Se fosse Sanremo

sanremo 2012

Sul My Spiace oggi ho il superospite. Per commentare il Festival ho chiesto un contributo a Giovanni Appendino, ex chitarrista dei Malvida, musicista di estrazione indie ma anche brillante opinionista della canzone italiana. Godetevelo tutto

Telecronaca in leggera differita davanti alla TV che manda Sanremo 2012, con un po’ di curiosità e forse poche aspettative, comunque niente da perdere, anche perchè ormai sappiamo che Monti ha sfanculato le olimpiadi di Roma. Lascio le analisi sul gossip e sul costume a che ne ha maggiore competenza, io mi limito ad approcciarmi alla visione del festival con l’emozione di metà ’80 nei quali io dodicenne o giù di lì registravo le canzoni sulla cassettina, avvicinando il mangiacassette mono alla cassa del Minerva in bianco e nero.

Pesco dalla ciotola di vetro un abbinamento per ogni cantante al “se fosse” (tipico gioco ’80) e cerco di essere spiritoso ma anche semi-professionale, infarcendo i miei periodi di parentesi e doppi sensi tipici dei blogger anni 00.

1) Dolcenera: se fosse una storiella per bimbi? La rana con la bocca larga.

Ci vediamo a casa: cos’è una minaccia? Non sei mica Lisbeth Salander! Comunque c’ha quel non so che…. vocalmente, specialmente quando si incazza un po’ con quel raspino in gola, comunque se le canta e se le suona, in tutti i sensi. Il brano di esordio del festival farebbe anche abbastanza ben presagire, una buona soluzione pop “circolare” neanche troppo sanremese, quindi eliminabile dalla gara. Vedremo.

2) Samuele Bersani: se fosse un primo? Lasagne al ragù.

Il pallone va in giro incontrando tutti i personaggi e la loro vita, che Bersani ci fa conoscere con una filastrocca molto giocosa. Il P.D. deve riconoscere che se al suo segretario vengono di fatto condonati mesi ed anni di sommario immobilismo è solo perchè, sentendo nominare Bersani, l’inconscio visualizza Samuele. Che è un signor musicista, una di quelle persone che vorresti conoscere perchè il loro punto di vista probabilmente ti può aiutare a fare meglio la lavatrice e a capire un pezzetto di vita che prima avevi solo annusato di sfuggita. Problemi tecnici con le votazioni, di già?

3) Noemi: se fosse un frutto? Mandarina.

Sono solo parole parole parole eeeeeeeh quelle che Fabrizio Moro abbozza, come dire… forse la voce non basta, anche quella particolare e apprezzata della nostra X-Factorina. Per lei c’è sempre stata una certa simpathy (for the devil).

4) Francesco Renga: se fosse un monile? Ambra.

La tua bellezza prima bastava ed arrossiscono ancora le Rengazzine rockeggianti ai tuoi acuti nei Timo. Linea vocale ardita e leggermente fuori canone rispetto ai trascorsi classici, che rientra nei binari appena si sale di un’ottava. Arrangiamenti comunque. Comunque.

5) Chiara Civello: se fosse un pesce? Orata.

Al posto del mondo ha un ritmo interessante, abbastanza retrò e che strizza l’occhio alla Franscia. Forse non è proprio l’esplosione di originalità che aspettiamo, ma tutto sommato un pezzo godibilmente disimpegnatino. Arivedremo.

6) Irene Fornaciari, se fosse una cantante? In E.N.P.A.L.S. risulta iscritta.

Grande mistero non è come abbia fatto ‘sto gran donnone a solcare per la (boh) seconda? terza? volta il palco dell’Ariston a febbraio per poi essere ricongelata nei restanti mesi in un blues tutto suo. Complimenti a papino, hai svezzato da subito un prodotto-da-sanremo. Sinceramente? Inqualificabile.

*) Celentano: se fosse un vino? Barbaresco dannata.

Un blues che definire “sopra le righe” sarebbe troppo troppo politically correct, diciamo pure (con poche parole, qualche pausa, troppe bevute) che si tratta della quintessenza del molleggiato, che coverizza se stesso con molto impegno. Meno male che Rocco c’é.

Il rockabilly invece, chissà, mi fa subito un’altra simpatia (forse perchè ha interrotto un insopportabile pippone-pupone a triangolo con Ghinazzi e Morandi), irresitibile pronuncia di Adri da fantastici ’60, con codazzo di prisencolinensinainciusol. Che, diciamolo, piace sempre.

