È stato il Sanremo di Dio

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O meglio, è stato un Sanremo su Dio. Caro lettore peccatore e bestemmiatore, le canzoni più chiacchierate dell’edizione 2019 hanno avuto un indiscusso protagonista: l’onnipotente, colui che è, colui che non devi nominare invano. Sul divano davanti alla tv abbiamo potuto assistere a questa ininterrotta preghiera durata 5 giorni in cui i cantanti che hanno evocato Dio hanno indiscutibilmente guadagnato più visibilità.

Nota: il Sanremo precedente è stato dedicato alla morte – l’amico Luca Psusu ha dimostrato come l’intera kermesse sia stata improntata al tema del caro estinto. Su questo esempio vorrei tentare di ricostruire lo zeitgeist di questa edizione, al di là delle solite polemiche su vincitori e vinti.

Segnati ‘sti nomi

Dio ti prego salvaci da questi giorni
Metti da parte un posto e segnati ‘sti nomi

Queste sono le ultime parole della canzone di Achille Lauro, Rolls Royce. In realtà non sono una novità: il divo della trap canta la stessa identica frase, pari pari, anche in un suo pezzo precedente, Barabba II. Non so se il regolamento lo permette, ma questo è.

Se proprio devo fare il pignolo, c’è anche la frase “oddio, sexy shop”. Ma il momento topico è nella serata del duetto, quando l’ospite Morgan conclude ringraziando Achille Lauro, la band, Baglioni, il pubblico, e concludendo “Dio, ti prego, segnati ‘sti nomi”, in un climax generale che ha quasi del gospel.

Inevitabilmente Achille Lauro si afferma come uno degli assoluti protagonisti di questa edizione, e nemmeno le accuse di plagi e di riferimenti alle droghe riescono a impedirgli di fare proseliti urbi et orbi.

Dio è morto

Credere all’eternità è difficile
Basta non pensarci più e vivere…

Uno dei maggiori polemicotti della kermesse ha riguardato il brano di Arisa, Mi sento bene, che secondo molti è troppo simile a Dio è morto di Francesco Guccini. A rincarare la dose è arrivato il duetto tra il direttore artistico Claudio Baglioni e il superospite Ligabue, che cantano insieme proprio Dio è morto. Casualità? Premeditazione? Complotto?

Ma a rimescolare le carte su questo punto è ancora la partecipazione di Ligabue, che esegue Urlando contro il cielo, che non è altro che una perifrasi per indicare la bestemmia. È proprio dopo di essa che arriva Dio è morto, secondo una linea logica ineccepibile.

Ma Arisa, lei, non ci pensa, non crede all’eternità, “vive” e “si sente bene”.

L’Ultimo Dio

Se solamente Dio inventasse delle nuove parole
potrei scrivere per te nuove canzoni d’amore e cantartele qui…

Nel ritornello della canzone data per favorita, I tuoi particolari, il cantante Ultimo ripete tantissime volte Dio, fino al limite del fastidio.

La canzone vince il premio Tim degli ascolti, è la preferita dal pubblico, ma alla fine non arriva alla vittoria. Nessuno potrà fare battute sul fatto che “Ultimo” è arrivato “primo”. Una battuta che, d’altronde, è stata inventata proprio dal figlio di Dio: “beati gli ultimi perché saranno i primi”.

Ma allora come mai Dio non ha fatto vincere Ultimo?

Ha vinto Allah

Ma ti confesso che mi manchi tu e mi manca un Dio
Negli occhi ho luce fluo ma dentro sento frio
Ho preferito pagarti che dirti in faccia a Dio…

Questo è un pezzo del testo rappato da Gue Pequeno nella serata dei duetti, in cui si unisce alla canzone Soldi di Mahmood. Questo insistere su Dio è una “benedizione” che apre la strada alla vittoria finale del cantante italo-egiziano.

Ma in Soldi c’è anche Allah: ce ne accorgiamo dal verso “bevi champagne sotto Ramadan” e dal fatto che il nome Mahmood, semplicemente, vuol dire Maometto. Dio + Allah: due Dii is megl che uan.

