Estate povera

estate povera

Eccomi in questo luogo ameno a meno di mezz’ora da Torino, dove le chiare, fresche et dolci acque alpine indugiano in una pozza prima di continuare a scendere per la Valsusa. Anche Agosto indugia in una pozza di giornate vaghe e indistinte prima di riprendere a precipitare velocemente verso Settembre. Solo la pozza dei desideri nei miei pensieri all’incontrario va.

Com’è come non è – espressione bruttissima e molto abusata nel parlato, ma che mi fregio ora di essere il primo ad aver il coraggio di mettere per iscritto – mi viene in mente una di quelle canzoni cui non posso non farci un pensierino ogni estate che Dio scaglia in terra. 

Prima c’è il fulmine
Poi c’è l’allarme
Se piove bevi
Estate povera

Estate povera dei Ministri è la canzone ufficiale di ogni agosto passato in città. La canzone di quando presidi i quartieri deserti e le serrande abbassate, eroe senza gloria né danari, nemmeno un grazie per questo. La canzone di quando sai a memoria i periodi di ferie dei bar del quartiere, gli orari ridotti del supermercato, la programmazione dei cinema all’aperto. La canzone di quando chiami persone che in tempi normali non sentiresti mai, perché nessuno vuole restare solo. Poi tutti tornano e magicamente il senso di fratellanza svanisce, perché quando le persone sono troppe non ti servono più. 

Solo una cosa ti sfugge: oggi è domenica o lunedì? Se non distingui il festivo dal feriale vuol dire che sei in ferie, anche se non in vacanza. Non vuoi certo essere da meno degli amici in villeggiatura, e allora aguzzi l’ingegno e diventi un fine stratega della gita di provincia. Basta sforzare un poco il cervello e li trovi, sì che li trovi, quei posti “alternativi” a kilometri (quasi) zero e a euro (quasi) zero dove provare tutti i topoi dell’essere in vacanza: fare il bagno, fare nulla, postare foto sui social per esibire un intelligente benessere – a un solo gradino sotto quelli che stanno veramente bene, e che per questo non postano nulla. 

Insieme a Estate povera, i Ministri avevano pubblicato sul loro blog un articolo su quattro estati povere nella zona di Milano. Mete alternative, dignitose e preferibilmente misconosciute, di solito in cui farsi un bagno, a poca distanza dalla metropoli. Ha forse anticipato un piccolo filone di articoli, pubblicati ciclicamente da siti generalisti, sui luoghi poco conosciuti incredibilmente vicini alla città dove possiamo sentirci in vacanza. È uno degli ultimi post del blog dei Ministri, che ho seguito assiduamente, ma è disabitato dal 2015 perché adesso se uno vuole scrivere qualcosa lo scrive sui social. (A parte quelli che stanno veramente bene, e che per questo non postano nulla.)

In quattro anni i tempi sono cambiati e nessuno scriverebbe di un’estate povera, perché oggi la tendenza è di mostrarsi brillanti e sempre al top. Abbiamo abolito la povertà, nelle canzoni. I ritornelli che ci piacciono sono quelli che descrivono chi vorremmo essere, e non chi siamo. I toni dimessi portano risultati dimessi. Invece noi vogliamo pieni poteri.

Quattro anni dopo le estati povere dei Ministri, più realista del re, ho un rigurgito di reazione pauperista, e mentre faccio il bagno nella Goja del Pis mi sento diverso, con il mio scarno e lunare universo estivo. Mi cullo tra sensazioni di profonda malinconia e splendido isolamento che, a parte me, a chiunque gioverebbe provare nei pochi giorni che precedono la sua partenza o che seguono il suo ritorno. Ma forse sono ignorate o sottovalutate. Forse sono uno di quelli che si sentono in vacanza non quando me ne vado, ma quando se ne vanno gli altri. 

Io senza di voi
Sono una strada di campagna
Senza una meta
Senza vergogna

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Estate povera è una canzone dell’album Cultura generale. Qui la mia classifica degli album dei Ministri. 

E questi?

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