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Pop Rock

La canzone vecchia più amata dai musicisti giovani

L’anno scorso ho cercato di trovare una risposta alla domanda “che musica ascoltano i giovani?”. Ho fallito su tutta la linea. Mi sono impegnato, ho seguito tutto il concorso torinese under23 PagellaNonSoloRock intervistando gli artisti per RadioOhm, e ho constatato una tale varietà di ascolti, influenze, ispirazioni, che sono uscito con le idee più confuse di prima, e l’arcano è rimasto arcano, il segreto segreto, l’ignoto ignoto.

Ci ho riprovato quest’anno, stessa missione, stesso concorso, stessa età. Ho fallito di nuovo. Però credo di aver trovato la soluzione a un altro mistero minore. Ho trovato una risposta che nessuno stava aspettando a una domanda che nessuno si stava ponendo: “qual è la canzone vecchia più amata dai musicisti giovani?”

In ogni serata del concorso si esibiscono quattro o cinque proposte, senza restrizioni di genere, si va dal rock al rap, dal metal al r&b, dal pop al progressive. Non è raro che qualche gruppo di ragazzi e ragazze formi apposta una band per partecipare al concorso. Spesso fanno delle cover. Statisticamente quest’anno è successo che almeno una volta a serata almeno una band eseguisse Creep dei Radiohead. Che sia proprio questa canzone il lascito definitivo degli anni 90 alle nuove generazioni, superando quindi gli inni dei santi-subito tradizionali come Nirvana, Oasis, RHCP, e tutte le cose vecchie che ai vecchi non sembrano così vecchie?

Ogni sera del concorso, appena sentivamo le prime note del lento arpeggio iniziale, io e Francesco in regia ci guardavamo: “eccola”. Per me sentire Creep è sempre un’ottima notizia, chiunque la suoni, in qualunque contesto (ma non “ad ogni costo”, chi vuol intendere); finché sarà ritenuto significativo suonarla, sarà un mondo con un lume di speranza. Ognuno ha il suo modo di suonarla, più o meno bene, più o meno aderente all’originale; in ogni caso non posso fare a meno di cantarla tutta a memoria agitando le braccia in aria come se fossero i veri Radiohead, e non dei diciottenni che magari si sono conosciuti un mese fa. Io stesso, in giovane età, l’ho suonata mille volte, non in concerti ufficiali perché ahimè non ne facevo, ma in serate più informali, ululando alla luna tutto il Thom Yorke dentro di me, perché tutti abbiamo un Thom Yorke dentro di noi.

Posso dunque immaginare i motivi perché una canzone di trent’anni come Creep faccia breccia nel cuore dei nati nel duemila, che probabilmente la vivono come una canzone universale, senza tempo, come potevano esserlo per me trent’anni fa le canzoni di trent’anni prima (Beatles, Rolling Stones, Bob Dylan…).

1. 

È facile da suonare. Ha gli stessi quattro accordi dall’inizio alla fine, Sol/Si/Do/Do minore. Perfetta per chi inizia a suonare la chitarra elettrica, o vuole iniziare a suonare insieme a una band. Probabilmente molti maestri di chitarra insegnano Creep, forse anche prof di musica, e molti autodidatti si fanno i calli sull’indice sinistro con questi barré. Le “scariche” di chitarra di Jonny Greenwood (che faceva per sabotare la canzone, che odiava, perché gli sembrava troppo moscia) sono gli unici momenti in cui il chitarrista deve azzeccare il tempo giusto, ma quanta gioia liberare il distorsore ai livelli massimi, insieme a nuovi amici, per la prima volta su un palco, di sera, con la fine della scuola che già si intravede all’orizzonte.

2.

Si capiscono le parole. Cogli il senso anche se sai poco l’inglese. Lui è uno sfigato (I’m a creep, I’m a weirdo), lei è inarrivabile (you’re just like an angel, your skin makes me cry), quindi l’amore non si realizzerà mai. Anche se non sei sicuro di cosa voglia dire la parola “creep” (verme), sei certo che rappresenti una specie di nullità.

La svolta del pezzo è la parola “fucking” proprio sul più bello, nel momento di tensione delle scariche di Greenwood, prima dell’esplosione del ritornello. Dire “cazzo” funziona sempre, è una botta di vita. Eppure -assurdo pensarci- erano state pubblicate alcune versioni educate, con “very” al posto di “fucking” (bonus track USA dell’album Pablo Honey), e io stesso ho storto il naso quando sentii la versione acustica senza parolacce nell’ep My Iron Lung. Thom Yorke ha dichiarato in seguito che tutto il testo è spazzatura, ma checché ne dica il suo stesso autore, il “fucking special” di Creep è esso stesso un classico a sé. Esiste nella musica un fucking altrettanto spontaneo, carismatico, eccitante, capace di dominare un’intera canzone? I Radiohead sono diventati famosi grazie a Creep o grazie a fucking special?

3. 

È triste. È catartica. È presa male. Se hai diciotto/vent’anni è l’età giusta per immedesimarti nel senso di inadeguatezza che pulsa per tutta la canzone. Mi sono sentito perfettamente definito da questo pezzo, non c’è molto altro da dire quando stai crescendo, hai un peso di insicurezze che ti travolge, e nessuna confidenza in te stesso. Come me si è immedesimata tantissima gente, tanto da farla diventare un successo troppo grande per la band, che vedeva i concerti riempirsi di migliaia di persone che volevano solo sentire Creep, rischiando di trasformare i ragazzi di Oxford in una meteora, una band famosa per un pezzo e basta.

