Vodka, tutorial

C’era una vodka… la vodka, appunto.

Apprendo da mio fratello, che si sta interessando di cucina russa, che “vodka” significa “acquetta”, poiché è un vezzeggiativo di “voda”, acqua. Devo dire che a volte nella mia vita ho confuso. Ma una premessa filologica certo non guasta in una dissertazione che vuole essere più evocativa che edonistica, ed alternativa al banale alcolismo da movida.

Apprendo dal mio amico L. che è impossibile arrivare al rigetto per la vodka perchè è l’unico superalcolico ad avere un sapore ed un odore abbastanza “morbidi” da non suscitare le nausee eterne dopo le sbronze che possono capitare con rum, tequila e altri. Non so se il suo parere abbia fondamenti scientifici o sia semplicemente basato sulla sua esperienza, che è comunque di tutto rispetto.

Il mio amico J. mi ha invece insegnato la differenza tra la vodka russa e quella polacca: distillato di cereali la prima, di patate la seconda. In Polonia fanno un cocktail semplice e delizioso che chiamano Tatanka, vodka e succo di mela… infatti a Cracovia è stata l’unica vodk… volta in vita mia che ho bevuto succo di mela.

Il fratello di A. aveva una formidabile collezione di cartoline della vodka Absolut (non so se esistono ancora), esposte sopra il suo letto. Ne ero talmente affascinato che ai tempi in cui ero innamorato di A. avevo iniziato a collezionarle anch’io, erano davvero cool. Per questa ragione, avevo deciso che l’Absolut era la mia vodka preferita, non certo per il gusto, che comunque non so molto distinguere come non so distinguere una Coca Cola da una Pepsi. Vi posso però dire che ho una bottiglia (vuota) di Absolut in cui metto monetine varie che poi svuoto quando il mio conto in banca ha la gola secca.

Il mio amico P… vabè, che ve lo racconto a fare del mio amico P.

In un romanzo di Evgenij Evtusenko che ho letto in gioventù, l’autore spiegava come si distingueva la vodka economica da quella “per ricchi”, la differenza era semplicemente il tappo della bottiglia: nero per quella scadente, bianco per quella d’élite. In realtà ho ricordi confusi su questo libro e non ho modo di verificare la mia affermazione, ma tanto nessuno conosce Evtusenko quindi diamola per buona; ciò che mi colpiva era l’ennesima conferma dell’ancestrale identificazione del nero come “cattivo” e del bianco come “buono”.

Milovan Gilas, partigiano e politico iugoslavo, in un articolo in cui raccontava una cena con Stalin a cui aveva partecipato, ha descritto dettagliatamente una tipica “riunione di partito”, in cui semplicemente i dirigenti comunisti russi si ingozzavano con ogni genere di cibaria e bevevano abbondantemente. Stalin, pur mangiando in quantità spropositate, “beveva moderatamente, di solito mescolando vino rosso e vodka in piccoli bicchieri: non lo vidi mai nemmeno leggermente ubriaco, cosa che non potrei dire di Molotov e tanto meno di Beria, ch’era quasi un alcolizzato”. Vino e vodka!? Non ho mai avuto il cuore di provare questa bizzarra combinazione, cui guardo con un misto di timore e rispetto.

Bevete responsabilmente. I russi – dice sempre mio fratello – prima del pasto ingollano un bicchierino di vodka e lo lanciano dietro di sé, fanno i complimenti alla cuoca e iniziano il banchetto. Apprende queste cose in un negozio russo il cui gestore conosce anche il mio nemico N. la cui storia è davvero incredibile, ed è ambientata in un furgone su migliaia di km di autostrade, fatevela raccontare. Guidate responsabilmente, anche.

Per ora direi basta, mi sono sforzato anche troppo di scrivere responsabilmente (che poi predico bene, ma razzolo ancora meglio). Vi ho fatto venire sete? Acqua o acquetta?

E questi?

3 commenti

  1. Il tuo amico M invece una volta se l’è presa proprio storta per colpa di un’acquetta alla mela verde… che credo fosse di qualità ben inferiore a quella polacca!
    Il tuo amico P non ha bisogno di presentazioni, mentre la tua amica A mi incuriosisce… sarà la “A come Axilles”?

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