Un concerto di Nada e una bellissima tristezza

nada circolo della musica

Dopo averla vista ancora una volta dal vivo, ieri al Circolo della Musica, mi sento molto riconoscente verso Nada. Non so se siano le sue canzoni, oppure la sua particolare voce, oppure il suo modo di stare sul palco, e in fondo chi se ne importa quale di queste sia la ragione principale, ma il fatto è che ha un modo di parlare di tristezza che è nobile, vitale, sicuro, radioso, azzerderei competente, visto che “competenza” è una delle parole che negli ultimi tempi vanno più di moda. Invece per la parola “tristezza”, si sa, sono tempi duri. Esprimerla non va bene. Cantarla non è di moda. Ascoltarla ancora meno. In un mondo in cui nessuno sembra triste (però tutti rabbiosi, con la bava alla bocca) diventa un’esperienza quasi insolita ascoltare una come lei, che sa arrivare dritta al punto, senza tanti giri e acrobazie.

Prima di iniziare il concerto, Nada scambia due parole con Maurizio Blatto, e dice una serie di cose in cui mi ritrovo molto e che sono in definitiva quelle che muovono la mia empatia. Riassumendo, dice che scrivere per lei è un esercizio a collegarsi con il suo “vuoto pazzesco”, la sua “solitudine meravigliosa”, e da questo nascono le sue canzoni che considera “pensieri non pensati”. Lo dice bene, con energia, confidenza, sicuramente meglio di questa mia goffa sintesi di tre righe. Ma a parte la definizione “pensieri non pensati”, che ok è certamente brillante ma non è il punto, ciò che condivido con intensità è il senso della tristezza, che ha una dignità, è un’indagine virtuosa, è un momento necessario e vitale di crescita quotidiana di cui ognuno avrebbe da approfittare.

E poco dopo ci sono le canzoni, e la sua particolare voce, e il modo di stare sul palco, e in fondo chi se ne importa di quale prevalga tra questi, ma il fatto è che il concerto mi rafforza questa empatia. Non basta parlarne con parole suggestive: la tristezza bisogna anche “portarla bene”, saperla cantare con classe, carisma, senza banalizzarla (il passo è breve) in piagnistei e pose. Non è cosa da tutti, e lei ha un talento particolare, una libertà sorridente, che rende tre minuti di canzone un racconto naturale e profondamente vero. Le canzoni dall’ultimo album È un momento difficile, tesoro mi piacciono, ma potrei dire tutte queste cose per le altre volte che l’ho vista dal vivo nell’ultima decina di anni.


E poi c’è Senza un perché che non è soltanto una bella canzone. È la canzone della “seconda Nada” che in una strana maniera ha raggiunto una celebrità alla pari dei suoi successi di gioventù. Lo è diventata ben dodici anni dopo la sua uscita, nel momento (2016) in cui è comparsa nella serie The Young Pope di Paolo Sorrentino, in cui Jude Law è un Papa triste e scontroso, e in una scena la premier groenlandese riesce a far breccia nella sua corazza facendogli ascoltare questa canzone di incantevole tristezza. E penso che sia diventata questa, oggi, per tutti, LA canzone di Nada.

Altre cose sparse:

  • quelli della nuova band li ho già visti da qualche parte, ma non riesco a ricordare dove, è tutta la mattina che ci penso e se qualcuno lo sa mi risolva.
  • è bello tornare a vedere concerti al Circolo della Musica (o Maison Musique) di Rivoli, ne ho già parlato per Paolo Conte Chamber Music e per I Hate My Village.
  • è dura trovare un titolo a questo articolo che non sia respingente: la parola tristezza per me è attraente ma non lo è per la maggior parte delle persone.

P.S. Finalmente le foto di Luigi De Palma sul MySpiace: avrò un titolo con una parola poco catchy ma almeno ho le immagini di qualità.

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Nada in un certo senso compare anche nella teoria del Sanremo di Dio.

E questi?

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