Tunnel of love

Mio padre aveva questa cassettina originale, ed essendo originale aveva un ingrediente magico: i testi. Ero bambino e capivo poco l’inglese ma l’inglese si impara veramente solo con i testi delle canzoni.

“Spare parts and broken hearts keep the world turning around”: ho questo ricordo di me che sul vocabolario inglese/italiano cerco cosa vuol dire “spare parts” (pezzi di ricambio). “Broken hearts” ovviamente già lo sapevo anche se ero bambino e capivo poco anche di amore, questo non si impara dai testi delle canzoni, magari è il contrario, sono i testi delle canzoni che imparano dall’amore. Quasi tutto il disco parlava di cuori spezzati, sentimenti in crisi, rapporti finiti e via dicendo, e lo stesso titolo “Tunnel of love”, più chiaro di così.

Ora l’ho comprato in cd. Ora che ho riscoperto Springsteen dopo anni di silenzio/assenso, ora che ho letto che è un disco sul divorzio dalla prima moglie, ora che capisco meglio di broken hearts, l’ho riascoltato, a basso volume come vent’anni fa. Me lo dovevo.

Chi se ne frega se è un disco “minore”. I dischi meno ispirati, i tipici terzi o quarti album o oltre, spesso li ho ascoltati molto di più di quelli più quotati, forse per dargli possibilità di far breccia, se non nella critica, almeno dentro di me. Chi se ne frega di quello che dicono i critici, che si trovano a giudicare un disco magari con due o tre ascolti. Non hanno il tempo di viverlo davvero, non possono conoscerlo più di me che l’ho consumato in interi pomeriggi passati a non fare i compiti. Chi se ne frega dei suoni irrimediabilmente anni 80, dei riverberi sproporzionati, delle tastiere ciccione. Chi se ne frega della copertina ben poco appassionante, un rocker maturo, incravattato ed americano appoggiato ad una macchinona che certo non usava più per racing in the streets.

Sono contento. “Walk like a man”, “Two faces”, “When you’re alone” e tante altre, una collezione dolceamara ed autunnale di racconti di storie finite, canzoni emozionanti oggi come allora, che anche se non capivo l’amore e l’inglese e tutto il resto, in qualche modo le avevo comprese lo stesso.

E questi?

3 commenti

  1. cmq non è uno springsteen minore, è solo un disco un po’ sfigato perchè arrivato subito dopo la sbornia pazzesca di born in the u.s.a., ma molti lo considerano l’ultimo suo grande album prima della crisi degli anni novanta… almeno credo….

  2. sembra fatto apposta, ma l’ho comprato da poco anch’io. Cioè, ce l’avevo già, ma non in vinile, e l’ho trovato a cinque euri (usato) in quel negozietto che c’è in via Po, sulla sinistra, andando verso la Gran Madre. Se ti piacciono quelle sonorità, ascolta il bootleg “Bloomington Night”, dovrebbe trovarsi in rete ed è un capolavoro di quel tour.

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