The Jesus and l’inizio dei trent’anni

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Andare a un concerto senza avere qualche riga da scrivere per Ocanera mi dà una sensazione strana. Da una parte posso prendere le cose più alla leggera senza per forza seguire con attenzione: ci pensa già l’ottimo Matteo Ferrari. Dall’altra sento un vuoto che devo colmare in qualche modo e allora è subito My Spiace.

Todays è il festival di fine agosto quando tutti sono appena tornati in città e c’è bisogno di rimandare la depressione post-estate. L’anno scorso aveva funzionato. Quest’anno l’impresa è sempre più difficile ma venderemo cara l’abbronzatura. La foto qui sopra è di Luigi De Palma per Rumore.

L’inizio dei trent’anni

Dopo anni di cantautori farlocchi, in Francesco Motta mi sembra di percepire finalmente la luce in fondo al tunnel. Da quanto ho sentito non penso di sbagliarmi. “La fine dei vent’anni” è un bel titolo per un disco, suggerisce ineluttabilmente l’inizio dei trenta che è il nocciolo di tutti i problemi. Il fogliettone che distribuiscono all’entrata mi ricorda che il disco è prodotto da Riccardo Sinigallia che è artista che adoro. Motta supera l’esame dei severissimi amici, ci speravo, anche perché è colpa mia se siamo arrivati così presto. Depressione post-estate rimandata.

The Jesus and Mary Chain

The Jesus and Mary Chain è uno di quei gruppi che si sono scelti un nome figo, maledettamente figo, così figo che ti piacciono già solo per il nome. È il tipico nome alla “tardo Traffic” (i torinesi capiranno), quel periodo di dolceamara decadenza economica in cui ci consolavano con ospiti anzianotti ma seminali, non senza una punta di pretesa pedagogica.

In più anche il nome del loro primo disco era incredibilmente figo, “Psychocandy”.

Persino la parola “shoegaze” è fighissima.

Non si può dire altrettanto del live visto che non si muovono, non parlano, distorsioni grezzone a coprire la voce, stesso quattro quarti ora quasi lento ora quasi veloce. Riassunto in quattro lettere: brit. Eppure sono un po’ un anello di congiunzione tra il punk e un sacco di robe che mi piacciono – Oasis, Stone Roses, Black Rebel Motorcycle Club ecc – dunque ho piacere di ascoltare anche loro. Ho spalle larghe per reggere musica così per ore. È una faccenda personale con alcuni ascolti che mi hanno cresciuto. E allora anche stavolta: depressione post-estate rimandata.

Una Corona al limon

Mi sarebbe piaciuto sentire i Soulwax, ma prima avrei dovuto sorbirmi un’ora e mezza di Cani, quindi non esageriamo. Ci beviamo una Corona col limone in un chioschetto dall’altra parte della città. È un posto frequentatissimo e sembra quasi di essere ancora al festival. Ci raccontiamo le vacanze dunque la depressione post-estate potrebbe essere in agguato, ma è ancora rimandata grazie a quattro risate sul solito…

Calcutta

Leggo qui e un po’ ovunque che per il suo concerto gratis ci sono stati problemi. Code lunghissime senza riuscire a entrare, e qualche fisiologico #polemicotto. Ovunque vada questo ragazzo succedono casini. Nel bene o nel male si parla sempre di lui. A malincuore lo ammetto: ha vinto.

E noi abbiamo perso, ma ci rimane la delizia di parlar male di Calcutta, e di una ragazzina che gli ha chiesto una foto e lui scazzato l’ha snobbata. Immaginate la povera figliola che il giorno prima aveva fatto ore di fila, non era riuscita a entrare, e quando magicamente si è trovata in presenza del suo idolo si è vista negare una semplice foto con lui.

La sfortunata è di fronte a un bivio: perseverare nel collezionare frustrazioni dal proprio idolo, oppure provare l’ebbrezza di un’esperienza eccitante: ascoltare musica migliore.

E questi?

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