ministri concerto 10 anni per un passato migliore
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“Per un passato migliore” è il mio passato migliore

Il 2013 ha compiuto 10 anni. È stato l’ultimo anno del passato. C’era Facebook, qualche blog, poco altro. C’erano i cd, le riviste, i cinema pieni come i ristoranti. La musica non era ancora gratis, ma costava meno (contorta, non so se si capisce, ma si capisce) La piattaforma stava sbarcando in Italia ma nessuno sapeva bene cosa fosse. Potevi non avere uno “smartphone”, bastava il tuo buon vecchio Nokia 3310. Non eri obbligato ad fare Rid bancari per ogni addebito della tua vita. Alle elezioni non vinceva nessuno, o vincevano tutti, dipende. Si dimetteva il Papa. Avevo gli anni di Cristo. Cambiavo casa, gli amici mi aiutavano col trasloco. Suonavo alle feste, facevo concerti, mi esibivo. Mi lasciavo. Conoscevo una ragazza, saremmo poi stati insieme alcuni anni. Ero splendidamente disoccupato, dissipavo la mia Naspi nelle serate a cui uno come me non poteva mancare. “2013, in mano alcolici, e niente più”, cantava Levante. I Marta sui Tubi a Sanremo. Usciva Per un passato migliore dei Ministri, l’ultimo grande album italiano del passato, prima che cambiasse un po’ tutto. 

(Ogni volta che esce un album dei Ministri per me è un evento. L’album allaga rapidamente tutte le stanze della mia esistenza, la stanza dell’amore, quella delle amicizie, quella dei luoghi di città, quella delle esperienze di vita, quella dei lavori vari per autofinanziare le precedenti. Il riflusso lascia i segni sulle pareti, a distanza di tempo guardo il livello sul muro dove scolorisce, e dico ecco, vedi guarda come quando. Il segno che sta più in alto credo sia quello di Per un passato migliore.)

Nel 2013 il mio rapporto con i Ministri può dirsi già maturo. Con i primi tre album (I soldi sono finiti del 2007, Tempi bui del 2009, Fuori del 2010) per me poteva anche bastare così, c’era già materiale sufficiente per farne la mia band italiana preferita. Li avevo anche seguiti in molti concerti, in diverse parti d’Italia, tanto da avere un tesoretto di episodi e aneddoti e scalette che legava definitivamente la mia gioventù alle loro canzoni. Dal loro quarto album non mi aspettavo nulla, poteva essere anche un album medio o mediocre, boh per me era uguale. E invece.

Per un passato migliore mi ha allagato completamente, ha superato ogni mia aspettativa, negli anni si è stabilmente consolidato come “il mio album preferito della mia band preferita”. Non è un mio vezzo de gustibus personali: la stessa cosa è accaduta per tantissimi altri fan della band milanese. Come mai tutto questo amore proprio per il loro quarto album – dunque non il primo o il secondo o comunque uno di quelli che per luogo comune sono considerati i migliori di una qualsiasi band? 

Proprio non lo so. Anche considerando che è un album piuttosto lungo, che richiede un po’ di attenzione, che non ha pezzi “leggeri” a parte forse quello qui sopra. Davide “Divi” Autelitano, Federico Dragogna e Michele Esposito mantengono i muri di chitarre che non hanno mai abbassato di volume, penso che in questo album ci sia il miglior suono-Ministri che ho mai sentito, registrato per la maggior parte in presa diretta da Tommaso Colliva. È l’album con Comunque che è forse la loro canzone più famosa, con Spingere che è uno dei primi pezzi che parlano incidentalmente d’amore, e anche con Mammut, La pista anarchica, Una palude e tanti altri diventati familiari anche all’esterno della cerchia di affezionati. Ma non ascoltate uno come me, per me sono belle tutte. Ancora oggi descrivono perfettamente una mia particolare disposizione d’animo nei confronti del mondo, molto meglio di quanto potrei esprimerla io. Eppure in ogni canzone c’è sempre qualcosa che mi mette in crisi, e mi costringe a smuovere le mie convinzioni, e trasformarle in dubbi nuovi e necessari.

6 dicembre 2023, Alcatraz di Milano, l’unico concerto di celebrazione dei dieci anni dell’album. Partiamo da Rivoli io e Luca del Linko – che è il locale in cui siamo riusciti a organizzare a giugno un concerto di Divi – per andare a un evento in cui non potevamo mancare. Entriamo un po’ all’ultimo momento, il tempo di pisciare e piazzarci un po’ dietro, vicino al bar, dove Luca fa la spola per i vodka-lemon. Le immagini del pogo le vedrò solo nelle foto del giorno dopo; la mia visuale è più che altro una festa di braccia che volano in alto, mani che battono a tempo, cellulari che trasformano in passato il presente appena volato via.

In scaletta ci sono tutte le canzoni dell’album, più qualche altra del loro repertorio eseguita nel bis. Mi guardo intorno e penso che il pubblico dei Ministri è estremamente bello, mi fiderei di chiunque. È una festa. Le sappiamo tutte a memoria. Finita La nostra buona stella continuiamo a cantare il ritornello ad libitum. Salgono sul palco diversi ospiti: Appino dei Zen Circus, i Tre Allegri Ragazzi Morti, Auroro Borealo. C’è Effe Punto, che per diversi anni ha suonato con la band nei concerti. Finché ahimè il concerto come sempre si conclude con Abituarsi alla fine, fine a cui non so abituarmi mai, perché spero sempre che ritornino sul palco… se non stavolta, almeno nei prossimi tempi.

Vedere la band “in casa”, nella loro città, dà un’emozione particolare, più intensa di quella che si respira altrove. Forse voi che venite a vedere i Subsonica a Torino provate qualcosa del genere? Con Luca del Linko ricordiamo continuamente la prima volta che abbiamo visto i Ministri, quando hanno suonato nel suo locale dell’epoca – lo Stoner, a Collegno – e grazie a lui ho conosciuto quei tre ragazzacci milanesi che portavano in giro un album incendiario con una moneta di 1 euro incastrata nella copertina. Andiamo al Rock’n’roll, il locale dove c’è l’aftershow. Viviamo l’evento finché riusciamo, beviamo tantissimo ma senza ubriacarci, ché dobbiamo guidare e l’indomani abbiamo le cose da fare.  

Autostrada Milano-Torino a tagliare il gelo artico, tornare a casa, ricominciare le cose da fare. Così a livello teorico, non vedo all’orizzonte un imminente ritorno in attività della band, se non per particolari eventi come questo. In generale, non vedo all’orizzonte una possibilità di rivivere il passato migliore di ciascuna delle nostre vite, se non per particolari eventi come questo. Il 2023 per me si intende finito con questo concerto. Dichiaro di nulla avere più a pretendere dall’anno in corso. Acconsento al trattamento dei miei dati personali per l’invio a scopo promozionale di attese novità musicali dei Ministri. Non accade, ma se accade… si dice così, senza terminare la frase, per scaramanzia.  

Questo blog non vale niente, tanto vale provarci comunque!

Paolo Plinio Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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2 commenti

  1. Pure io nel 2013 ho cambiato casa. E non ricordo che dischi sono usciti quell’anno, le Warpaint di sicuro no.

    1. Le Warpaint sono uscite l’anno successivo, con l’album col quale mi sono innamorato di loro 💜

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