Non c’è da stupirsi se i Radiohead hanno iniziato a odiare la canzone e a provare in tutti i modi a distruggerla, evitando di suonarla dal vivo per diversi anni. Eppure nonostante il boicottaggio dei suoi stessi autori la canzone è sempre più viva, emoziona oggi come emozionava ieri, cavalca le generazioni senza affondare mai, rimane un classico più di trent’anni dopo la sua uscita (1992), e secondo il mio piccolo campione di riferimento è oggi la prima canzone che una band inizia a strimpellare in sala prove per conoscersi, per preparare il primo concerto, per sognare insieme avventure rock’n’roll.

Il 1 luglio ci sarà la finale di PagellaNonSoloRock 2023, e chissà se sentirò questa cover anche stavolta. Finita questa esperienza, sono pronto per tornare alle mie grandi inchieste destinate -eccetto questo caso- a sicuro fallimento. Per esempio: la canzone giovane più amata dai musicisti vecchi?

In foto la copia dell’album Pablo Honey su cui mi sono formato: una registrazione su cassetta da parte di una mia amica (vedi articolo La calligrafia delle ragazze sulle cassette).

MySpiace è su Instagram, ho cambiato foto profilo, devo ancora abituarmici.

Paolo Plinio Albera

Muovo i primi passi falsi nella musica scrivendo canzoni.
Trovo quindi la mia strada sbagliata nella scrittura e nella creatività.
In poco tempo faccio passi indietro da gigante, e oggi ho un blog: il MySpiace.

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16 commenti

  1. Solo che io sono vecchio ma Oasis Nirvana e tutto il grungiume mi sembravano vecchi già allora, un passo indietro, reazionari come scriveva già qualcuno. Il grunge una banalizzazione dei Pixies, gli Oasis che ne parliamo a fare, se conosci i Beatles che te ne fai dei fratelli Gallagher.

    1. Io amo gli Oasis incondizionatamente. Ho visto molti suonare Don’t look back in anger, ma in piccolissima percentuale rispetto a Creep. Non so, forse Creep è la nuova Where is my mind, o comunque è rivestita da un’aura del genere

      1. Where is my mind era la scoperta di un mondo nuovo.

  2. Eh, forse ci sarebbe da fare una ricerca proprio sulle canzoni rinnegate o non amate dagli autori, come Freak di Bersani (non voleva sembrare un autore svagato o qualcosa del genere) ma era divertente e prendeva in giro certi personaggi. Più grave ancora Shiny happy people dei REM per motivi simili, e che a me diverte, oltre al valore aggiunto di Kate Pierson.

    1. Questo è un bel tema, canzoni odiate dai loro autori, grande!

      1. Saranno migliaia.

  3. Io ho un’edizione di “Pablo Honey” con la doppia versione: quella “fucking” al suo posto” e quella “very” (chiamata “radio version” sull’adesivo del cd) come hidden track alla fine.
    Non capisco questa fascinazione per Creep, a meno di avere dai 15 ai 18 anni (ma già a 17 viene a noia). È un pezzo banalotto che invecchia sempre peggio e l’unica cosa che ormai riesco ad apprezzare sono le schitarrate boicottanti (si capisce che non è certo la mia canzone preferita dei Radiohead?).

    1. E ammetto di odiare anche Shiny Happy People (ricollegandomi al commento di Tony).

      1. Più che altro mi sembra che alcuni (è forse il caso di Stipe e Bersani) a una certa età non vogliano rischiare di passare per persone frivole.

        1. Non so Bersani, ma conoscendo i Rem e la loro carriera, non mi sembra adeguato il discorso sulla frivolezza e sulla necessità di essere presi seriamente. In questi casi fare retropensieri è abbastanza inutile: hanno detto chiaramente che quel pezzo non gli piace più. Semplice, lineare, onesti (ed effettivamente quel pezzo è davvero brutto!).

          1. A leggere in giro la questione è più complessa, visto che Stipe qualche volta l’avrebbe pure parzialnente difesa.
            Comunque sia nessuno mi toglie dalla testa il retropensiero che i Padri Fondatori (Chuck Berry, Buddy Holly e compagnia cantante) volessero innanzitutto divertire. C’è gente che addirittura retropensa che il jazz sia nato per far ballare: che cosa triste.

    2. Si capisce, si capisce. È un pezzo a cui sono affezionato, ho voluto parlarne perché per la prima volta l’ho visto sotto un’altra luce, cioè come canzone che “unisce” una band, e che ha tutte le caratteristiche per rinnovare quel miracolo sempre più prezioso di quattro ragazzi che suonano insieme. O comunque è ciò che risulta dal mio campione di analisi!

      1. Infatti questa cosa è molto interessante. Ricordo anche una cover portata a x-factor proprio nell’ultima edizione, quindi il tuo campione mi sembra rappresentativo.

  4. Una proposta di legge: niente royalties per le canzoni rinnegate.

    1. 😀 vedo le orde avvicinarsi…

    2. Quel che è giusto è giusto.

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