Paesologia

Sto divorando i libri di Franco Arminio, ho appena finito l’ultimo, “Terracarne”. Che scrittore è Arminio? Non saprei, ho trovato suoi libri sia nel reparto “poesia” che in quello “narrativa” e addirittura in quello “sociologia”. Probabilmente è un mix di tutti questi. Irpino di Bisaccia, ha ideato la “paesologia”, che non è una scienza ma è esperienza, fuori dal proprio quartiere o dalle quattro vie che incanalano la routine di ognuno, viaggiando nei paesi, ma senza intenti di tipo wikipedico né turistico, lasciando piuttosto calare il proprio corpo in quei piccoli luoghi né vicini né lontani che sono non il centro ma le periferie dei manuali, delle agenzie viaggi, delle catene di negozi, dei telegiornali.

I paesi hanno sempre esercitato su di me un non so che di fascinazione, anche se vivo in città. Nell’equilibrio dei piccoli microcosmi tutto è importantissimo e cruciale perchè è unico, un bar è IL bar, una chiesa è LA chiesa, un matto è IL matto, un funerale è IL funerale. L’anima di Giaglione (Valle di Susa), dove ho trascorso chissà quanto tempo della mia vita, non è dissimile da quella dei paesi dell’appennino meridionale che Arminio racconta. Inoltre ho sempre avuto una strana attrazione per la geografia, sembrerò pazzo ma passerei ore ad osservare cartine, ogni località o strada o confine è una sfumatura in un’immensa tavolozza dove svariati “colori” si incontrano e si mescolano in maniera approssimativamente logica eppure ogni volta sorprendente.

Arminio non è tenero con la sua terra, parla di paesi della “bandiera bianca” e dell'”autismo corale”, ma l’intima speranza è che dagli stessi parta una rivoluzione ed un “umanesimo delle montagne” che liberi la società dall’attuale “modernità incivile”. Questo è un riassunto molto forzato che faccio utilizzando sue parole, ma il discorso è ovviamente molto più ampio, e raccontato con una scrittura che mi appassiona. Se Arminio è paesologo, io sto diventando arminiologo: seguo avidamente le sue peregrinazioni, i suoi flussi di coscienza, i suoi aforismi, la sua paratassi e i suoi mal di testa.

Consiglio senz’altro di leggere il suo ultimo libro “Terracarne” (Mondadori) ma poiché in libreria non è facilissimo da trovare guardate anche se ce n’è qualcun altro, come “Cartoline dai morti”, “Nevica e ho le prove”, o “Vento forte tra Lacedonia e Candela”, che sono gli altri che ho letto io. Per scovare le chicche bisogna fare i paesologi anche in libreria…

E questi?

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