Bionde

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Maria, Eugenie. L’una russa siberiana, l’altra canadese francofona. L’una ariete, l’altra nata sotto il segno dei pesci. L’una glaciale e rigorosa, l’altra matta e scostante.

Una sola cosa in comune: bionde.

(Anzi forse un’altra: un bulgaro.)

Maria Sharapova: il suo culo in copertina del libro fotografico “Tenniste” sulla mia libreria, le sue urla feroci ogni volta che aggredisce la palla, la sua infallibilità imprenditoriale a gestire businness, sponsor, fashion.

Eugenie Bouchard: testa calda, occhi furbi, foto in bikini su Sports Illustrated. Lolita cresciuta troppo in fretta nel tennis dei grandi. Ha tenuto il poster della sua dea MaSha in cameretta. Ha indossato i vestiti firmati da lei. Ha anche amato il suo ex fidanzato.

Un giorno hanno squalificato Maria Sharapova per doping. È stato un evento incredibile, almeno per quelli che seguono il tennis. A me è sembrato una specie di colpo di Stato. Ricordo una conferenza stampa allestita in fretta e furia, in cui la russa annunciava la notizia ma negava ogni responsabilità. Come ha potuto il KGB permettere che accadesse?

Ora la squalifica è finita e dopo un anno MaSha è di nuovo in campo. Tutti moralisti con il doping degli altri («non dovevano invitarla ai tornei… non dovevano darle la wild card…») ma nessuno vede l’ora di guardarla. È di nuovo lei, spietata come una volta, è la riscossa di Ivan Drago al femminile.

Intanto Eugenie Bouchard alterna poche prestazioni esaltanti a lunghi periodi deludenti. Non è una tipa che ama le mezze misure. Non è una ragazza che le manda a dire. Un giorno dice che MaSha è una disonesta, ha mentito, e le giocatrici così dovrebbero essere squalificate a vita. La russa risponde ostentando indifferenza e superiorità. Uff.

E poi finalmente il momento della verità. Torneo WTA di Madrid, secondo turno, Sharapova vs. Bouchard. Tre ore di schiaffi, bombe, guerra…

…Vince la canadese. «Ho vinto per tutte le giocatrici che la pensano come me, ma hanno paura di parlare». Tante sue colleghe davanti alla tv (è vero) sogghignano soddisfatte godendosi l’affondamento della corazzata russa.

Però io ho visto giocare Maria Sharapova, una volta, dal vivo. Una rabbiosa rimonta in finale sulla spagnola Carla Suarez Navarro, ringhiando e unghiando sulla terra rossa polverosa, sotto il sole cocente di Roma alle due del pomeriggio. L’ha stritolata. E un giorno stritolerà anche la Bouchard. E stritolerà tutte le giocatrici che la pensano come lei. E avesse l’occasione stritolerebbe anche il bulgaro di cui sopra.

La Bouchard è fatta di tutt’altra pasta, nasconde troppe insicurezze e tormenti d’adolescenza, e sta su un campo da tennis come in un Giardino delle Vergini Suicide. Invece MaSha è una Bond-girl, la più temibile: quella che non cederà davvero al fascino di 007, ma continuerà a lavorare segretamente per la Spectre.

La vera bionda, per me, è Eugenie.

E questi?

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