La recensione in anticipo di Loev dei TheGiornalisti

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Parlavo con un amico (psicologo) della mia fissa di fare le recensioni degli album itpop senza farmi condizionare dall’ascolto. Mi ha risposto “si chiama pregiudizio”. Beh sì, è vero. Sentenziare su un disco che non ho ancora sentito è da brutte persone. Ma in questa occasione voglio tagliare via tutti i miei pregiudizi sui TheGiornalisti, non voglio far pesare i miei gusti ed essere più oggettivo possibile. La “recensione in anticipo” è un’arte ignobile ma voglio trasformarla in scienza rigorosa e verificabile. L’unica stupidaggine che mi concederò sarà chiamare il loro album Loev.

E allora dopo essermi esercitato nella chiaroveggenza con Evergreen di Calcutta, voglio fare la stessa cosa con Loev dei TheGiornalisti, senza averlo ascoltato, senza sapere nulla di più di ciò che sanno tutti. 

Fenomeni di costume

Ciò che sanno tutti, in fondo, è poco rilevante in confronto a ciò che pensano. La vecchia scuola indie è concorde sull’opinione che i primi TheGiornalisti facessero ottime canzoni, invece adesso fanno patacche solo perché vogliono diventare ricchi. Questo ragionamento è sbagliato. Una volta non facevano canzoni migliori o peggiori di adesso. È solo che adesso li viviamo come fenomeni di costume, a differenza di un tempo. Il ragionamento da nonno indie prevede che “quando eravamo in venti al concerto…” allora sì che erano forti, invece adesso che sono famosi bisogna snobbarli. Ma anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti nell’ascesa di Tommaso Paradiso e soci. 

Entriamo nel vivo. Come simpaticamente dicono Le Coliche, l’indie attuale ha una vocazione geografica: le canzoni devono nominare i luoghi, le città, i quartieri, le vie, fino a coprire tutto l’atlante. In questo, i primi tre singoli usciti dell’album Loev dei TheGiornalisti sono perfetti. Abbiamo la Corea del Nord, Cali (Colombia), New York, Fiumicino e Fregene. La tracklist ci anticipa che compariranno anche Roma e Milano.

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Andiamo per ordine, a partire dai singoli già usciti: Questa nostra stupida canzone d’amore, Felicità puttana, New York

Questa nostra stupida canzone d’amore

Più che stupida, è noiosa. Eppure, quanta attesa per quel lancio con la sigla QNSCDA che ne rendeva misterioso il titolo, il significato e tutto il resto. Ora di misterioso c’è solo il motivo per il quale un team di leoni del pop come quello dei TheGiornalisti abbia anche solo valutato di registrare questa canzone. Può andare bene su Isoradio come intermezzo tra un aggiornamento sul traffico e l’altro. Ma per il resto è una delusione, in cuor suo lo sa anche il fan più sfegatato. 

La frase da segnare sulla Smemo:

Sei la Nazionale del 2006

Felicità puttana

La canzone estiva, finalmente. Riusciranno i TheGiornalisti a bissare il successo del tormentone Riccione? No. Se esistessero ancora i 45 giri, Felicità puttana potrebbe esserne al massimo il lato B. Caruccia, ok, ma Riccione era – a suo modo – irresistibile. Il video con Matilda De Angelis? Bene, ma i TheGiornalisti in versione Baywatch erano un’idea – a suo modo – insuperabile. 

Come spiegare? Felicità puttana è la sorella di Belen, è il fratello di Ligabue, è il succedaneo del caviale, è la Coca Cola Zero.

La frase da segnare sulla Smemo:

Ti mando un vocale di dieci minuti

New York

Dopo due canzoni normali e senza occasioni da gol, anche tu come me avrai perso l’aspettativa di risentire dai TheGiornalisti il guizzo pop che li ha resi preclari. Quasi spiaceva constatare lo stato di fiacchezza ispirativa. Ma proprio in quel momento (pochi giorni fa) esce New York, che è una sonora lezione impartita alle aspiranti star del nazionalpopolare. C’è tutto, la melodia, i luoghi geografici, il gioco di parole, l’America, le cose a cazzo (“Simone e Cristina che si vogliono bene”?). 

La frase da segnare sulla Smemo (questa mi piace un sacco, non so perché, mi dà un piacevole senso di vecchiaia):

La bottiglia dell’acqua a fianco e il telefono stretto

Ecco come sarà Loev dei TheGiornalisti

Alla luce di quanto detto, vado a elencare le mie previsioni su Loev dei TheGiornalisti, e potrai controllarne la veridicità il 21 settembre, quando l’album verrà pubblicato.

  • Sarà più debole rispetto a Completamente Sold Out, che rimarrà per sempre il loro simbolico spartiacque tra qualcosa e qualcos’altro, checchessia.
  • L’itpop morirà con questo album. 
  • I testi: alcuni riferimenti a Instagram (nota l’arcobaleno di colori nelle lettere della copertina, che fa anche un po’ condom). Metà delle canzoni avranno allusioni alla cocaina. Oltre a Narcos e Dr. House, almeno un’altra serie tv sarà citata.
  • Canzone da repeat: Controllo. Il concetto sarà del tipo “barcollo ma non mollo” e non si escludono eventuali rime baciate. Canzone da skippare: Love, quella che dà il titolo all’album. Ma non avevo detto che si chiama Loev? (Tra l’altro chiamandolo così mi sono giocato ogni speranza di visibilità su Google. Dunque sarai tra le venti persone a beneficiare di questa lettura, e questo è molto indie!)
  • Ma soprattutto, e questa è la previsione più importante, questo sarà l’ultimo capitolo di un percorso. Lasciamo passare tutta la trafila di sold out nei palazzetti (che tanto sold out non vuol dire più niente, visto che abbiamo imparato che vengono già decisi a tavolino) e aspettiamoci tra uno o due anni il loro comunicato sui social. Ci diranno che “abbiamo deciso di prenderci una pausa… ecc… ci fermeremo per un po’, ma non è un addio… ecc… ognuno ha i suoi progetti personali a cui vuole dedicarsi… ecc… più tempo con le nostre famiglie…” cose così. Oddio ma allora cosa accadrà dopo?

Cosa accadrà dopo

Questa previsione non riguarda strettamente l’album Loev, ma voglio comunque dartela, e gratis.

Tommaso Paradiso diventerà giudice di X-Factor. Il suo ingresso trionfale in televisione ormai è solo questione di mesi, questo è chiaro. 

Scriverà canzoni per alcuni cantanti normali, un paio di queste saranno presentate a Sanremo.

E soprattutto farà uscire il suo album solista. Vuoi sapere già il titolo, immagino. Hai presente quando il cantautore fa uscire il suo album più intimo, sofferto, autobiografico, e non se la sente di dargli un titolo, ma lo chiama semplicemente col suo cognome? Ecco, proprio quella roba lì. Era anni che se l’era studiata. L’album si chiamerà Paradiso


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Puoi ricontrollare la recensione in anticipo di Evergreen di Calcutta, per vedere se ci avevo azzeccato o no.

E questi?

5 commenti

  1. Bellissimo articolo! Mi spiace pensare che anche ‘questi’ siano destinati a naufragare nell’immenso mare del mainstream televisivo ma, credo, che tu abbia ragione… su tutto!

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