Storia di una mela

apple records the beatles

Think different

Solo una cosa mancava alla mela per essere perfetta: un morso. Dopo essere stata per millenni archetipo ancestrale e immutabile, la mela veniva per la prima volta consumata. La Apple aveva finalmente il logo . Steve Jobs era pronto per conquistare il mondo. Ma perché proprio una mela? Cosa c’entra con i computer? (Quell’altro per esempio aveva chiamato il suo sistema operativo Windows – e da uno che si chiama Gates c’è da apprezzare lo spirito – ma il nesso era evidente: la schermata con le finestre.) La mela non c’entrava molto. Semplicemente, Steve Jobs è sempre stato un fan dei Beatles, e l’etichetta creata dai Beatles era la Apple, e il logo era una mela.

Apple Records

Apple Records è stata una delle idee di Paul McCartney nel periodo in cui è diventato il capo dei Beatles. Dopo il suicidio del loro manager Brian Epstein, Paul è diventato di fatto il reggente della band più famosa del mondo. E per ogni musicista, dal più famoso al più sconosciuto, arriva il giorno in cui dice: “fonderò la mia etichetta!” E così Paul McCartney ha deciso che doveva nascere l’etichetta discografica dei Beatles. Non una semplice etichetta, ma un progetto ambizioso, un collettivo artistico, un laboratorio di sperimentazione, un aggregatore di sinergie. Alla fine, un fallimento totale (anche il fallimento è molto arty). Della Apple Records resta celebre il logo – la famosa mela, intera o tagliata – che Paul aveva preso da un quadro di Magritte.

rené magritte il figlio dell'uomo

Una mela sospesa

“Il figlio dell’uomo” è un’opera di René Magritte del 1964. Raffigura un uomo con il volto nascosto da una mela. Che fastidio quella mela messa lì proprio sulla faccia. Disturbante, si direbbe oggi nei talent musicali. Eppure attrae il tuo sguardo e lo tiene in pugno per minuti e minuti. In spregio a qualunque legge fisica, quella mela resta sospesa nell’aria a ostacolare una figura altrimenti lineare e riconoscibile. Mi domando se non sia il fatto stesso che resta sospesa in aria ad essere ancora più scandaloso.

Una questione di una certa gravità

Sospendere in aria una mela è quasi una bestemmia. Da che mondo è mondo, la mela cade! Trecento anni prima del quadro di Magritte, c’era un inglese che schiacciava un pisolino sotto un albero. Era uno scienziato e si chiamava Isaac Newton. Improvvisamente gli è caduta una mela in testa, causandogli un certo dolore, ma grazie a questo si è posto le domande che lo hanno portato a formulare le leggi sull’attrazione gravitazionale. Se oggi possiamo andare sulla Luna è grazie a quella mela caduta in testa a Isaac Newton.

Storie da Medioevo

Ma a Isaac Newton la mela ha procurato solo un bernoccolo, nulla di grave. Con una mela in testa si corrono rischi molto maggiori. Pensa a quel santo ragazzo svizzero nato figlio di Guglielmo Tell. Gli hanno messo una mela sulla testa, proponendo a suo padre una scommessa: “Prendi un arco e una freccia, se centri la mela sei libero, se centri tuo figlio morirà lui e morirai pure tu, che ti sei rifiutato di inginocchiarti davanti al reggente degli Asburgo”. Guglielmo Tell, che era un po’ il Robin Hood delle Alpi svizzere, e il Roger Federer del tiro con l’arco, ha centrato la mela e poi ha tirato su un casino tale che un Asburgo al giorno si è dovuto levare di torno.

mela frutto del peccato

Il frutto del peccato

Possiamo andare a ritroso nella storia quanto vogliamo, possiamo temporeggiare in mille fermate intermedie ma è chiaro dove si va a parare. Tutto inizia dalla mela di Adamo ed Eva, il “frutto del peccato”, e tutta la sua simbologia, la tentazione, la nudità, il sesso, il senso di colpa… L’amore? La mela è il male, anagramma di cui l’italiano si balocca, ma ancor più il latino: “malum” vuol dire entrambe le cose. Che siano leggende o che siano eventi reali, una mela porta il seme di un problema. E allora il dolore, ma anche la conoscenza. L’ispirazione, ma anche il fallimento. Il rischio, ma anche l’affermazione. La fame, ma anche la fama.

Post Scriptum

“Perché hai chiamato tua figlia Apple?” mille volte Chris Martin si è sentito rivolgere questa domanda, e quanto detto era solo un veloce compendio di risposte intelligenti a una domanda banale. Prego, non c’è di che.

E questi?

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