Giudicare Ryan Adams

Ryan Adams

Lo scandalo delle molestie sessuali. Belle le stelle, così luminose ma così lontane, che si spengono da un giorno all’altro. Un produttore cinematografico potentissimo che a dir la verità non avevo mai sentito nominare. Un regista di film che non ricordo nemmeno se ho visto o no. Un attore famoso, un’attrice maledetta, che vedo bidimensionali su uno schermo piccolo. L’organizzatore di un festival in cui non sono mai stato, l’editore di libri che non ho letto. Però arriva il giorno in cui lo scandalo colpisce qualcuno che in qualche modo c’entra con te, un artista cui vuoi bene, e allora come fai? Ci sono rimasto un po’ di sasso quando ho letto di Ryan Adams.

Ho voluto bene a Ryan Adams dal primo momento, quando era uscito il suo primo album, Heartbreaker. Nel tempo l’ho ascoltato un po’ a singhiozzo (difficile stare dietro a tutti gli album che ha fatto dal 2000 in poi, praticamente uno all’anno) ma sempre accogliendolo con calore. Fa parte del team dei tristi, ma ben lungi dall’essere un mollaccione. Fa parte anche del team dei tradizionalisti, con le corde di ferro, e che citano gli stati americani qua e là. Non lo nego, c’è anche un po’ di tenerezza per quel nome sfortunato che tutti confondono con l’altro, quello famoso, che si chiama uguale con una B davanti. Tenerezza anche per la sua canzone più famosa che non è sua, visto che è Wonderwall degli Oasis, una cover che forse da sola gli ha dato più notorietà delle sue altre duecento canzoni (c’è stato un periodo in cui tutti i reduci del britpop si erano improvvisamente innamorati di Ryan Adams, pazzesco). Per l’anno 2019 aveva pensato di fare uscire ben 3 album – è matto – ma appena sono fioccate le accuse di molestie, ha rimandato tutto a data da destinarsi.

Se me la dai, ti faccio diventare famosa, se rifiuti, te ne pentirai. Questo è il ricatto, che nel 2019 consideriamo riprovevole, ma non è detto che ancora lo riterremo tale tra dieci, vent’anni. Il medioevo è sempre dietro l’angolo. Nemmeno oggi siamo così evoluti, quando prendiamo posizioni assolute e devastanti leggendo i titoli e guardando le figure. Ma possiamo peggiorare, e diventare indifferenti a una serie di dinamiche. Oggi almeno resta una generale delusione, l’imbarazzo, e il momento del pentimento del colpevole, necessario seppur convenzionale, in cui il personaggio chiede scusa se ha sbagliato, non intendeva fare del male eccetera. Anche per Ryan Adams è giunto questo step.

E ora me lo immagino così, come sulla copertina di Easy Tiger del 2007 che ho fotografato qui sopra, le mani nei capelli, le sigarette della sconfitta, l’aria disperata di quando realizzi che è scoppiato un casino enorme, e più ci pensi più ti senti fottuto, e la bocca ti si storce in una smorfia che è la stessa sia quando piangi che quando ridi. (Anche se la cosa degna di nota di questa copertina, è evidente, è l’unico dettaglio colorato della foto: l’orologio che segna le 4:20, numero ufficiale della cannabis. Ma non divaghiamo.)

Più delle droghe, più degli outing, più degli incidenti subiti o procurati, lo scandalo delle molestie sessuali può compromettere una carriera. “Questo è uno stronzo”, facile giudicare per tutti voi che conoscete solo quello con la B davanti, e magari per un momento vi siete pure sbagliati e pensavate si trattasse di quello famoso. Io, invece, per uscire dall’impasse ho due strade. Dovrei puntargli il dito e voltargli le spalle, rinnegarlo e dire anch’io: Ryan Adams mi hai deluso, sei uno stronzo. Oppure dovrei “augurarmi che venga presto chiarito l’accaduto”, e fare una di quelle cose tristi e cerebrali tipo “scindere l’uomo e l’artista”, separare gli aspetti in due cassetti separati. È finita che ho rimesso su le sue canzoni, e sono due giorni che non ascolto altro. Purtroppo è bravo.

Segui MySpiace su Facebook.

Chi dice donna dice basso.

E questi?

7 commenti

  1. Bah, è quando gli scandali (per capirci uso la parola abusata, oops pure la parola ha subito abusi?) sono diventati troppi che la causa ha perso forza e i dubbi sono aumentati. Pure Woody Allen è uno che apprezzo tuttora, ma è comunque uno che ha sposato la figlia adottiva, dovrebbe sorprenderci ancora? E chi sono le vere vittime di Hollywood, non sono forse le anonime che non hanno ceduto ai ricatti e non hanno avuto ruoli e non sono diventate stelle di Hollywood, potenti al punto di poter denunciare tutto con decenni di ritardo? Un altro che apprezzavo è il belga Iljo Keisse, che ho definito l’ultimo seigiornista, ha fatto una foto con una cameriera argentina in cui le sfiorava il sedere col molto imbottito pantaloncino da corsa, ma perché la ragazza era curva in posizione quasi da twerking, le era caduto un bicchiere? Boh.

    1. Anch’io, dopo che la quantità dei casi ha superato una certa soglia, ho perso interesse. Ma l’interesse mi si è risvegliato quando è accaduto a un artista che apprezzo. In realtà mi si era risvegliato anche quando è successo il caso sollevato da Fiumani. Ma in quel caso lui era il “buono”, invece Ryan Adams è il “cattivo”, dunque mi ha risvegliato di più. Alla fine ascoltare Ryan Adams, come guardare Woody Allen nel tuo caso, non è da stronzi – questo è banale, ok, ma un piccolo scrupolo me l’ero fatto!

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.