Requiem for a Fnac

fnac espana

Questa non era più la città della Fiat, ma la città della Fnac. Solo qui c’erano ben due store, anche se per me quello delle Gru non esisteva, contava solo la sede di via Roma: la musica non è cosa da secondo piano di un centro commerciale, è naturalmente una questione sotterranea, “underground”, viscerale. E allora scendere quelle scale per ritrovarsi in un bunker di dischi libri dvd e altri feticci, dove il cellulare non prendeva, era la salvezza.

Lì passeggiavo spesso con il mio amico che canta in un gruppo che è quasi l’anagramma del suo nome. Sapevamo i prezzi a memoria fin da quando i bollini delle offerte erano verdi. Cercavamo emozioni, alimentavamo sogni, accumulavamo punti, compravamo dischi scontati, non nel senso di banali ma nel senso che avevamo gli sconti della tessera. Un giorno la svolta: il suo disco, quello dei Miriam, era in ascolto nel reparto musica italiana. Forse è stato il compimento di un periodo, finalmente scoprirsi anche dall’altra parte dello scaffale, guardarsi allo specchio, riconoscersi e sentirsi riconosciuto… “e adesso?”

Per caso l’altro giorno ho conosciuto il famoso commesso del reparto dischi, con cui non avevo mai parlato. Come tutti, anch’io avevo portato il mio cv alla Fnac ma nessuna chiamata. (Non solo il cv, anche il cd). Un paio di volte ci ho anche suonato, ma molto più nitidamente ricordo certi acquisti completamente casuali (tecnica “ammuzzo”) rivelatisi poi azzeccati. Capita che si incontrino musicisti emergenti conosciuti a qualche concerto o pericolosi cantautori, mi nascondo dietro gli scaffali o se non faccio in tempo comunque mi volto dall’altra parte.

O come quella volta che mi hanno buttato fuori!

Un brutto giorno la Fnac di via Roma ha chiuso, per molto tempo. Poi ha riaperto ma non era più la stessa cosa, pochi dischi, pochi stimoli, pochi soldi anche da parte mia. E’ stata una coda malinconica. E’ stato come il periodo che si riprende un pochetto a trombare con la ex, ma si sente già che le rispettive strade si sono separate. Una specie di terapia del dolore per una fine più o meno scontata, stavolta definitiva. Un’agonia dolceamara. L’ultima sigaretta del condannato a morte.

La musica non la compra più nessuno. Siamo rimasti in pochi strambi cocciuti stupidi sognatori a pagare per qualcosa che puoi procurarti gratis. E’ palese che la musica è di tutti, purtroppo.

L’ultimo disco comprato in Fnac è stato quello dei Coldplay, molto triste, come lo è tutto questo discorso. Gli scaffali e i lettori per ascoltare i cd erano vuoti. Gli scatoloni di cartone da traslochi erano pieni. Mi hanno detto che la Fnac si sposterà in via Lagrange, dentro Trony. Non ci sono paragoni! Con Fnac si chiude un’era, che non avrà un sarà.

“…e adesso?”

E questi?

Rispondi

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.