canzone scartata da sanremo
Pop Rock

La fiaba della canzone scartata da Sanremo

C’era una volta una canzone scartata dal festival di Sanremo. I lettori di fiabe più attenti potrebbero farmi notare: in realtà non ce n’è solo una, ma ne esistono centinaia, migliaia, c’è un mondo sommerso e misconosciuto di canzoni scartate dal festival di Sanremo, poi riciclate clandestinamente negli album dei cantanti. Il problema è che non si sa quali siano. Questo semplicemente non si dice. Nessun cantante dirà quale sua canzone sia stata esclusa dalla commissione artistica del festival dei fiori, anche se sarebbe una notizia molto interessante, tanti farebbero articoli, qualcuno farebbe una playlist “canzoni scartate dal festival di Sanremo”, e io beh, per questo tipo di curiosità vado fuori di testa.

Dicevamo, c’era una volta una canzone scartata dal festival di Sanremo. I lettori di fiabe più esigenti vogliono saperne di più sulla protagonista: è bella? è buona? è astuta? (nelle fiabe l’astuzia è un valore più importante dell’intelligenza). Rispondiamo dicendo che sì, in generale le canzoni scartate dal Festival di Sanremo sono canzoni particolarmente attraenti, non per forza belle ma molto sexy. Hanno dei genitori presuntuosi (gli autori), hanno degli amanti ambigui (gli interpreti), hanno dei parenti serpenti (i discografici), che a volte le sopravvalutano e quindi le iscrivono ai concorsi di bellezza. Sì, Sanremo è un concorso di bellezza per canzoni, come Miss Italia per le ragazze. Sanremo si potrebbe anche chiamare “Miss Canzone Italiana”.

Però smettetela di interrompermi, mi fate divagare e per colpa vostra non sono ancora riuscito a iniziare la fiaba: c’era una volta una canzone scartata dal festival di Sanremo. Una canzone bella, buona e astuta, scritta da un autore apprezzato e interpretata da una cantante affermata, presentata di tutto punto con cartelle stampa, materiale audio e video, testi e spartiti, documenti e liberatorie timbrate e firmate con svolazzi d’inchiostro. Ma purtroppo è stata esclusa, anche perché come sappiamo la selezione per la partecipazione al concorso festival è durissima. Non che sia severa o meritocratica, più che altro è che a volte la commissione artistica non ci capisce un cazzo, e poi ci sono i raccomandati, gli accordi con i discografici, le direttive buoncostume della Rai, e infine l’incognita più importante: le botte di culo. Tutti elementi di cui hanno beneficiato altre canzoni, e non la protagonista di questa fiaba: l’esclusione è stata una grande delusione. Anche lei, d’ora in poi, si sentirà condannata a nascondere per tutta la vita il suo grande segreto: “voi che mi state ascoltando non lo sapete e non ve lo dirò mai, ma sono stata esclusa dal festival di Sanremo”. Se sapessimo, la apprezzeremmo lo stesso? Se sapessimo, la considereremmo una canzone di seconda categoria, di seconda mano, riciclata, imperfetta, impura? Forse ci vedremmo della malizia e del meretricio in tutto ciò, “ecco, sei solo una canzone che voleva andare in televisione”, “ecco, avresti fatto qualunque cosa per farti notare”, “ecco, se ti hanno rifiutata non vali nulla”? Visto che questa eventualità è spesso paventata, l’esclusione da Sanremo deve rimanere assolutamente segreta. Si cerca insomma di vendere per nuova una canzone che in realtà è a “km 0”, se vogliamo passare con le metafore dalle donne ai motori.

Ma la fiaba ha un lieto fine, e allora giochiamocelo subito questo lieto fine senza stare tanto a chiacchierare: c’era una volta una canzone scartata dal festival di Sanremo ma che poi ce l’ha fatta. Che ha fatto breccia nelle radio. Che la gente non si stancava mai di amare e ascoltare. Che ha fatto anche successo all’ultimo Festivalbar andato in onda (era il Miss Muretto della canzone italiana). Questa canzone ha ottenuto una popolarità e un riscatto talmente potente che un giorno ha potuto permettersi di dire: “ebbene sì, ero stata esclusa dal festival di Sanremo”. E non per questo è stata considerata di minor valore, anzi, la nostra reprimenda va piuttosto alla commissione selezionatrice che non si è accorta del potenziale di questa canzone, trattandola come una Cenerentola, non capendo che sarebbe poi diventata Principessa.

Se ancora non si fosse capito, spiego la morale della favola. Questa fiaba è un messaggio a tutte le canzoni scartate al festival di Sanremo: dichiaratevi, ammettetelo, ditecelo che siete state escluse. Non penseremo male di voi. Anzi, se siete belle, buone, astute, vi ameremo.

La canzone è Bruci la città di Irene Grandi, scritta da Francesco Bianconi.

A parte gli scherzi, come si fa a sapere quali sono le canzoni famose che sono state escluse dal festival di Sanremo? In maniera ufficiale è difficile, ma in questo forum ho trovato info ufficiose interessanti.

Una volta mi ero inspiegabilmente fissato su Irene Grandi e il tema del viaggio.

Paolo Plinio Albera

Seduto sugli allora. Scrivo di rock, matrimoni, borgata Polo Nord (Torino). Anche di tennis, molto meno ma secondo me è quello che so fare meglio.

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3 commenti

  1. Bella canzone, forse neanche facile da cantare, e lo dico nonostante lei mi stia antipatica e lui ci si metta d’impegno per lo stesso obiettivo. Per quest’anno Amadeus direttore artistico sembra un ossimoro. Ma la cosa di cui non sapevo è quella locandina di Lele Luzzati, qui l’illustratore a km quasi zero (non proprio, devi fare il Turchino, i capi, la Cipressa e il Poggio prima di arrivare alla fontana di Sanremo).

    1. Grazie per averlo ricordato, il manifesto l’ho preso dalla pagina wikipedia di quell’edizione (era Sanremo 2007) ma non c’era scritto autore o altro. E grazie alle fiabe della Zeriba dalle quali un po’ traggo ispirazione… 🙂

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