(Ti aspettavi banalità come “Soldi = il Dio denaro”? No: qui sul MySpiace si approda a conclusioni surreali ma sempre e solo partendo da dati reali).

Dii minori

Bla bla… la scintilla divina che custodisci nel cuore… bla bla…

Anche Simone Cristicchi in qualche modo parla di Dio, nella sua supercazzola intorno al nulla, che lo fa commuovere ogni volta che la canta. La sua canzone Abbi cura di me è un elenco di frasi vuote e retoriche che assomigliano a una preghiera. Dio lo aiuta, facendogli vincere il premio Sergio Endrigo per la miglior commozione interpretazione e il premio Giancarlo Bigazzi per la miglior composizione musicale, ma è null’altro che un contentino. Nel tempio di Sanremo Cristicchi è il fariseo, Mahmood è il pubblicano, se hai presente la famosa parabola.

Ma Dio ha aiutato anche Motta. Nella serata del venerdì, infatti, duetta con Nada, che si presenta sul palco con una grossa croce sul petto. Guarda caso la deludente canzone di Motta vince il premio dei duetti. È proprio vero che Dio fa miracoli (è la sua prerogativa, in effetti).

Anche Daniele Silvestri vince alcuni premi ma senza alcun riferimento divino. Potrebbe sfuggirmi qualcosa, oppure è semplicemente “l’eccezione che conferma la regola”.

A Sanremo il secondo comandamento è vano

Non nominare il nome di Dio invano, dice il secondo comandamento. Il significato reale è “non bestemmiare”. Ma invano si può intendere, nel senso letterale, come “inutilmente”. Eppure tutti i cantanti che hanno nominato Dio hanno avuto un grande ritorno di visibilità, quindi non è vero che l’hanno nominato inutilmente. Il secondo comandamento è vano.

Vediamola da un’altra prospettiva: quella del popolo sovrano, del pubblico votante. Mettiamo che senti una canzone di Sanremo, ti dà fastidio, la trovi orribile, e allora seduto sul divano nomini il nome di Dio invano. Dio aiuterà la canzone, non te.


(Aggiornamento: questo articolo è stato scritto prima che divampassero le polemiche sulla co-presentatrice Virginia Raffaele dipinta come adoratrice di Satana. È l’ennesima prova che è stato il Sanremo di Dio, in tutti i sensi, amen.)

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Quando era uscito l’elenco dei cantanti in gara avevo scritto un post impulsivo, ingenuo e un po’ puerile (non leggerlo), ma l’immagine che avevo messo corrisponde a quella che poi si è rivelata la mia canzone preferita di Sanremo 2019.

E questi?

19 commenti

          1. Di Ghemon sono molto contento. La canzone mi piace molto e lui è un grande. Però non dice di Dio e quindi non ho potuto soffermarmici. Mi sembra comunque abbia vinto il premio rimorchio (Anna Foglietta, è evidente)

          2. Ehhhh ma nel pezzo c’ero lo zampino del mio ammmmmore Rodrico d’Erasmo agli archi! Comunque mi sa che Ghemin è uno che devo recuperare. L’ho detto mille volte ma ancora non l’ho fatto.

        1. No, a me non da fastidio che ci sia Sanremo, ci mancherebbe. L’ho visto tante volte, senza che mi piacesse, ma forse con l’età il tempo non voglio più sprecarlo e preferisco leggere o fare altro. Ma in generale in tv non trovo niente che mi attiri. Chissà, forse Sanremo lo guarderei se lo aprissero alle orchestre da ballo, che non è il mio genere musicale, ma mi sembra che facciano musica col piacere di suonare e sono all’opposto dei talent in cui si cerca solo il successo. Attenzione: il pavé c’è nelle corse fiamminghe e non in quelle valloni (Liegi).

          1. Ci fossero le orchestre da ballo stai sicuro che l’argomento delle loro canzoni non sarebbe né Dio né la Morte, ma puoi bene immaginare quale.

          2. Ecco, le Fiandre! È questa che mi capita spesso di vedere in tv chissà perché. Ma l’ho stupidamente confusa causa mia vergognosa ignoranza. Stavolta l’ho mancata (proprio questa!) ma ho recuperato leggendoti ora. Chiedo scusa per lo strafalcione.

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