primavera sound 2026
Pop Rock

5+5 nomi scritti in piccolo al Primavera Sound

Quest’anno andrò al Primavera Sound. Mi farò un’immersione totale in un programma totale, rivedrò una città pazzesca che mi ha conquistato anni fa, vedrò artisti enormi e ne perderò altri – non per farlo apposta, ma per quella sublime frustrazione di non riuscire a essere a più palchi contemporaneamente – e presumibilmente tornerò sfatto, stravolto, pieno, sul mio aereo col serbatoio vuoto. Sarà una prima volta per me. Sarà un’ennesima volta per centinaia di migliaia di persone che ci vanno ogni anno. Sarà una cuccagna per i tanti che fanno tutta la settimana a Barcellona per i concerti di Primavera a la Ciutat. Sarà il momento, per gli appassionati che tutto l’anno aspettano questo momento. 

5 outsider sotto gli headliner al Primavera Sound 2026

Nell’Olimpo di queste Olimpiadi (il concept grafico è ispirato a Barcellona ’92) ci saranno gli dèi e le dee della musica venerata dai peccatori come me, le band di culto che puoi vedere solo in determinati allineamenti di lune, e diverse stelle del pop a cui il festival si è aperto da molti anni. Cure, Gorillaz, My Bloody Valentine, Massive Attack, The XX, Big Thief, Father John Misty, insomma tutti quelli che all’esame oculistico si distinguono subito:

…ma il mio vuole essere un omaggio agli artisti scritti in piccolo, che suonano col sole a picco, che devono prendersi un pubblico che spesso non è lì per loro ma per quelli che vengono dopo, o che forse li vorrebbero vedere ma suonano troppo presto. Magari fanno il concerto della vita (so far) sul palco secondario fino all’orario stabilito e un attimo dopo li vedi girare con un cartellino “artist” più grosso di loro. Mezz’ora da artisti e mezza giornata da turisti. Musicisti emergenti, per un’iperbole buffa, dato che i loro nomi scritti in piccolo al Primavera Sound sarebbero scritti in grosso in quasi tutti gli altri festival. Ecco 5 non headliner (borderliner?) che mi incuriosiscono e cercherò di vedere. Li vedrò? Vedremo.

Agriculture

Il metal, mille regni un solo pianeta; certi progetti però vibrano di frequenze cosmiche che vengono avvistate da altre galassie, e riflettono un fascino unico che ha qualcosa di trascendente e forse di spirituale. The Spiritual Sound è il secondo album degli Agriculture, dal logo rigorosamente illeggibile, che alternano fragore a sussurri, ferocia a estasi; parlano di meditazione, esplorano temi queer, dipingono tonalità di nero che il black metal forse ancora non aveva ancora nel suo spettro. 

Annahstasia

Una voce importante, dalle tonalità calde e rigate, che l’album d’esordio Tether esalta. Annahstasia Enuke, americana con origini nigeriane, ha un dono di natura. La prima svolta arriva quando apre il tour di Lenny Kravitz nel 2019. Me la sono persa a C2C l’anno scorso quando si è esibita in orario pomeridiano – quando i presenti ti raccontano “che cosa ti sei perso!” pensi con frustrazione “che cosa mi sono perso!” – dunque cercherò di non perdermela al Primavera Sound, e in ogni caso sarà anche a Ypsigrock che è il mio Estate Sound. 

Florence Road

Cioè, negli anni ‘90 saremmo stati tutti innamorati di una come Lily Aron frontwoman delle Florence Road e io dunque lo sono ancora adesso visto che vivo/penso/agisco anni ‘90. Le irlandesi non hanno ancora pubblicato un album di debutto, ma hanno la strada spianata, i primi due ep sono pregni di papabili inni generazionali. Tutto fa presagire che il loro viaggio sulle strade ventose del rock sarà breve e presto si sposteranno su un posto al sole pop più affine all’Olivia Rodrigo che nei suoi tour le ha introdotte al grande pubblico facendogli fare l’opening. Predestinate. 

NewDad

Nu-gaze è una parola bellissima perché, grazie al fatto che sappiamo cos’è il “nu-metal”, possiamo inferire il significato di un genere così nuovo e così antico insieme: uno shoegaze più compatto, più asciutto, meno ancorato ai suoni del passato. Gli irlandesi NewDad se ne infischiano di queste etichette (se no si sarebbero chiamati Nu-Dad?) e procedono veloce: hanno fatto due album in due anni, Madra e Altar, la voce di Julie Dawson è un oceano di nuvole e luce, per cit. la canzone famosa.

The Sophs

Un debutto molto rock California, ma anche un poco balcanico, klezmer, e pure ispanico gitano: sono le piccole stranezze che acchiappano in modo particolare. Sicuri che dal vivo avranno quella energia venata di malinconia europea che il disco fa immaginare? Su Rockerilla dicono di se stessi “siamo un po’ uno spettacolo di varietà. Abbiamo una fisarmonica dal vivo. Abbiamo anche uno scacciapensieri vibrante. Credo che riusciamo a realizzare l’impossibile: una sorta di coesione di generi, stili e atteggiamenti diversi.” 

Postilla: 5 nomi scritti in medio-piccolo

Vorrei rischiare di essere accusato di penalizzare gli artisti scritti in grosso? Certo che no, e allora oltre ai 5 nomi scritti in piccolo esprimerò il mio apprezzamento anche per 5 nomi posizionati al livello successivo. 

Baxter Dury è sempre un tipo intrigante, confidenziale e cinico, accomodato sulla sua yacht-tronica, voce narrante di se stesso e delle sue notti da Lucignolo forse indicibili anche per il programma-cult di Italia1. In questo festival i Water In Your Eyes possono avere il ruolo di nuovi My Bloody Valentine, stanno facendo bei dischi-gaze, li ascoltavo questo inverno sulle strade provinciali nei giorni in cui ascoltavo anche i nostri bravi Satantango che sono i nuovi Water In Your Eyes. Gelli Haha è la fanciullina-dentro-di-sé che la losangelina Angel Abaya rappresenta con il suo synthpop elettronico dai colori accesi e dalla contagiosa effervescenza; neanche il tempo di dire “ma che…” e sei dentro. I Caroline sono in giro da pochi anni ma li diresti vecchi lupi di mare del post rock anni zero; hanno fatto un pezzo lapalissianamente con Caroline Polachek, hanno fatto una Song Two che è il contrario di quella famosa, hanno fatto una Coldplay Cover che non c’entra nulla coi Coldplay anzi unisce bizzarramente due canzoni diverse suonate nello stesso momento, insomma tutto un disordine studiato che ti fa venir voglia di entrare nel loro salotto ma senza spostare niente. Infine Cameron Winter, cantante dei Geese ma anche in versione solista, nome killer del momento, di pubblicità ne ha già in abbondanza sia positiva che negativa; non così “zero dollar man” come dice in 0$, sarà sul palco da solo per un pugno di dollari e con la band per qualche dollaro in più, ma stiamo andando verso nomi destinati a dimensioni di pt. sempre maggiori, e per quelli basta un occhio al cartellone o al video di cui sotto.

Scriverò come è andata, con i miei caratteri piccolini poiché digitali, con la mia intelligenza piccolina perché non artificiale, con il mio pc piccolino perché più economico, besos 😘

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Paolo Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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1 commento

  1. Tra i medi consiglierei Amaarae.

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