Il Po nelle canzoni è una schifezza

Il Po nelle canzoni

Come abbiamo studiato a scuola, il Po è il fiume più lungo d’Italia, ben 652 km, e attraversa più di 3000 comuni. La mia città (Torino) è attraversata dal Po, mi è sempre piaciuta l’idea di avere questo fiume bello e maledetto che scorre a due passi da casa mia. Mi sembra una presenza con una sua importanza, imponenza, e – perché no? – poesia. Ci posi lo sguardo, ci fai la corsetta, ci bevi la birretta, ci porti l’amica per baciarla, ci piangi se ti lascia. Pensavo è bello che dove finiscono le mie lacrime debba in qualche modo incominciare un fiume. (Ok questa potevo risparmiarla.)

Ma la musica che ne sa. Hai mai sentito una canzone che parli del Po? Che dica proprio la parola Po, invece che citare un fiume generico? Pensaci pure ma te lo dico già io: non l’hai mai sentita o comunque non te la ricordi. Raccogli pure la sfida e cerca su Google, ma troverai tanti po’ e nessun Po. Per non parlare del po-po-poppoppoppo-po, quello dei Mondiali ovviamente, espropriato ai White Stripes. Più facile trovare canzoni che parlino dei Murazzi e della movida, ma in questi casi si parla solo di liquidi alcolici e non di acqua fluviale.

Rare canzoni con dentro il Po esistono, ovviamente. Ma lo descrivono come una schifezza, una tristezza, una rottura di palle, una fogna, un luogo inutile e sfigato. È un fiume che ha i suoi mille problemi, certo, ma rimango comunque sorpreso da quanto sia bistrattato ogni volta che viene citato nelle canzoni. Cosa gli ha fatto di male, il Po, al Pop?

In questo elenco per punti, tutta la spietata descrizione del corso d’acqua più vituperato d’Italia, almeno nelle canzoni. Se ti viene in mente una menzione positiva fammi sapere.

L’inquinamento

Il fiume Po il fiume Po
è un fiume chimico ma senza l’H2O
senza l’acca due o…

Iniziamo da una descrizione generale. Ricky Gianco con Il fiume Po ne traccia una formidabile geografia dei veleni: ogni sorta di agenti chimici inquinanti vengono abbinati al fiume e ai suoi affluenti. Un tema svolto per filo e per segno come da sussidiario scolastico. Abbiamo il maestro che ci indica la mappa della pianura padana e dobbiamo studiare, per ogni fiume, il suo peculiare veleno.

Dopo la gioventù rock’n’roll, Ricky Gianco in questo pezzo del 1978 sembra abbracciare la canzone ambientalista, alla Eppure soffia di Pierangelo Bertoli. Ma se Bertoli suggeriva una flebile speranza (eppure il vento soffia ancora), l’ex urlatore del Clan non dà proprio via d’uscita alla catastrofe ambientale. Il Po è un fiume inquinato.

La nebbia

Una gita sul Po, popopopo
Una gita sul Po, oh yeah,
non è andare in America,
nè in Unione Sovietica,
costa poco però…

Gerardo Carmine Gargiulo con Una gita sul Po punta sull’immagine della nebbia, un po’ nel testo, e soprattutto nel video. La canzone è del 1982, ha un relativo successo, spiegato forse dal ritornello che si fa ricordare per il caratteristico Po-po-po-po e l’accento tutt’altro che padano. Boh, sembra quasi un Brunori che non è stato capito.

Retroscena: Gargiulo nel 2018 compare alle audizioni di X-Factor, presentando proprio questo pezzo, ma nessuno dei giudici riconosce lui e tantomeno la canzone, e viene defenestrato senza tanti complimenti. Gli hanno detto di No. No-no-no-no. Sarà perché non hanno capito il Brunori che c’è in lui. Sarà perché il passeggio in pianura padana non è cosa che ha l’X-Factor. E poi il Po è un fiume nebbioso.

La noia

Né mondiali né Murazzi
questa estate sono cazzi
Senza Gigi ne Giancarlo
io che faccio se non ballo?

Non ascoltare questa canzone perché ti si appiccicherà alla testa per dei mesi. The Brand titola questo tormentone con un’immagine facile allo schifo: Con le nutrie nel Po, quindi il Po come luogo fetido e malsano abitato da fauna pestilenziale.

In realtà la canzone è una zarra e divertente filastrocca sui locali notturni di Torino chiusi o azzoppati dalle ordinanze anti-movida della sindaca Appendino. Inoltre, il ritornello Po-po-po richiama l’allusione iniziale al Mondiale senza Italia, chapeau. Insomma, l’edonismo della movida è resistenza alla noia, alle chiusure, al bigottismo eccetera: meno male che c’è un po’ di vita di notte, perché il Po è un fiume palloso.

Lo sfruttamento e la speculazione edilizia

Mattoni su mattoni
sono condannati i terroni
a costruire per gli altri
appartamenti da cinquanta milioni

Lucio Dalla ne L’auto targata TO canta una famiglia di emigrati meridionali che inizia la sua vita al nord fatta di stenti e umiliazioni. Stavolta Torino in sé è tutt’altro che brutta: le montagne, il parco, il fiume illuminato. Ma in realtà è il paesaggio che si vede dalla periferia dove la famiglia abita e sconta una difficile esistenza.