7) Emma: se fosse un colore? Dàaai, troppo facile, non la dico, farei una figura nocciola.

Questo non è l’inferno, ma davvero? Strano dopo Celentano m’era sembrato che… Che grinta, ragazzi! E che smorfie boccali, altro che Dolcenera. Che vestito, che Amicizia! Le va davvero riconosciuto il coraggio di cantare dopo Celentano. Ho detto troppe volte Celentano?

8) Marlene Kuntz: se fossero scarpe? Stivaletti in pelle lucida, a punta, mezza caviglia.

Canzone per un figlio? Eddài, Cristià… e i sospiri, e le parole accentàte, e la bellezza, e la poesia. Un po’ mi viene da pensare che l’età giochi strani scherzi e riesca a trasformare i complimenti per la festa del cazzo in un musical difficile da sgranocchiare. Ma chissà.

**) Il playback di Belen & Ely Canalis, con inserto finale di Morandi, è uno spettacolo che, davvero, Non Ci Meritavamo.

9) Eugenio Finardi: se fosse un film? Easy Rider.

E tu lo chiami Dio ma non lui, epperò …ci ha sempre quel non so che, sarà la voce, sarà la sua aria da perenne outsider, da lotta politica sempre contro l’ordine costituito (oh, non mi piace dire “establishment”). Certo che, però, la versione lirica del rockettaro dà da pensare. 6+ e non solo come voto politico.

10) Gigi D’Alessio & Loredana Bertè: se fossero un abbinamento alimentare utilizzato come titolo di album dai Marta Sui Tubi? Sushi e Coca.

Respirare a fondo e poi trattenerne un po’ per i cinque minuti. Non c’è molto da spiegare sul perchè Giggi ci sia. La Bertè invece merita (merita?) un’analisi più approfondita: esteticamente una metamorfosi che la porta verso Mickey Rourke di The Wrestler, vocalmente un rantolo annaffiato di acqua ragia con echi di quello che avrebbe voluto che ci ricordassimo di lei. Il brano è un classico chettelodicoaffà.

11) Nina Zilli: se fosse una torta? Affogato al cioccolato.

Per sempre non si può anche perché dipartita della cara Amy obbliga ad un repentino cambio di look per non cadere nell’ovvio più di quel che è stato negli esordi. Purtroppo sei caruccia ma non basta dimostrare di voler avere carattere cantando indisitintamente di amore – dolore – bollore. Il brano è sovrabbondante di virtuosismi che inseguono la sua voce e viceversa, troppo di tutto, eccessivo. Spesso è meglio togliere e ancora togliere per lasciare almeno un po’ di sè.

12) Pierdavide Carone: se fosse un film? Meri per sempre.

Nanì ha una tariffa conveniente, ma non si dovrebbe mai mischiare il lavoro con i sentimenti. Ironia a parte, una delicata storia Dalla-oriented scritta ed interpretata con leggera profondità, che bastano due urletti in controcanto di Lucio per renderla una piccola perla. Però – e lo dico da anni – sei inguardabile con quel tupé.

13) Arisa: se fosse un cappello? Bombetta.

La notte viene presentata con (in finale) una sguaiatissima risata di ex Mrs Clooney, ed è un registro diverso dalle precedenti proposte della Nostra, che ci aveva fatto affezionare al suo stile un po’ retrò ed ironicamente scanzonato. Il brano servitoci in salsa di canzone vera è ben confezionato ma infarcito troppe banalità e troppa poca Sincerità.

14) Matia Bazar: se fosse una… non ci sono più biglietti nella ciotola.

Sei tu? No, il gingle di arrivo è dei Pink Floyd da The Wall ed è un po’ troppo alto per i M.B, baluardi dello scongelamento per Sanremo. Non ho molto da dire sull’ultima esibizione della serata vip di apertura della 62a edizione del Festival, se non che il livello mi sembra davvero democristiano nelle scelte e pericolosamente poco tecnico a differenza delle intenzioni che, a suo dire, hanno ispirato Papaleo.

. . .

I problemi tecnici delle votazioni hanno obbligato a rimandare a domani tutti i 14 partecipanti, dei quali ne verranno eliminati 4, il che fa incazzare e protestare pesantemente i giurati in studio e ci regala l’unico momento degno di nota della serata. La parola al futuro, tra 1000 anni almeno.

Ma noi non ci sa(n)remo.

Giovanni Appendino

E questi?

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