La primavera dei miei ascolti è a gennaio. Arrivo al 31 dicembre sfinito dalle nostre classifiche che classificano l’annata che finisce con -4, sfatto dalle canzoni natalizie dall’atmosfera irreale, sgonfio dalla mancanza di nuovi album perché a dicembre non esce quasi nulla di nuovo. Poi inizia il nuovo anno ed è come una rigenerazione: curiosità, attesa, speranza, scoperta, buoni propositi. Voglio ascoltare tutto tutto, non mi voglio perdere nulla che sia datato con l’anno che finisce con -5, voglio essere l’esperto della musica del momento, voglio essere il re dei nuovi album. Poi nemmeno siamo arrivati a metà dell’anno e già non ricordo più nulla di cosa era uscito a gennaio, ma con un’eccezione.
DÍA di Ela Minus è il secondo album della colombiana di Bogotà. Dopo aver iniziato la carriera suonando la batteria in mille band, è diventata una specie di nerd dei sintetizzatori, che costruisce, smonta e trasforma. Questo si riflette moltissimo nella sua musica, che ha un’impronta elettronica molto analogica, dal suono essenziale ma caldo, nel quale puoi sentire il respiro dei synth, la consistenza del suono solido e fibroso della macchina. Compone i testi sia in inglese che in spagnolo, con un’ombra di decadenza e melanconia. È il suo secondo album dopo Acts Of Rebellion del 2020, anche questo uscito per Domino. È mixato da Marta Salogni e ormai si può dire con un certo patriottismo indie che se non sei mixato da Marta Salogni non sei nessuno.
Ho l’occasione di vederla dal vivo, e dare un corpo all’ascolto che mi era rimasto impresso in questa primavera di gennaio. La prima volta che si esibisce in Italia è per Linecheck Warm Up, evento inaugurale della settimana del Linecheck Music Meeting che si svolgerà dal 17 al 22 novembre, con musica live di sera e meeting di giorno. Location: Base Milano, centro culturale per eventi, musica, creatività (hub, direbbero quelli bravi). Andare ogni tanto a Milano è abbastanza bello, hai la percezione di sentirti molto più connesso con la musica internazionale e questo festival è uno degli esempi. Forse una città che costa di più, ma ripaga di più.
Ela Minus sale sul palco indossando la maglia della Nazionale della Colombia, col numero 10, il numero dei fuoriclasse. Gonna lunga scura, piedi nudi. Pone la sua console al centro del palco, mettendo in evidenza il suo set di controlli, mixerini, sequencer, drum machine e aggeggi tutti analogici. I riflettori sono puntati verso il pubblico; lei si muove in controluce tra i fasci luminosi, fluttua a destra e sinistra, non riesci a vedere nitidamente la sua figura. Manovra i suoi marchingegni con le spalle al pubblico, microfono appoggiato sulle spalle col cavo intorno al collo. Ha un fascino lunare cui è difficile resistere. Quando sorride lei sorridi anche tu. C’è un’attrazione gravitazionale che dalle ultime file mi fa arrivare fino alle prime, senza accorgermene. Non saprei quanto possa essere durato il concerto; quando lascia il palco le persone vogliono il bis. Ma la serata finisce qui, che ci sono persone che devono fare cento miglia per tornare a casa (eccomi).
È un’artista che tocca corde oscure che vibrano dentro chiunque, che ti piaccia l’elettronica o che ascolti le canzoni. Ha un certo rigore nel perseguire una produzione analogica, che sicuramente le consente suoni più vivi e corposi; chissà se un giorno gli impulsi della creatività la spingeranno all’algido e siderale infinito digitale. Questo suo secondo album mi ha portato a scoprire il primo che è altrettanto bello, e ora nella mia testa sono un tutt’uno. E questa sua maglia da calcio mi ha portato a cercare chi è oggi il numero 10 della Colombia, tale James Rodriguez di cui ignoravo l’esistenza. Ma se guardo bene le foto on line mi pare che sia più simile a quella che indossava Carlos Valderrama, che da Italia ’90 (anno di nascita di Ela Minus) è il primo artista che mi viene in mente se penso alla Colombia.
Se guardi a lungo nell’Instagram, l’Instagram guarderà te. (quasi cit)


La vedrò anche io dal vivo questa estate e sono curiosissimo!
Nota a margine: James Rodriguez ha giocato, tra l’altro, anche nel Real Madrid e nel Bayern Monaco vincendo tutto quello che c’era da vincere (tra cui 2 champions). È effettivamente uno forte (e probabilmente l’unico colombiano calcisticamente di rilievo degli ultimi 20 anni).
Eh sì immaginavo fosse uno forte ma di calcio non seguo più nulla da secoli!