La canzone è del 1973, primo pezzo del primo album con i testi di Roberto Roversi: Il giorno aveva cinque teste. Fare una sintesi dell’immagine del fiume accennata qui è difficile. (E pure il progressive è un genere che non ha la sintesi tra i suoi punti forti.) Ma disegna in poche parole un’epoca in cui, oltre allo sfruttamento delle persone, si aggiunge anche lo sfruttamento del territorio. E il Po è un fiume deturpato.

La droga

Lunedì qualcuno porta in paese il giornale, qualcuno ancora l’eroina,
c’è lei che quando ha avuto una bambina era anche lei una bambina.

Non abbiamo ancora parlato di droga? Non abbiamo ancora parlato di indie? Non abbiamo ancora parlato dell’altra parte del Po, quella che va in mare? 1) No. 2) No. 3) No.

Questa canzone di Le Luci della Centrale Elettrica, Blues del Delta del Po, in realtà non parla molto di droga (dice “eroina” una volta sola) ma come sappiamo l’eroina è un tema ricorrente nei racconti di Vasco Brondi sulla sua padania di riferimento, quella di Ferrara. Quindi è giusto aggiungere anche questa caratteristica. E come giustamente dice Enrico Atti che me l’ha segnalata, “comunque avvalora la tesi: tristezza, tristezza, solo e solamente tristezza”. Il Po è un fiume tossico.

E il baccaglio?

“Se dici di no
mi butto nel Po”
Che rogna che ho:
son bello!

C’è il Po in una canzone di Adriano Celentano, Fresco, dall’album La pubblica ottusità. Non è il Celentano ambientalista (anche se l’album contiene un po’ di quei temi) ma è il tipico Celentano maschio alfa alla conquista della donna alfa.

Dopo un’intro che sa vagamente di Susanna (ma mi sembra anche quello di Family Affair di Mary J. Blige! Che la mariagiovanna newyorkese abbia ascoltato…?) prosegue con espressioni come “io la stiro lunedì”, “spaparanzati così”, “son già rimba”, che all’epoca – 1987 – erano probabilmente già arcaiche. Una situazione molto ormonale, carica, piccantina: è l’unico testo di questa serie che abbia un tema amoroso. Però la canzone è ambientata al mare. Il fiume Po è citato solo per evocare l’alternativa negativa (“se dici di no mi butto nel Po”). Quindi niente, alla fine neanche stavolta l’immagine del fiume esce positivamente. Il mare è il posto bello. Il Po è un fiume triste.

Tema: il Po nelle canzoni (riassunto)

Il Po è inquinato, nebbioso, palloso, deturpato, ci droghiamo e ci buttiamo perché vogliamo morire. Questo ci dicono le canzoni. I giovani vogliono divertirsi ma il sindaco proibisce l’alcol e chiude i locali. Le famiglie fanno la gita della domenica, nel freddo e nella nebbia, e il giorno dopo devono tornare a lavorare in fabbrica. Gli immigrati vengono sfruttati per costruire le case per i ricchi, che rendono il paesaggio uno schifo. E le fabbriche ci scaricano gli scarti, i veleni, i residui tossici. E di tossici ci sono anche alcuni residui umani. Se vuoi stare bene ti butti nel mare. Se vuoi suicidarti ti butti nel Po.

Caro Pop, hai reso il Po davvero una schifezza. Non hai tutti i torti, ma mi sembra un accanimento eccessivo. Che parola si usa oggi? “Cattivista”.

Ma questo mi fa diventare il Po un po’ più simpatico, nonostante i mille problemi, alcuni stupidi, alcuni odiosi, alcuni enormi e irrisolvibili, come tutti noi.

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Nonostante tutto questo, esiste chi si tuffa nel Po nel gelo di Gennaio.

E questi?

21 commenti

    1. Sì, l’avevo presa in considerazione, però ho circoscritto solo a quelle che dicono esplicitamente la parola PO, lo chiamano col suo nome. Che poi mi sembra strano che una parola così agile, breve e tronca venga usata raramente. Sarebbe perfetta per concludere ritornelli rimando con “però”, “non so”, “non dirmi di no”.

    1. È una bella domanda. In effetti ne esistono poche. Però gli altri fiumi sono molto più piccoli e brevi del Po, quindi proporzionalmente… Comunque prendendo per esempio il Tevere, tra Baglioni, Venditti, Mannarino e quelle più popolari tipo Gabriella Ferri eccetera, non c’è quel tipico schifo che si attribuisce al Po, che davvero fa una figura infelice!

      1. Eh, il problema che al Po manca completamente l’allure e il fascino, a partire dal nome. Se mi dicono “Fiume Po2 io la prima cosa che penso è “Mascarpone, Macarena, Maasctricht, Fiume Po (Cit.)” e non so se è una bella cosa oppure no.

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