. L’effetto straniante è dato appunto dalla voce di N.A.I.P., personalità un po’ fuori posto in qualunque contesto, irregolare sia per il rock indipendente sia per il talent – che pure l’ha lanciato e che suo malgrado resta ancora uno stigma per il pubblico di mezza età. Il primo impatto è decisamente spiazzante. Ma il secondo?
L’album pubblicato da Woodworm arriva con l’esplosione di colori dell’artwork e la scala di grigio delle prime recensioni di cui forse avete annusato il sangue. Mentre dal lato musicale tutto gira benone e picchia duro tra noise, punk e alternative, stacchi e ripartenze che non danno tempo di rifiatare, la voce spariglia le carte ed è difficile innamorarsene al primo colpo. Solo sulla lunga distanza riesci a entrare nell’ottica dell’autore dei testi e scoprire che ha più cose in comune con te di quante pensavi. In viaggio in un’odissea emotiva nella società dell’immagine e del risultato, racconta il mondo reale soggetto ai numeri, alla solitudine, all’egoismo, all’ansia di prestazione. Dopo le mosse dal progetto personale tra nonsense, surreale e demenziale, ora, aiutato dalla dimensione “di gruppo”, trova la confidenza per gridare una turbolenza sanguigna che probabilmente nasce anche dall’esperienza da musicista. La notorietà televisiva indica paradisi celesti, ma la concreta realtà del mestiere ti mostra l’inferno, e anche questo merita di farne canzone (Santi Numeri e Gogna ragazzo gogna). “Stanno arrivando, li senti anche tu, sono tantissimi, un esercito di sold… out!”
Più chiudi fuori le aspettative più riesci a entrare nell’album. Superando l’impatto indigesto del pa-pa-pa di Vivere così così (non si può più), finalmente riesci a tenere il passo dei sermoni distorti che Nessun Artista In Particolare porta avanti. Ciò che rende il suo eloquio così detestabile ai più, ma anche autentico per chi ascolta più approfonditamente, è che è il punto di vista da persona assolutamente normale come possiamo essere tutti. Non soffre di allucinazioni di ego e in questo è senza dubbio fedele all’odisseo acronimo del suo nome d’arte. C’è modo di immalinconirsi (Lavori in corso), per rodersi il fegato (Dio, quanto ti odio, bellissima) e persino per sogghignare di gusto, come quando Saldi di fine tutto diventa uno sguaiato mercato in auto-tune con svendite di meloni. L’attualità ritorna in Un pezzo degli Swans, che ricorda l’efficacia del ripetere le cose, forse indicando gli Swans per non citare Goebbels, chissà?
Voilà! è il pezzo più forte, in cui il ritorno dei fascisti e dei nazisti sembra “un gioco di magia”. L’ironia è amara, e forse anche in chiave ironica è stato scelto il bizzarro nome della band: Si! Boom! Voilà! non è un inno motivazionale all’energia e all’ottimismo come apparentemente sembra, ma più un sarcastico scherno della positività di facciata che indossiamo nella nostra immagine pubblica. Una volta che capisci questo, sblocchi il livello successivo. L’album brilla di disillusione e sconcerto, trae la sua forza dall’ipocrisia del mondo e dallo strazio dei risultati performativi. È uno sfogo passivo aggressivo e Mentre succhiamo è il grido liberatorio dal nostro sesto senso “che chiaramente è quello di colpa”.
E poi arriva l’ultimo pezzo, Da zero, in cui è Roberta Sammarelli a prendere la voce principale. Un improvviso ritorno al punto di partenza, alla prima volta in cui probabilmente avevamo sentito parlare del progetto, ovvero poco dopo l’addio ai Verdena comunicato dalla bassista sul suo Instagram. Questa canzone è qualcosa di slegato da tutto, sembra esterna all’album, come una bonus track o un lato B. È un finale imperfetto che sfalda l’omogeneità dell’album, ma rappresenta anche la prima canzone che ha dato il via alla band. È una canzone instabile e timida, ma dona anche un posto d’onore a una musicista che tutti abbiamo amato, che ha vissuto una vita sotto i riflettori e mai davvero alla luce, e che impersona probabilmente la ragione principale per cui in tanti abbiamo atteso con curiosità questa uscita.
Sì! Boom! Voilà! è l’unione di cinque musicisti della scena indipendente che si affidano alla voce di un anti-divo che a questa scena non è mai appartenuto. Senza allontanarsi molto dallo stile dei loro progetti più noti, appaiono comunque molto distanti dal maledettismo anni novanta, dalla posa cantautorale degli anni zero, dal disimpegno cinico dei nostri tempi. Si inventano un disco pochissimo cool, ruvido, urgente e talvolta sgraziato, in cui la retroguardia cozza con l’avanguardia, ma nel quale si trova intelligenza, lucidità, autentico disagio. (Non ho detto diesagio, amico itpop.) Non esattamente ciò che ci si aspettava o che si sperava, ma a modo loro risultano inconfondibili, a modo loro sono una sorpresa.
* io l’ho vista per la prima volta dieci anni fa in un video degli Zen Circus ma non volevo aggiungere troppa confusione al namedropping 😉

