Le Schiene di Schiele Danze della Sfiga
Dischi Pop Rock

Le Schiene di Schiele, canzoni preghiere danze

Tanta roba l’attuale scena torinese di cui parlo da tempo. Accanto ai nomi cittadini, però, c’è anche qualcosa di forte che arriva da leggermente più in là. Nell’edizione 2023 del festival Alta Felicità, in Val di Susa, mi trovo già nel tardo pomeriggio a vedere i concerti, aria ancora calda ma già quasi sera, con gli ultimi raggi di sole a spennellare le cime del Rocciamelone e delle montagne intorno. Sul palco una band di quattro ragazzi con uno di quei nomi che non sei mai sicuro di come pronunciare, Le Schiene di Schiele. Li vedo esplodere in un set pieno di furia, incuranti di uno scenario difficile da governare, perché portare un noise-alternative dall’impatto grosso e ortodosso davanti a un’arena ancora poco popolata è sempre una missione difficile. Qualcosa, non saprei cosa, mi colpisce subito, e una volta conclusa la sfuriata e usciti dal palco, nella mia testa un ricordo di loro rimane e insiste. Per quanto sarebbero seguiti concerti di artisti più affermati e sonorità più digeribili, dal rap al reggae, sul palco resta una specie di nuvola scura e bollente che non si sarebbe più dissolta.

Tempo dopo, mi trovo con RadioOhm a selezionare nuovi progetti musicali per la rassegna piemontese di Arezzo Wave. Questa band valsusina presenta un paio di vecchie registrazioni, che in realtà rispecchiano poco ciò che avevo visto e sentito. Li inseriamo nella selezione più che altro sulla base di ciò che avevo visto dal vivo. Infatti, appena li rivedo nel live, ecco riesplodere la furia che riconosco, che in locali più raccolti deflagra investendo chiunque si trovi tra le quattro mura. C’è un cantante che con una teatralità psicotica e surreale rappresenta la tragedia dell’uomo contemporaneo disumanizzato che ricorre nei testi. Ci sono musicisti che con riff quadrati e micidiali accendono un motore di grossa cilindrata che va veloce facendo un rumore d’inferno. Li ritrovo sicuri nei loro mezzi, precisi, coscienti nella scrittura. Aiutati da un pubblico caldissimo, imparano a conoscere la bestia che sono e a proporre i pezzi che sarebbero andati a comporre il primo album. 

Quell’album è Danze della Sfiga (2025) prodotto da Davide Lasala di Edac Studio (oggi membro dei Sì! Boom! Voilà!), che nasce per essere EP ma, con le mille idee urgenti che si susseguono quando sei in botta di ispirazione, finisce per diventare un disco completo. Francesco La Greca, Giacomo Scarcella, Daniele Baldassarre, Andrea De Marchi partono dal filone antico e talvolta letterario che unisce punk, noise e alternative, che in Italia passa per CCCP, Marlene Kuntz, Teatro Degli Orrori, e all’estero ritrova eterne giovinezze con Turnstile, Ditz, Idles, e arrivano alla loro formula personale fatta di ritmiche potenti e parole come macigni. La Danza della Sfiga che ispira il titolo è un sabba ipnotico che trasforma un dramma fantozziano in un’odissea senza speranza. Il Ricevimento è una cavalcata che parte da droni synth e culmina in una marcia samba-metal (marcia inteso come aggettivo, o forse sostantivo, non so). Ti voglio bene, che contiene il featuring con la cantautrice Fitza, sperimenta diversi colori sonori parlando di crescita in una famiglia difficile. 

È un album che racconta il presente assurdo e bestiale di cui siamo insieme spettatori e protagonisti. Inizia con “Gli esseri umani sono come le piante, se ne tagli via uno il bosco è indifferente” di Martini Dry, immaginando l’ingegnere che progetta bombe, e finisce con “La vita è fatta a scale c’è chi scende e c’è chi sale, e molto spesso poi chi scende non ritorna” di Valore Aggiunto? dedicata all’annientamento personale attraverso il lavoro. 10 giugno prende spunto dall’omicidio Matteotti per parlare di speranza e libertà. Tutto il disco è un Romanzo Russo sull’uomo contemporaneo destinato a una deriva occidentale di alienazione e automatizzazione. In Caino e in molti altri passaggi la suggestione del sacro si scontra con la dannazione terrena e la sua umana commedia.

Queste canzoni sono otto chiese bombardate in cui le preghiere sono fatte di lucidità, rabbia e una lunga ombra di sarcasmo. I Le Schiene di Schiele sono la salvezza per l’ascoltatore che ha fisicamente bisogno di un suono alternative intransigente, duro ma ben costruito, e allo stesso tempo cerca nelle parole un pensiero, una visione che intreccia i secoli con il presente, il personale con il sociale, la speranza dentro di noi col male dentro di noi, tenendosi distanti anni luce da luoghi comuni e slogan. Proposte come la loro, esigente allo stesso modo sia nella robustezza sonora che nel valore dei testi, sono rare anche negli universi indipendenti. 

In copertina spicca la Madonna del Rocciamelone, statua eretta a 3.538 metri che guarda dalla vetta più alta della Valle di Susa, che forse cita la statua sulla copertina di Canzoni preghiere danze del II millennio – Sezione Europa dei CCCP. Di sicuro guardava dall’alto il palco di Alta Felicità mentre loro lo mettevano a ferro e fuoco, e rimane nell’immaginario della band un simbolo controverso, un idolo porta-sfortuna che hanno deciso di mettere anche sulle magliette… e sul santino dentro al cd. Prima, durante e dopo la pubblicazione dell’album non si sono mai fermati e continuano generosamente a esibirsi in diversi contesti a Torino, Piemonte e Italia intera. Spero di rivederli lì sul palco dove la prima volta io e la Madonna della Sfiga li abbiamo scoperti, e sul quale, ogni volta che ritorno, mi pare di percepire il vapore scuro e sulfureo di quella volta, che per me non si è ancora dissolto.

Più di tre anni che ogni lunedì aggiorno il canale Telegram dei Concerti a Torino, non mi sono mai stancato, è anche merito dei progetti molto interessanti che nascono da queste parti.

Su Instagram la mia solita pagina ma anche la pagina de Le Schiene di Schiele.

Paolo Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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2 commenti

  1. Marco Nassisi dice:

    Band clamorosa! Della “scena” sono sicuramente tra quelle col suono più riconoscibile!

    1. ❤️❤️

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