Limonare coi Balthazar

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Abbiamo questo problema, noi che perdiamo la testa per un qualche gruppo indie, che pensiamo sia molto più famoso di quello che realmente è. Sovrastimiamo la popolarità. Abbiamo una percezione distorta della domanda e dell’offerta. Conosciamo vita morte e miracoli dei musicisti più oscuri, ignorando beatamente i reali blockbuster della musica mondiale.

Ma i Balthazar avrebbero tutto per essere famosi e pieni di soldi. Sono sexy. Sono catchy. Sono groovy. Hanno i falsetti. Hanno i ritornelli che ti mettono il brividino. Ogni singola canzone di ogni singolo album è un potenziale singolo spaccaradio. Piacerebbero alla tua fidanzata. Lei limonerebbe con uno di essi, o Maarten Devoldere o Jinte Deprez, che sono i due cantanti. Tu limoneresti con Patricia Vanneste, che una volta suonava il violino con loro, ma purtroppo ora ha lasciato il gruppo quindi rimarrai a bocca asciutta. 

E abbiamo quest’altro problema, noi che ci interessiamo alle magnifiche sorti e progressive* dei gruppi indie, che il loro anonimato ci attrae, la loro consacrazione ci respinge. Finché sono sconosciuti, li adoriamo, e li sottraiamo alla gente sottintendendo un “che ne sapete voi”. Ma quando raggiungono la fama, gli giriamo le spalle, e rivolti alle masse adoranti urliamo “dove eravate voi”, brandendo la copia del primo inascoltabile introvabile inchiavabile album. 

Ma per i Balthazar questo non vale. Gli auguro vivamente di diventare vergognosamente famosi. Di mettersi con le modelle. Di rincoglionirsi con le droghe e i giri delle star. Di piangere per la separazione con una stupida attrice. Di avere qualche gif dedicata, o meme, perché è da questi particolari che si giudica se uno è famoso sul serio. Magari un giorno succederà, e non sarò diffidente della loro fama, anzi li difenderò e li esibirò come trofeo, guidando il carro dei vincitori su cui tutti saliranno. 

Passando una notte ad annoiarmi su internet, scopro che i Balthazar non sono compresi nella categoria di Wikipedia italiana “Gruppi musicali belgi”. Ci sono tutti i soliti noti, dEUS, Soulwax, Girls in Hawaii, Hooverphonic eccetera, ma i Balthazar no. Nella sorpresa, inarco il sopracciglio, tipo Carletto Ancelotti. 

I Balthazar sono quel tipo di gruppo che un po’ di anni fa, passato il boom degli Arctic Monkeys, smaltito l’hype dei Vampire Weekend, qualcuno metteva su, mentre eri in Erasmus, a casa di chissà chi, in una serata che non era proprio una festa ma nemmeno giocare tristi alla play, insieme a un po’ di studenti e studentesse che avevano lasciato indietro qualcuno prima di partire, e riempivano i posaceneri, e li vedevi con le loro confezioni delle cartine strappate per fare i filtrini, e alla canna ti passavano la bottiglia da bere, e ascoltavano sempre musica più nuova e più furba della tua. Alla fine ti trovavi a limonare coi Balthazar. Non nel senso di mettere la lingua in bocca a uno dei Balthazar, intendo limonare con la musica dei Balthazar in sottofondo. 

Limonando coi Balthazar, e risvegliandoti successivamente a casa di boh? con la gola bruciata, il mal di testa e i morsi sul collo, forse non ti saresti ricordato il nome, della band intendo, ma avevi esperito ciò che era importante. Avevano funzionato. Perché funzionano. In realtà non ho mai fatto un Erasmus ma sono sicuro che i Balthazar funzionano. Ecco perché quella notte in cui annoiandomi su internet ho scoperto che non esistono nella Wikipedia italiana, mi sono sorpreso inarcando il sopracciglio, e ho pensato: questo album (il quarto, Fever) li renderà finalmente vergognosamente famosi? O rimarranno infrattati nelle camere da letto delle coinquiline dell’università? French touch, French kiss, Belgian then what?

In attesa che Wikipedia italiana scopra i Balthazar, questo 25 agosto vengono a Torino a TOdays, nella serata in cui suonano Jarvis Cocker (quello che la copertina strappata) e Johnny Marr (quello che le maratone).

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* È ironico, ovviamente. L’intento non era tanto citare la Ginestra di Leopardi, quanto celiare con la parola “progressive” in un discorso “indie”.

E questi?

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