gio evan natura molta
Pop Rock

Natura Molla

Non è che sono mollo. Mollo… se uno resiste 21 anni a questi livelli qua non credo che sia tanto mollo. Un po’ di rispetto anche lì. Che mollo? Siete molli voi quando dite quelle…queste cose qua, perché vi fa comodo dire ‘ste cose qua che uno è mollo. No voi tu…qualcuno, qualcuno fra virgolette. Non sono mollo. Quale mollo?

Alberto Malesani, 1 dicembre 2011

Per un breve periodo ho scritto recensioni di album per una webzine che si occupava di musica indie italiana, in particolare dei nuovi nomi che stavano salendo alla ribalta. (Con “indie” si intendeva una gamma molto ampia, ma non riapriamo questa annosa diatriba.) Ricevevo alcuni album in anteprima, inoltrati dagli uffici stampa, e sceglievo di quali occuparmi. Sceglievo quelli che mi piacevano, e scartavo quelli che non mi piacevano, perché preferisco scrivere di cose belle piuttosto che di quelle brutte. 

Ho avuto il piacere di ascoltare album ispirati, oppure insoliti, oppure strani, oppure semplicemente fatti bene, e sono contento di aver provato a spiegare per quali motivi li ritenevo interessanti. Se con le mie modeste quattro righe sono riuscito a dare a questi lavori anche solo un ascolto in più, beh, sono soddisfatto. Il problema, però, è che questi album di solito non avevano poi fortuna.

Invece gli album che non mi piacevano e dunque scartavo, porca puttana, poi facevano successo. Benché mi sembrassero brutti (anzi il problema non era nemmeno la bruttezza, perché ci sono album brutti che valgono di più di quelli belli, il vero problema è che erano vuoti, spogli di qualunque significato se non fare qualcosa che piaccia a più gente possibile) si diffondevano sempre di più, arrivavano alle playlist, se ne parlava nei gruppi e nelle pagine, insomma volavano in alto. L’artista diventava qualcuno. Si formava un pubblico. Pazzesco.

Uno degli esempi di quest’ultimo tipo che mi sono capitati è stato Giò Evan. All’epoca – due anni fa circa – stava per pubblicare il suo primo album ma aveva già un nutrito seguito di followers come poeta di Instagram.

Con poeta di Instagram intendo quella categoria di personaggio nato su Instagram che pubblica frasi d’amore ad effetto, tipo cioccolatini Perugina, ma con quel decadentismo naif, naturalezza sbattuta, mollezza bohemienne che strizzano l’occhio al giovane indiennial*. Possiamo trovare queste poesiole su hashtag quali #paroledamore, #frasedelgiorno, #frasitumblr, confezionate con un template carino Canva, oppure nude e crude come il poeta le ha scritte.

Dicevamo Giò Evan: dopo aver ascoltato mezza canzone, mi era chiaro che volevo starne ben alla larga. Ma covavo già la vaga sensazione che avrebbe fatto strada come nuovo romantico italiano. Di lì a poco, infatti, avrebbe trovato una bella botta di celebrità quando la conduttrice Elisa Isoardi ha usato una sua frase per mollare il suo fidanzato (all’epoca ministro dell’Interno) Matteo Salvini. Insomma, il mio timore si rivelava fondato: improvvisamente ne sentivo parlare in tv, nei telegiornali, nelle discussioni dei talk show. 

Ma non è finita, perché Gio Evan con le sue frasitumblr continua a farci libri e canzoni: impossibile schivarlo su Instagram. Come se non bastasse, appena esco di casa la prima cosa che vedo sono i suoi manifesti, perché nel frattempo è diventato un nome grosso e fa i tour nei posti grossi, ed è uno su cui si investono soldi grossi. Come si conviene nell’indie odierno, sfrutta molto i giochi di parole: il suo nuovo album si chiama Natura Molta

Non c’è bisogno di dire che anche stamattina, aprendo il giornale, mi ritrovo Giò Evan. Ma stavolta ecco l’illuminazione. Su La Repubblica è segnalato lui con il suo concerto che verrà a fare qui a Torino, e accanto alla sua foto, nella didascalia, viene menzionato il suo album: il refuso ha del geniale. 

Natura Molla”. Semplicemente eccola, in due parole, la recensione che non ho mai scritto.

* Indiennial è una parola che mi sono inventato. Vuol dire: persone che anagraficamente sono nate nel periodo dell’indie vero, ma molto facilmente hanno familiarità con l’indie finto.

Sarà proprio per i refusi di La Repubblica che un sito satirico si è chiamato La Refubblica? Invece il sito su cui scrivevo non è più on line, chissà magari quelle recensioni sugli album interessanti le ripubblicherò qui. 

Il MySpiace non solo è online da dieci anni, ma ha anche una pagina Instagram. Non è tanto tumblr ma in compenso non è molla. 

Paolo Plinio Albera

Seduto sugli allora. Scrivo di rock, matrimoni, borgata Polo Nord (Torino). Anche di tennis, molto meno ma secondo me è quello che so fare meglio.

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5 commenti

  1. Ma sai che, incredibilmente, è la prima volta che lo sento? Su instagram non l’ho mai beccato, probabilmente faccio parte di una bolla oppure sono molto selettivo su chi seguire/cosa vedere.
    Quoto invece tantissimo la prima parte: anche io scrivevo su webzine (oggigiorno non più attivi) e mi capitavano fra le mani dei dischi belli e sorprendenti, era una cosa che mi riempiva di emozione. Ho passato anni a scrivermi con musicisti alle prime armi, giovani talenti, artisti acerbi ma con qualcosa da dire. E quei dischi ogni tanto li metto su ancora, hanno un fascino inalterato ma portano con sé un po’ di tristezza quando penso che il gruppo si è sciolto poco dopo e/o l’etichetta su cui è uscito oramai ha chiuso per mancanza di fondi/successo/attenzione. Ma così vanno le cose, purtroppo (la domenica sera mi mette di questo umore).

    1. Guarda che prima o poi Giò Evan arriva ovunque… vigila!

  2. Pure il nome mi pare ridicolo, quasi a livello di “Jovanotti”.
    Ma da un po’ volevo chiederti se a Torino si ricorda più nessuno dei Blind Alley
    https://lazeribaillustrata.wordpress.com/2015/09/04/la-zeriba-suonata-la-musica-dei-vicoli/

    1. Che bello leggere una Zeriba di cinque anni fa, quando ero ancora all’oscuro della tua esistenza. Comunque ahimè non conosco i Blind Alley. Ma tutti gli altri sì 😊

      1. Nel 2012 a quanto pare hanno “ristampato” un disco mai stampato
        https://www.discogs.com/it/Blind-Alley-Blind-Alley-1980-1983/master/564667

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