quella canzone l'ho scritta in dieci minuti
Pop Rock

“Quella canzone l’ho scritta in dieci minuti”

Non fa un po’ incazzare? Esce una canzone, ha un successo pazzesco, diventa famosa in tutto il mondo, frantuma record di qua e di là, viene scritta a lettere d’oro in tutti i canzonieri millenote, diventa inno di una generazione, milioni di persone si baciano per la prima volta sotto quel ritornello, diventa la colonna sonora dei momenti indimenticabili della gente (tipo: quando ho fatto quell’incidente stavo ascoltando proprio…), si impone per sempre come un classico della musica, e l’autore interpellato sulla genesi della canzone risponde “oh, bè, quella canzone l’ho scritta in dieci minuti”.

Ok non fa incazzare in senso stretto, certo ne abbiamo lette centinaia di interviste così, con gli artisti che ci raccontano come la loro canzone sia piovuta dal cielo, in una situazione così strana, è successo tutto così in fretta e bla bla. Ma il concetto dei “dieci minuti” è da astrarre, vuol dire “in poco tempo”, e non è più realisticamente quantificabile in mezz’ora, mezza giornata, mezza settimana? Quando a cronometrare una prestazione è l’ego dell’artista, beh, il tempo è falsato dalla falsa modestia con cui renderà conto della composizione del suo capolavoro. Contiamo che dieci minuti è giusto il tempo di un messaggio vocale di Tommaso Paradiso (scusate, questa è di basso livello, ma non ce l’ho fatta a tenermela).

Bob Dylan ha scritto Blowin in the wind in dieci minuti, o almeno questo è quello che sostiene. Inoltre, una volta erano lui e Leonard Cohen, si suonavano a vicenda le ultime canzoni che avevano scritto. “Leonard, quanto ci hai messo a scrivere Hallelujah?” “Due anni. E tu Bob, quanto ci hai messo a scrivere I and I?” “Un quarto d’ora”. Mentre Cohen non riusciva ad ammettere che ci aveva messo non due ma cinque anni (perdipiù per scrivere ottanta strofe) Bob Dylan gli metteva l’ansia, voleva fare la gara. Va bene Bob, sei tu il più veloce, il più bravo, il più grande di tutti, così grande che ti diamo il Nobel, che tu artisticamente snobberai, e noi diremo come ti permetti, ma penseremo per forza: sei il più grande, il più bravo, il più veloce di tutti. 

Poi c’è Mick Jagger che ha detto di aver scritto il testo di (I can’t get no) Satisfaction in dieci minuti a bordo piscina di un grand hotel della Florida, durante una delle varie tournée di sesso droga e Rolling Stones. In questo quadretto ameno, oltre al discorso “tiè, volevi un successo? Mi sono bastati dieci minuti”, c’è tutta la reiterazione dei topos dello status da rockstar. Come se non bastasse, il riff è apparso a Keith Richards in sogno (e anche sulle canzoni apparse in sogno ci sarebbe da aprire un capitolo, come quando Paul McCartney aveva sognato la melodia di Yesterday chiamandola provvisoriamente “uova strapazzate”, e via dicendo). 

Ma parliamo pure di Paul McCartney, che in dieci minuti ha scritto Live and let die, la colonna sonora di uno dei film di James Bond. Denny Seiwell, il batterista dei Wings (che era la toy-band di Macca quando voleva tornare a giocare ad avere un gruppo) sostiene di aver assistito a quei dieci minuti in cui Sir Paul a casa sua ha composto tutta la canzone al pianoforte. A volte gli aneddoti sono più belli della canzone stessa, ma non in questo caso. 

Non so se ci siano testimoni ma pare che dieci minuti siano bastati anche a Noel Gallagher per scrivere Whatever, singolo natalizio degli Oasis nell’epoca gloriosa di Definitely Maybe. Anni dopo la Coca Cola utilizzerà quella canzone nei suoi spot pubblicitari, forse per trollare il gruppo che aveva già portato in tribunale per la faccenda Shakermaker. Comunque penso che di qualunque canzone si chieda conto a Noel Gallagher, lui risponderà sempre “l’ho scritta in dieci minuti”. 

Anche gli italiani, quando gli prendono quei dieci minuti, si dichiarano capaci di scrivere le loro canzoni segnanti. Questo è successo recentemente per le famose Nessuno vuole essere Robin di Cesare Cremonini e per Arrivederci tristezza di Brunori Sas. Non so se sia successo anche a Morgan, ma nella sua Tra 5 min. sostiene di potercela fare nella metà del tempo: “Tra 5 minuti mi richiamerai, nel frattempo scrivo una canzone”.

Per ogni canzone nota “scritta in dieci minuti” ci sono altri miliardi di canzoni scritte in altrettanta velocità che sono rimaste nell’oblio, subito dimenticate, forse persino dagli autori. Alcune pure brutte, altre eppur belle. Alcune confinate alla n. 8 o 9 della tracklist dell’album, altre nemmeno arrivate ad essere registrate. Alcune riciclate dalla casa discografica per promuovere un tizio dei talent, altre raschiate dal fondo di qualche archivio per pompare una versione deluxe remastered con inediti dopo che il cantante è morto. 

Ma la storia la scrivono i vincitori, e solo gli autori dei successi vincenti possono giocarsi la carta “oh, bè, quella canzone l’ho scritta in dieci minuti”. Con quel tono da top model con addosso duecentomila euro di Gucci che dice “mi sono messa la prima cosa che ho trovato”. Con quel finto understatement dell’imprenditore di successo che confessa “era nato tutto per gioco”. Con quell’incanto senza apparenti motivi di coso che canta “le canzoni son come i fiori, nascon da sole sono come i sogni”.

Amo le canzoni, adoro le storie, divoro le curiosità. Dimmi anche che l’hai scritta in dieci minuti, e io con tutto il rispetto, con tutta l’invidia, con tutto l’amore ti dirò,

ma vaffanculo 🙂

Conosci altri successoni scritti in dieci minuti? Fammi sapere se.

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Paolo Plinio Albera

Seduto sugli allora. Scrivo di rock, matrimoni, borgata Polo Nord (Torino). Anche di tennis, molto meno ma secondo me è quello che so fare meglio.

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3 commenti

  1. Quindi Noel Gallagher ci mette 10 minuti a fare le fotocopie?

    1. In quel caso 10 minuti è anche troppo, dato che si è rivelata il plagio di un’altra canzone per cui hanno pagato altri risarcimenti. Quindi il grosso del lavoro era già stato fatto da Neil Innes (mancato pochi giorni fa) per questa bella canzone, How sweet to be an idiot: https://www.youtube.com/watch?v=nZ9EWcaS7II

      1. Non lo conoscevo: molto glam anche se il suo curriculum è di altro genere.

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