Se David Bowie e Mick Jagger avessero avuto Zoom

“Usare Zoom” è una sineddoche* per dire: “usare un programma che ti fa fare videochiamate di gruppo o live streaming o cose del genere”. Immagino che anche tu ti sia trovato in questi mesi a usare Zoom o Meet o Streamyard o Skype o questo tipo di app con cui si possono fare tante cose meravigliose però poi vengono usate per riunioni di lavoro. Tanti anni fa, ai tempi d’oro della Microsoft, si sarebbe detto “usare Skype”. Tantissimi anni fa, quando Mick Jagger e David Bowie avevano la mia età, non si poteva dire nulla perché si usava il telefono fisso e basta, anche se una specie di internet esisteva già a livello primitivo.

E poiché la tecnologia era ancora primitiva, la musica prosperava e l’occidente era felice. Nel 1985 anche Jagger e Bowie prosperavano ed erano felici, e tra le varie cose: 

  • Avevano in programma di partecipare al Live Aid, che si teneva contemporaneamente allo stadio di Wembley a Londra e allo stadio John F. Kennedy Philadelphia (Bowie a Londra, Jagger a Philadelphia). 
  • Avevano registrato una canzone insieme, Dancing in the street, che era una cover scritta da quelli della Motown (Marvin Gaye, William Stevenson, Ivy Jo Hunter) e cantata nel 1964 da Martha and the Vandellas.
  • Avevano soprattutto un’ottima idea: “suoniamola contemporaneamente, tu da una parte e io dall’altra, vedrai che bomba!” 

Per diventare protagonisti assoluti del Live Aid era certamente un’ottima idea. L’occasione si prestava perfettamente: il famoso concertone organizzato da Bob Geldof per aiutare l’Africa aveva una produzione senza precedenti studiata per avere un’affluenza enorme ed essere guardata in televisione da due miliardi di persone in centinaia di Paesi diversi. 

L’intenzione di Jagger e Bowie era di suonare insieme in collegamento via satellite: ognuno sul proprio palco, con l’altro proiettato sul maxischermo. Per quei tempi, una trovata di sicuro impatto: il pubblico pagante poteva sentirsi “dove accade la storia” e allo stesso tempo avere un collegamento privilegiato con l’altro posto dall’altra parte del mondo “dove accade la storia”. Ma era anche una soluzione televisiva che avrebbe commosso le casalinghe di Voghera di tutto il mondo. 

Peccato però che nel 1985 la tecnologia non consentiva ancora una perfetta sincronia del collegamento, e il segnale via satellite sarebbe arrivato con qualche secondo di ritardo. Una performance asincrona non era fattibile, quindi niente, abbandonarono l’idea e fecero le loro esibizioni ognuno per conto proprio, accontentandosi che della canzone fosse trasmesso il videoclip. 

Ecco, quello che volevo dire è che se fosse già esistito Zoom non avrebbero avuto problemi: era esattamente ciò di cui avevano bisogno. Sarebbe stato il primo “live streaming” della storia. E magari Dancing in the street sarebbe diventata la canzone simbolo del Live Aid al posto delle canoniche Do they know it’s Christmas? e We are the world. Nessuno avrebbe più pensato all’Africa e alla beneficenza e alle buone maniere, ma soltanto a quanto cazzo sono fighi David Bowie e Mick Jagger.

Il singolo in ogni caso fu un successo un po’ dappertutto. Nel vinile in 12 pollici ci sono altri due mix della canzone. Uno di questi, la Dub version, inizia con un minuto di sole voci dei due cantanti, senza strumenti o quasi, in una maniera che ricorda vagamente quell’audio di Under Pressure con le sole voci di David Bowie e Freddie Mercury che aveva fatto il giro del web qualche tempo fa. (A proposito di Mercury, è proprio quel Live Aid a Wembley il punto di partenza di quella baracconata del film sulla sua vita, Bohemian Rhapsody, che ha vinto un sacco di premi. I Queen avevano suonato giusto prima di Bowie.)

E in quanto a Mick Jagger, non sarà riuscito a realizzare l’idea nel 1985 col Live Aid, ma c’è riuscito nel 2020 con One World Together at Home. Durante l’unico evento rimarchevole di quest’anno nella musica mondiale (facile, non ha concorrenti) la sua esibizione con i Rolling Stones è stata l’unica che tutti si ricordano di quella lunghissima maratona su YouTube. Con i Rolling Stones ha fatto praticamente quello che voleva fare con Bowie al Live Aid: suonare insieme collegati contemporaneamente da chissà dove. Insieme a Keith, Ron e Charlie, Mick ha cantato nient’altro che la morale di tutta questa storia: non puoi sempre avere quello che vuoi, ma se ci provi un po’ di volte, beh potresti scoprire che lo ottieni. 

* La sineddoche è una figura retorica che indica la parte per il tutto. Cosa credi, ho letto molti libri anche se sono su Instagram.

Nel mio piccolo, una volta ho usato Zoom per partecipare a una puntata di Mezz’ora d’aria.

E questi?

6 commenti

  1. Era un periodo che per me i gruppi dopo 2 album già puzzavano di cadavere, figuriamoci questa gente che aveva 20 anni di contributi. Ora che purtroppo l’aspettativa di vita è cresciuta anche tra i musicisti e diminuiscono quelle belle e opportune morti misteriose, ascolto gruppi che sono in giro anche da 40 anni, però allora in quel vecchiume pure Madonna era una boccata d’ossigeno, per dire cosa fu per me il Live Aid.

    1. Chiaramente scherzavo, quelle morti non sono state opportune, a parte gli ovvi motivi hanno creato mitologie spesso insopportabili che oggi neanche il primo dei Doors, l’unico buono, riesco a sentire più. E sarebbe stato interessante, soprattutto alla luce di tutte le idolatrie, vedere quei personaggi cosa avrebbero ancora potuto fare. Secondo me l’unico che avrebbe potuto dare ancora molto è jimi Hendrix, soprattutto se avesse cambiato musica, come avrebbe confidato a Joni Mitchell. Poi Sandy Denny, almeno come interprete, ma la sua morte non è stata misteriosa e forse non c’entra. Ma un altro disco del figlio di Tim Buckley no, un’altra sua cover degli Smiths proprio no.

      1. Anch’io sono basito da molte mitologie, e pur essendo un ammiratore di Jimi Hendrix mi spiace constatare che il suo mito ha causato stucchevoli tentativi di emulazione da parte di milioni di bluesmen riccardoni con le tablature. E poi la scena di Alex Britti che chiude l’ultimo primo maggio suonando Hey Joe in Piazza San Giovanni deserta mi ha veramente amareggiato. Per uno come Freddie Mercury invece ho molta simpatia, perché è più odiato che amato (chissà che avrà fatto mai di male) nonostante il biopic fosse così brutto da diventare un successo. La mitologia di Jim Morrison dal mio punto di vista è diventata un po’ da Smemoranda. Il guaio delle morti premature è che chi muore presto si merita la mitologia, come atto d’ufficio tipo medaglia al valore. Uno che si sbatte tutta la vita e continua a invecchiare invece no. Peccato

        1. Se fosse sopravvissuto Jim Morrison avrebbe dovuto imparare a suonare il basso di cui i Doors erano sprovvisti. E a proposito di basso, che dire di quel pistola di Sid Viciuos il cui contributo alla storia del punk è stato pari a zero virgola zero?

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